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Editoriali Pubblicare foto di bambini su Facebook: 3 ragioni per non farlo

Editoriali Pubblicato il 7 gennaio 2015

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> Editoriali Pubblicato il 7 gennaio 2015

Necessità del consenso, pedopornografia e rischio disturbi della personalità: i gravi rischi a cui si espone chi pubblica immagini di minori su internet.

Il protagonismo delle persone spesso si trasforma in protagonismo di genitori. Così, non appena la casa si irradia della luce di un bellissimo marmocchietto o di una dolcissima principessa, ecco subito le foto apparire su Facebook. E da allora è una vera e propria galleria fotografica: qualsiasi gesto, smorfia, cappottino, dentino, candelina finisce subito sui social network. Numerosi esperti, sia di internet che di infanzia, ma anche i giuristi, sconsigliano vivamente questa pratica. Ecco come possono essere sintetizzate le loro ragioni. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di comprendere quali sono le tre principali ragioni per non pubblicare foto di bambini su Facebook.

La pubblicazione di un’immagine richiede sempre il consenso del suo interessato

Quando gli effetti di un atto si esauriscono in un determinato istante è chiaro che, non potendo un minore prendere spesso una decisione consapevole, in tale scelta gli si sostituiscono i genitori. Viceversa, quando gli effetti dell’atto si protraggono nel tempo, fino a diventare – in determinati casi – addirittura ineliminabili, allora le decisioni dovrebbero essere prese con maggiore prudenza e ponderazione. Si pensi alla vendita di un immobile intestato a un bambino, per la quale la legge prescrive sempre il consenso del giudice tutelare o all’affidamento della prole in caso di separazione dei coniugi.

Rientra in questo secondo gruppo di decisioni la pubblicazione di una fotografia su internet. Come tutti sanno, una volta “caricata” su Facebook, una foto non può più essere tolta con facilità neanche dal suo stesso autore. E questo per via del meccanismo di condivisioni e tag: meccanismo che fa sì che anche su altri profili resti sempre una copia dell’immagine. Ed ancora si pensi anche al caso che qualcuno possa copiare la foto sul proprio hard disk, operazione semplice, che Facebook consente a chiunque, anche se non titolare dei diritti sul contenuto.

Ebbene, qualsiasi persona, dotata di buon senso, si preoccuperebbe se un giorno perdesse, per strada, una busta di foto familiari stampate su carta. Quando pubblichiamo un’immagine sui social network avviene più o meno la stessa casa: è come se ne perdessimo per sempre il possesso. Qui sta il punto: l’ultima decisione sulla pubblicazione dovrebbe spettare sempre all’interessato, unico soggetto, per legge, legittimato a prestare il consenso alla diffusione della propria immagine. Se questi non è ancora in grado di farlo (perché minorenne), ben farebbero i genitori ad astenersi da qualsiasi scelta. È un atto di rispetto nei confronti del loro stesso figlio (che in un ipotetico futuro potrebbe anche dolersi del fatto di trovare su internet il proprio trascorso di pannolini), ma anche e soprattutto di prudenza.

Il rischio crimini informatici

La pedopornografia ha raggiunto tecniche incredibili. Riesce a fare composizioni di immagini e corpi con una precisione millimetrica. Dietro tutto questo c’è uno dei più grossi business del web. Se non ci credete, fate un salto, un giorno, al più vicino ufficio di polizia postale. Diffondere dei file – le fotografie – per loro natura modificabili, duplicabili e utilizzabili liberamente non dovrebbe consentire sogni tranquilli al cosiddetto “buon padre di famiglia”.

Il rischio di disturbo della personalità

Come riportato dal portale tedesco 20Minuten, la continua pubblicazione e diffusione di immagini sui social network può portare un serio rischio di disturbi sulla personalità dei più piccoli, i quali, già in tenera età, sarebbero costretti, loro malgrado, a fare i conti con una delle più serie patologie della nostra società: la cultura dell’immagine, dell’apparenza e della notorietà (seppure all’interno di una cerchia di amicizie legate al proprio profilo). Il minore subirebbe già la pressione dell’essere giudicato, sia pure sotto un aspetto estetico.

Gli effetti di questa cultura sono a tutti noti: ormai il sexting e lo scambio di autoscatti erotici è diffusissimo tra i più giovani.

note

Autore immagine: 123rf com


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