Diritto e Fisco | Editoriale

I nuovi siti internet per controllare come gli enti pubblici spendono i tuoi soldi

6 Gennaio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Gennaio 2015



Spesa pubblica e trasparenza; da oggi l’amministrazione pubblica acquista maggiore trasparenza con soldipubblici.gov.it e opencivitas.it: i siti web che pubblicano spese, statistiche e prestazioni di tutti gli enti pubblici.

Dalle spese di rappresentanza del Comune di Milano, al costo della mensa scolastica del Comune di San Vito al Tagliamento (Pordenone), passando per le spese del personale dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria. Sembra che non sfugga proprio nulla al nuovo arrivato in tema di trasparenza pubblica: ci riferiamo all’indirizzo web www.soldipubblici.gov.it, introdotto dal Governo una manciata di giorni fa e finalizzato a dotare i cittadini di un ulteriore mezzo di controllo sull’operato delle istituzioni pubbliche.

Il sito è utile per consultare e confrontare le spese di Regioni, Province e Comuni italiani, ma è ancora in uno stato embrionale. Infatti, nonostante la facilità di utilizzo, non è ancora possibile accedere ai dati sui costi di Università, Comunità montane e delle varie strutture sanitarie. In definitiva, il sistema presenta un valido sostegno per incrementare il controllo dal basso, per stimolare la partecipazione dei singoli e favorire la nascita di una politica attiva e cosciente. Di sicuro esso presenta i seguenti vantaggi:

affidabilità: sfrutta la piattaforma SIOPE [1], utilizzata da ogni tesoriere pubblico per inserire gli estremi dei pagamenti effettuati dall’amministrazione di competenza;

– maggiore trasparenza generale: una volta completato l’aggiornamento del sistema con tutti i dati degli enti pubblici italiani, favorirà una migliore comprensione dell’andamento generale della macchina pubblica.

Dall’altro lato, i difetti sono abbastanza evidenti:

– carenza di strumenti di analisi e valutazione: la facilità di utilizzo compromette l’ottimale impiego dei dati pubblicati. Infatti, l’assenza di strumenti di comparabilità, calcolo, analisi e valutazione rende lo strumento inidoneo (quanto meno per ora) a fornire una limpida lettura delle informazioni rilevanti.

A sopperire alle debolezze del sistema “soldi pubblici” ci pensa “Opencivitas”, un’altra banca dati finanziata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che, sebbene meno conosciuta e sponsorizzata, permette studi approfonditi sulla salute dei nostri Comuni o Province. Il sito è raggiungibile all’indirizzo www.opencivitas.it. È sufficiente una rapida lettura alla sezione “Cosa puoi fare” (posta in home page a destra dello schermo) per apprezzare le potenzialità del mezzo. Promette di riepilogare le informazioni di ogni singolo ente, nonché di riportare e monitorare le spese affrontate dal Comune o dalla Provincia. La piattaforma consente inoltre di comparare i costi sostenuti rispetto a quelli previsti. Il confronto può essere effettuato sia tra più servizi della stessa amministrazione che tra amministrazioni limitrofe o simili.

Anche in questo caso vi sono delle pecche, come la grafica meno curata, e il restringimento del campo di valutazione alle sole amministrazioni provinciali e comunali. In compenso la quantità degli strumenti in dotazione e la semplicità d’utilizzo consentono, anche ai non addetti ai lavori, di valutare agevolmente l’efficienza dell’Amministrazione in cui si risiede. Pertanto, vale la pena introdurvi per sommi capi il funzionamento degli indicatori principali.

Premesse generali

Tutto ruota intorno a due concetti fondamentali, ossia “spesa storica” e “fabbisogni standard”. La spesa storica identifica l’ammontare totale della spesa sostenuta dall’amministrazione in un determinato anno. Invece i fabbisogni standard misurano statisticamente le risorse finanziare necessarie per la gestione di un determinato ente, considerate le sue caratteristiche territoriali, demografiche e sociali.

OpenCivitas si preoccupa di mettere i correlazione i due indicatori, al fine di favorire il confronto tra quanto l’Ente ha speso (spesa storica) e quanto in media doveva spendere (fabbisogno standard).

Prima di passare oltre, è opportuno specificare che il fabbisogno standard rimane pur sempre un dato generale e statistico e non è idoneo a misurare l’efficienza nell’impiego della spesa pubblica. In particolare, serve a individuare solo il livello equilibrato di spesa. Ne consegue che se un ente registra una spesa storica esorbitante rispetto al suo fabbisogno, non è detto che ha conseguito degli sprechi. Si pensi all’ipotesi in cui la maggior somma è giustificata dall’erogazione di servizi di qualità superiore rispetto agli standard nazionali.

Chiariti alcuni aspetti di dettaglio passiamo al piano pratico. Una volta entrati nel sistema, tanto la sezione dei Comuni che quella delle Province presenta una prima schermata riepilogativa, nella quale si riportano i primi dati sulle differenze tra spesa storica e fabbisogni standard dei vari enti suddivisi per Regioni. A sinistra dello schermo troviamo il pannello per approfondire i punti di interesse. Per comodità la figura riporta la schermata concernente le Province Italiane (clicca sull’immagine 1 per una migliore risoluzione).

spese pubbliche sul web- Immagine 1

Sfruttando il pannello laterale, è possibile selezionare l’ente è scoprire le differenze tra spesa storica e fabbisogni standard dei servizi principali erogati da un determinato ente. A titolo esemplificativo riportiamo i dati consegnati dal sistema sull’amministrazione provinciale di Roma (clicca sull’immagine 2 per una migliore risoluzione).

spese pubbliche sul web- immagine 2

A fini esaustivi vi invitiamo a consultare la sezione “Confronto” raggiungibile da qualsiasi schermata cliccando in alto sulla barra orizzontale. La sezione permette di confrontare i parametri e gli indicatori di due o più enti locali per valutare la loro efficienza ed affidabilità rispetto alle altre. Per mero esempio vi riportiamo un confronto tra l’amministrazione Comunale di Roma e quella di Milano, Genova e Torino (clicca sull’immagine 3 per una migliore risoluzione).

spese pubbliche sul web- Immagine 3

Ovviamente il sito offre molto altro, ciò che vi abbiamo mostrato non è che una piccola anticipazione, perntato non ci resta che augurarvi una buona esplorazione.


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