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Lo sai che? Donazione indiretta e comunione legale dei coniugi

Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2015

In caso di separazione l’ex non potrà accampare pretese sull’immobile acquistato coi soldi dei genitori: infatti, il bene donato rientra tra quelli di proprietà personale del coniuge.

Si sente spesso parlare di donazione indiretta: di cosa si tratta? A differenza della donazione tradizionale (in cui il donante trasferisce al beneficiario la proprietà su un bene dal primo acquistato), nella donazione indiretta, invece, il donante versa al beneficiario il denaro affinché quest’ultimo acquisti, autonomamente, il bene che il primo vorrebbe donare.

Il caso tipico è quello del papà che versa sul conto del figlio i soldi affinché quest’ultimo acquisti un’auto o la casa, in modo da evitare, poi, costosi passaggi di proprietà.

In pratica, se oggetto della donazione classica è il bene, in quella indiretta si “dona” il denaro. In verità, poi, per il diritto non è così: infatti, anche nella donazione indiretta l’oggetto vero e proprio del regalo (almeno secondo la legge) è il bene.

Dunque, sintetizziamo: l’acquisto di un’immobile eseguito con i soldi forniti da terzi integra una donazione indiretta; essa ha per oggetto l’immobile acquistato, e non il denaro.

Qual è la conseguenza se il donatario è sposato ed in regime di comunione legale dei beni?

Il bene acquistato coi soldi donati (ossia tramite donazione indiretta) non rientra nella comunione ma rimane bene di proprietà personale ed esclusiva dell’acquirente [1]. Ciò corrisponde, di solito, alla volontà dei genitori, che intendono beneficiare il proprio figlio, in modo tale che, dall’eventuale separazione, questi non abbia a perdere il regalo di mamma e papà.

Quindi, l’altro coniuge non potrà mai accampare pretese, in caso di separazione, sulla casa o sull’automobile acquistata dall’ex coi soldi a lui “donati” da terzi.

A questa conclusione è giunta, di recente, la Cassazione [2].

Possono essere, inoltre, donazioni indirette il pagamento del debito altrui, il contratto a favore di terzo, l’accollo del debito altrui e la vendita a prezzo irrisorio.

Come detto, l’ipotesi più frequente di donazione indiretta è però l’acquisto di un immobile da parte del figlio, utilizzando denaro fornito dai genitori. Secondo la giurisprudenza, l’intestazione in nome del figlio di un bene immobile acquistato dai genitori configura una donazione indiretta dell’immobile (e non del denaro); e ciò vale:

1. sia nel caso di acquisto da parte del figlio con il denaro appositamente fornito dai genitori,

2. sia nel caso di pagamento contestuale da parte dei genitori,

3. sia nel caso di conclusione del contratto da parte dei genitori a favore del figlio.

Fiscalmente, le donazioni indirette scontano l’imposta di donazione, ma con una importantissima eccezione: si ha l’esenzione dall’imposta di donazione per le donazioni di immobili o aziende quando all’atto si applica l’imposta di registro proporzionale oppure l’Iva [3].

Ricordiamo comunque che se si desidera intestare l’immobile a entrambi i coniugi, è sempre possibile farli intervenire entrambi all’atto di acquisto.

note

[1] ai sensi dell’art. 179, primo comma, lettera b), cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 21494 del 10.10.2014. Conforme: Cass. sent. n. 15778 del 14.12.2000.

[3] Art. 1, comma 4-bis, del d.lgs. n. 346/1990.

 

Autore immagine: 123rf com


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