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Mantenimento: sì riduzione dell’assegno anche se per un motivo già noto col divorzio

7 gennaio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 gennaio 2015



Il giudice può ritenere fondata la richiesta di modifica della condizione relativa al mantenimento anche se basata su una causa già conosciuta al momento della precedente pronuncia.

La legge riconosce sempre ai coniugi la possibilità di chiedere la modifica delle condizioni di separazione e divorzio.

Tale domanda può essere proposta unilateralmente dalla parte interessata oppure gli ex potranno evitare la fase giudiziaria vera e propria preferendo sottoscrivere una convenzione di negoziazione assistita dagli avvocati.

Ciò che occorre, tuttavia, è che l’istanza si basi su giustificati motivi, di norma sopravvenuti alla precedente pronuncia.

Proprio su questo punto si è di recente espressa la Cassazione [1], fornendo un chiarimento in merito a cosa debba intendersi per motivo idoneo a giustificare la revisione.

In particolare, la pronuncia in esame ha evidenziato che la modifica dei provvedimenti relativi al divorzio [2] (così come – è da presumersi – della separazione) può essere richiesta:

– non solo quando sopravvengano nuove circostanze di fatto o di diritto rispetto a quelle esistenti al momento della sentenza,

-ma anche quando, pur essendo tali circostanze già esistenti al momento della pronuncia, esse non siano state prese in considerazione in quella sede dal giudice.

Per meglio comprendere le ragioni di tale pronuncia, è opportuno fare riferimento al caso sottoposto all’esame della Corte nel quale, peraltro, in molti potrebbero rispecchiarsi.

La vicenda

Un uomo, dopo il divorzio, si era rivolto al giudice per chiedere la riduzione dell’assegno di mantenimento dovuto alla ex moglie in favore della figlia; tale domanda era basata sulla circostanza della perdita del posto di lavoro per problemi di salute.

L’ istanza, tuttavia, gli veniva rigettata in quanto, secondo i giudici, poiché la causa del licenziamento era già nota all’uomo al momento del precedente accordo in cui i coniugi (insieme ad altre condizioni patrimoniali) avevano confermato la misura dell’assegno, non potevano ritenersi sopravvenute circostanze nuove tali da giustificare la domanda di revisione.

Il ragionamento della Cassazione

Secondo la Cassazione, invece, i giudici non avevano valutato il lungo periodo di tempo (circa due anni) trascorso tra il momento della perdita dell’impiego e la richiesta di modifica dei precedenti accordi; periodo in cui l’uomo aveva più volte tentato, se pur invano, di intraprendere un’attività lavorativa.

Pertanto, la domanda di revisione da parte dell’uomo doveva ritenersi legittimamente fondata sulla prova della incapacità di procurarsi un reddito conseguita dal licenziamento.

È ben possibile, quindi, che pur essendo una determinata circostanza già esistente al momento della pronuncia di separazione o divorzio (o anche di una successiva scrittura privata intervenuta tra le parti), essa venga esaminata solo in un momento successivo e legittimare la richiesta di modifica delle condizioni di separazione o divorzio.

note

[1] Cass. sent. n. 21670/14 del 14.10.14.

[2] L’art. 9 L. 898/70 prevede che: “Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6”.

Autore immagine: 123rf com


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