Diritto e Fisco | Editoriale

Multe: ricorso al Prefetto con la PEC


Multe: ricorso al Prefetto con la PEC

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 gennaio 2015



Le Prefetture devono garantire al cittadino la possibilità di inoltrare il ricorso attraverso la posta elettronica certificata.

Le Prefetture devono garantire che i ricorsi contro le multe stradali possano essere inoltrati anche via Pec (posta elettronica certificata) e quelle che ancora non lo fanno devono adeguarsi. Lo ha precisato il Ministero degli Interni con una recente nota [1].

Il problema è sorto per via delle incertezze generate da numerose amministrazioni che, nei rispettivi siti, non avevano indicato, tra le varie modalità di presentazione del ricorso (a mano, con raccomandata a.r.) anche lo strumento dell’email certificata. Così, di fronte alle rimostranze dei cittadini, il dipartimento Affari Interni è intervenuto con la nota in commento: un chiarimento che servirà, non solo a ridurre i costi del ricorso, ma anche e soprattutto a rendere più veloce e tempestivo l’inoltro dell’atto introduttivo e dell’eventuale risposta della Prefettura (che potrà avvenire, su richiesta del cittadino medesimo, sulla stessa PEC).

Il Ministero, in realtà, non dice nulla di nuovo. È già dal 2005 che la legge [2] ha introdotto la possibilità di usare Pec per tutte le comunicazioni che necessitano di una ricevuta di invio e di una di consegna.

La nota spiega anche le modalità con cui inviare la Pec:

1. o va sottoscritta “con firma digitale autenticata della persona legittimata;

2. oppure è possibile inviare una PEC che abbia in allegato un documento .pdf in cui sia contenuto il testo del ricorso, con la firma dell’interessato.

In verità, ci sembra che il Ministero abbia preso uno scivolone in entrambi i casi.

Infatti, quanto alla prima modalità, nessuna legge richiede che il ricorso cartaceo presenti una autenticazione della firma. Già la PEC è di per sé stessa attestazione fidefacente della provenienza del messaggio. Dunque, la firma digitale è assolutamente ultronea e non necessaria.

Quanto, invece, alla seconda possibilità – quella di inviare il ricorso con un .pdf allegato – essa non considera il fatto che la PEC garantisce la certezza sulla provenienza e ricezione del messaggio relativamente solo al testo contenuto nello stesso, ma non per gli eventuali allegati. Insomma, l’unica prova che garantisce la posta certificata è sul testo dell’email. Ecco perché è sempre bene fare un “copia-incolla” del ricorso all’interno del corpo della mail (a quel punto, sarà anche possibile inoltrare il file in .pdf, ma solo per maggiore comodità dell’ufficio). Diversamente facendo, infatti, si rischierebbe il rigetto del ricorso contenuto nel file allegato alla PEC per mancanza di certezza dello stesso.

Speriamo che il Ministero, dopo le vacanze natalizie, ripassi queste regole tecniche e precisi meglio gli obblighi del cittadino e delle Prefetture.

note

[1] Min. Interno nota del dipartimento Affari interni e territoriali, n. 17666 dell’11.11.2014.

[2] Dlgs 82/2005, art. 48.

Autore immagine: 123rf com

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