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Giudice incompetente: no decadenza; non vale la riassunzione ma il primo ricorso

7 gennaio 2015


Giudice incompetente: no decadenza; non vale la riassunzione ma il primo ricorso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 gennaio 2015



Incompetenza del tribunale: ai fini della tempestività della domanda giudiziale si considera il primo atto e non la riassunzione.

Un sospiro di sollievo per l’avvocato che, erroneamente, presenta il ricorso al giudice incompetente: se è in ballo un termine di decadenza, la successiva riassunzione, seppure tardiva rispetto a tale termine, non può essere dichiarata inammissibile. E ciò perché, secondo il costante orientamento della Cassazione, ai fini della tempestività della domanda giudiziale, bisogna considerare la data del deposito del primo atto, sia pure presentato al giudice sbagliato.

Lo ha ricordato la Cassazione in una recente sentenza [1].

Dunque, la tempestiva proposizione della originaria domanda giudiziale, benché davanti a giudice incompetente, è sufficiente a impedire la decadenza dall’azione, purché la riassunzione della causa innanzi al giudice competente permetta di ritenere che il processo sia continuato unitariamente.

La vicenda

Il ricorrente aveva avanzato richiesta di risarcimento ai fini dell’equo indennizzo per eccessiva durata del processo amministrativo [2]. Il giudice, dichiaratasi incompetente, aveva ordinato la riassunzione della causa innanzi alla Corte d’appello di Caltanissetta, la quale, a sua volta, aveva dichiarato l’inammissibilità della domanda per tardività. Il ricorrente ha ottenuto giustizia solo con la sentenza della Cassazione.

Secondo la Suprema Corte, nel momento in cui la domanda sia presentata tempestivamente ma in difetto di competenza del giudice, la riassunzione della causa davanti al giudice competente (nel rispetto dei presupposti e delle condizioni che consentano di ritenere unitaria la struttura processuale) conserva tutti gli effetti sostanziali e procedurali della domanda inizialmente proposta [3].

note

[1] Cass. sent. n. 27389/14 del 24.12.2014.

[2] Art. 6., par. 1 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, ratificata con legge n. 848/55.

[3] Cass. sent. n. 22498/2006.

Autore immagine: 123rf com


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