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Concorsi pubblici: nuove leggi non si applicano a selezioni in corso

7 gennaio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 gennaio 2015



Se cambia la normativa durante il concorso si continuano ad applicare bando, norme, criteri e modalità vigenti alla data di approvazione della procedura.

Che succede se durante lo svolgimento di un concorso il legislatore riforma le modalità di valutazione dei candidati o introduce requisiti di partecipazione meno stringenti? Assolutamente nulla, quanto meno per le selezioni già avviate. Infatti, le norme sopravvenute all’approvazione del bando di selezione non si applicano alle procedure in corso, nonostante l’ordinamento generale si fonda sul principio per cui ogni atto o provvedimento è disciplinato dalla normativa vigente alla loro emanazione [1]. In materia di concorsi pubblici, dunque, bisogna tener conto di una vistosa deroga al sistema, giustificata dalla complessità e durata della procedura di selezione.

Senza scendere nei particolari, sarà sufficiente evidenziare che un concorso pubblico è strutturato in varie fasi, ognuna delle quali si svolge in tempi diversi e per le quali potrebbero continuamente mutare aspetti considerevoli. Onde evitare un continuo rimescolamento delle regole del gioco, i Giudici amministrativi [2] sono da tempo concordi sulla necessità di cristallizzare la normativa rilevante alle disposizioni in atto alla data di approvazione del bando – momento in cui l’amministrazione fissa formalmente le regole di selezione -.

Ripiegando su tale stratagemma si assicura una maggiore certezza del diritto (per le ragioni su esposte) e si garantisce un’adeguata tutela a chi è già impegnato a sostenere le prove concorsuali. Chi intende partecipare ad una selezione pubblica, infatti, affronta spese e studi preparatori misurati sulle norme vigenti alla pubblicazione del bando. Se si consentisse l’accesso a soggetti meritevoli esclusivamente sulla base della direttive sopravvenute, si finirebbe per concedere degli ingiusti vantaggi a taluni rispetto agli altri.

Tuttavia, l’accortezza elaborata dai giudici amministrativi non sempre assicura gli effetti sperati, considerato che l’amministrazione rimane comunque libera di annullare la procedura, dietro adeguata motivazione, se al recepimento della novità legislative ritiene che la riedizione del concorso possa assicurare un migliore perseguimento degli interessi pubblici coinvolti. Infine la deroga non si applica, e si torna ai principi generali, quando il bando o la stessa legge esplicitamente o implicitamente lo prevedono.

Ai concorsi pubblici non si applica l’assunto per cui il provvedimento è disciplinato con le norme vigenti alla sua emanazione.

Le norme rilevanti sono quelle in vigore alla data dell’approvazione del bando di concorso;

Le nuove regole trovano applicazione solo se espressamente o implicitamente previsto dalle stesse o nel bando.

note

[1] Dal brocardo latino “tempus regit actum

[2] Cfr. Cons. Stato, Sent. n. 124/2011 del 12 gennaio 2011; Cons. Stato, Sent. n. 4791/2010 del 21 luglio 2010. Da ultimo Cons. Stato. Sent. 1196/2013 del 27 febbraio 2013.

Autore immagine: 123rf com


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