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Quando si può stare in giudizio con la sola laurea in giurisprudenza

6 Gennaio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Gennaio 2015



Processo amministrativo: il laureato in giurisprudenza può chiedere tutela senza avvocato in materia elettorale, di accesso agli atti e nei giudizi sui diritti di circolazione e soggiorno dei cittadini dell’Unione Europea.

In via generale, la legge non consente al cittadino di farsi giustizia da sé [1], ma obbliga la parte interessata a rivolgersi ad un giudice che, estraneo alla vicenda e in posizione di perfetta imparzialità, decide torti e ragioni secondo le prescrizioni dettate dalla legge e dai principi costituzionali. Qualsiasi istanza di tutela deve essere presentata in tribunale per il tramite di un difensore abilitato all’esercizio della professione forense ed iscritto nell’apposito albo professionale: in altre parole, un avvocato. Tuttavia, la regola subisce delle eccezioni: talvolta dettate dall’esiguità del valore della domanda (qui una sintesi esaustiva: “Fare una casa senza avvocato: quando e come”), talaltra dalle materie su cui verte la controversia.

In quest’ultimo caso rientra la facoltà riconosciuta ai laureati in giurisprudenza di proporre ricorsi innanzi al giudice amministrativo per:

– contestare il rigetto delle istanze di accesso a documenti in possesso dell’amministrazione;

– questioni legate a materia elettorale;

– i giudizi relativi al diritto dei cittadini dell’Unione Europea ed ai loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Al di fuori delle ipotesi appena prospettate, non è possibile accedere al tribunale amministrativo regionale (TAR) con il solo diploma di laurea magistrale in legge [2] poiché, sebbene il titolare è considerato un esperto del diritto, si presume sprovvisto delle nozioni tecniche ed esperienza necessaria per sostenere gli interessi e i diritti dei potenziali ricorrenti.

Quanto detto è stato ribadito di recente anche in una sentenza del Consiglio di Stato [3]. In particolare, il giudice amministrativo ha ribadito che, sebbene la Costituzione riconosca il diritto dei cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi, ciò non significa che possano farlo personalmente. O meglio, tale principio non riconosce un diritto assoluto di difendersi in giudizio da sé, ma solo di pretendere dallo Stato garanzie sulla possibilità di esperire una difesa giusta e inviolabile delle proprie posizioni. Pertanto, il legislatore è libero di definire le modalità attraverso le quali è consentito l’accesso alla giustizia.

Nel caso in esame il giudice ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché un dottore in giurisprudenza lo aveva proposto, senza avvocato, in materie estranee a quelle per le quali è concessa la difesa con il possesso della sola laurea in giurisprudenza. In particolare, il giovane chiedeva la condanna di un’Università e del Ministero dell’Istruzione al risarcimento danni nonché l’annullamento del diniego a lui opposto sia avverso l’ammissione a delle prove concorsuali per l’accesso in una Scuola di specializzazione, che per immatricolazione al corso di laurea in scienze filosofiche.

note

[1] La violazione del principio configura un illecito penale sanzionabile ai sensi degli artt. 392-393 cod. pen.

[2] Art. 22, Cod. pro. Amm.

[3] Cons. Stato, sent. n. 5028 del 9.10.2014.

Autore immagine: 123rf com


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