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Quando la domanda processuale si considera abbandonata?

6 gennaio 2015


Quando la domanda processuale si considera abbandonata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 gennaio 2015



Non è sufficiente la non riproposizione in sede di precisazione delle conclusioni.

Errare è umano. Perseverare è diabolico. Così, chi inizia una causa chiedendo qualcosa che non gli è dovuto, può sempre fare dietrofront e rinunciare alle propria richiesta. E ciò perché, in caso di rigetto della domanda giudiziale, ne potrebbe subire le conseguenze in sede di condanna alle spese processuali. Insomma, specie dopo le ultime riforme del processo civile (leggi: “Quando si pagano le spese processuali con la riforma”) è assai rischioso chiedere troppo o chiedere il non dovuto.

C’è sempre, dunque, la possibilità, per ciascuna delle parti in causa di rinunciare all’interezza o a parte della propria domanda giudiziale. Il che, di norma, avviene spesso dopo l’istruttoria, quando, all’esito delle prove acquisite al processo, ci si accorge di aver “spinto” oltre il dovuto o di non essere riusciti a dimostrare la propria pretesa.

Ma per potersi ritenere definitivamente abbandonata la domanda giudiziale potrebbe non essere sufficiente – sottolinea una recente sentenza della Cassazione [1] – che essa non venga riproposta nella precisazione delle conclusioni (per i non addetti ai lavori, si tratta dell’ultima udienza in cui ciascuna parte riassume le proprie richieste al giudice, in attesa della decisione). L’aver omesso la domanda nelle proprie precisazioni delle conclusioni costituisce solo una semplice “presunzione” di abbandono. Ma potrebbe esserci bisogno di un comportamento più inequivoco per la conferma di tale volontà, onde scongiurare il rischio di una diversa interpretazione del giudice.

Secondo la Suprema Corte, dunque, è inoltre necessario accertare se, dalla valutazione complessiva della condotta processuale tenuta dalla parte o dalla stretta connessione della domanda non riproposta con quelle esplicitamente reiterate, emerge una volontà inequivoca di insistere sulla domanda non riformulata.

Come a dire: il giudice deve valutare il comportamento generale dell’avvocato tenuto durante il processo e verificare se l’omissione della richiesta nella precisazione delle conclusioni sia frutto di una semplice dimenticanza o non, invece, di una esplicita volontà.

note

[1] Cass. sent. n. 25725 del 5.12.2014.

Autore immagine: 123rf com

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