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Scambio casa e vacanze a costo zero: chiedici come

7 Marzo 2016
Scambio casa e vacanze a costo zero: chiedici come

Lo scambio casa su internet rivoluzione il mondo dell’affitto case-vacanza, azzerando i costi e migliorando la percezione del Paese che si visita, ma il fisco?

L’Italia è una delle mete più ambite per il cosiddetto “Home Swapping” ovvero lo scambio di casa. Secondo Eurispes, nel 2014 il sistema è stato utilizzato dal 4,6% della popolazione, per il 73% nella fascia di età tra i 35 e i 55 anni, e per il 40% circa imprenditori. Precedono l’Italia come luogo di arrivo degli home swappers solo la Francia e gli Stati Uniti. Se ciò da una parte appare abbastanza naturale, considerato il costo della vita dei nostri Paesi e il valore aggiunto principale che rappresenta lo scambio casa per il viaggiatore, ovvero la vacanza a costo zero, per altro verso è vero anche che non sembrano essere solo le ragioni economiche a generare il fenomeno.

Si preferisce lo scambio al tradizionale hotel, difatti, perché ciò consente di viaggiare con maggiore libertà, perché permette viaggi più frequenti e – aspetto di non poco conto – perché permette di avere una visione più intima del paese che si visita, una visione più distaccata dalla dimensione turistica e più vicina al quotidiano. La casa scambiata, insomma, farebbe parte del viaggio.

Come scambiare la propria casa per le vacanze?

Il primo passaggio è certamente iscriversi in una delle piattaforme specializzate che permettono questa pratica, che – ovviamente – sono tipizzate customer-sensitive. Si può scegliere di villeggiare in dimore storiche, in case con piscina, in case “gay friendly”, basta scegliere il portale più adatto alle proprie esigenze.
La formula ha ormai un discreto successo anche perché a differenza di quanto accade con i portali di affitto delle proprie abitazioni – per i quali da ultimo pare sia in fase di studio una disciplina fiscale specifica – l’home swapping prevede il solo costo di iscrizione al sito di scambio (generalmente tra i 100 e i 200 euro l’anno). Il portale guadagna, appunto, solo dalla quota di adesione e non dallo scambio in sè. La trattativa tra i proprietari è difatti privata, ciò implica che non necessariamente lo scambio deve essere oneroso, né tantomeno esso deve avvenire in contemporanea e, soprattutto, che è permesso porre specifiche condizioni (come ad esempio la presenza di bimbi piccoli, animali domestici o il divieto di fumo).
Tutto quel che c’è da fare è creare una scheda di presentazione che sia quanto più possibile dettagliata, completa di scatti accattivanti e possibili spunti per i potenziali turisti in entrata. Poi basterà attendere e le prime richieste non tarderanno ad arrivare.

L’Home Sharing fa reddito?

Il tema della share economy e degli introiti che essa genera è da tempo oggetto di controllo e sarà prevedibilmente presto oggetto di tassazione specifica. In questo senso Uber – che avendo toccato una forte categoria professionale è stato da subito sottoposto a lente di ingrandimento nel nostro Paese – ha aperto la strada a quella che ad oggi si presenta come una potenziale rivoluzione. È dello scorso anno la richiesta specifica di 45 aziende di share economy al Presidente dell’UE per fare in modo che gli stati membri non continuassero, con le loro leggi nazionali, a reprimere l’imprenditoria “condivisa” proposta da aziende come AirBnB o Uber, appunto.

Le aspettative di tali colossi, però, nello stato regionale italiano sono state delusa e non tanto dalle leggi nazionali – ancora troppo presto perché il processo di “analisi” possa dichiararsi concluso – ma dalle leggi locali. E’ di qualche giorno fa, ad esempio, la decisione della Regione Lombardia di imporre a chi opta per la locazione della propria casa su AirBnB il check in obbligatorio e la tassa di soggiorno, imponendo inoltre che l’affitto sia solo saltuario e non continuo nel corso dell’anno.

C’è da registrare la disponibilità in questo senso del settore. Le forti crescita dell’home sharing nel nostro Paese hanno fatto sì che i colossi del mercato sedessero allo stesso tavolo con i funzionari regionali per determinare, ad esempio, in che modo i siti stessi potessero riscuotere direttamente la tassa.

Sembrano esserci, insomma, i primi segnali di un processo che è ai cancelli di partenza e per il quale la regolamentazione appare più che mai urgente.


1 | Registrarsi al portale e pagare la quota di iscrizione.

2 | Corredare la scheda sintetica con foto accattivanti.

3 | Attendere i primi contatti e gestire lo scambio tra privati.


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