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Chi è povero o malato può evitare lo sfratto?

1 Gennaio 2023
Chi è povero o malato può evitare lo sfratto?

C’è un modo per evitare lo sfratto di una persona anziana, malata e nullatenente?

L’inquilino può impedire lo sfratto se si impegna a pagare tutti gli arretrati, comprese le spese di giudizio e ogni altro onere accessorio. Nello specifico, l’art. 55, legge n. 392/1978, consente al conduttore moroso di mettersi in regola con i pagamenti, corrispondendo tutto ciò che deve anche alla prima udienza di comparizione innanzi al giudice. In questo caso, il conduttore dovrà per forza accettare e non potrà procedere allo sfratto.

Questa speciale sanatoria può essere invocata dal conduttore moroso solamente per un massimo di tre volte nel quadriennio: questo significa che, se l’inquilino si rende continuamente inadempiente, non potrà continuamente contare su questo salvagente gettatogli dalla legge.

Per quanto riguarda il conduttore affetto da gravi patologie, la legge tutela dallo sfratto l’inquilino malato concedendogli un maggior termine per poter pagare gli arretrati e, di conseguenza, per mettersi in regola.

Secondo il nostro ordinamento, il giudice, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore può assegnare un termine non superiore a novanta giorni dall’udienza affinché possa pagare quanto dovuto al locatore. La legge parla genericamente di condizioni di difficoltà provate in giudizio: pertanto, in esse possono rientrare tanto la scarsa capacità patrimoniale dell’inquilino quanto eventuali problemi di salute.

C’è altro. La morosità può essere sanata, per non più di quattro volte complessivamente nel corso di un quadriennio, entro il termine di centoventi giorni dalla celebrazione dell’udienza di sfratto, se l’inadempienza, protrattasi per non oltre due mesi, è conseguente alle precarie condizioni economiche del conduttore, insorte dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi, comprovate condizioni di difficoltà. In quest’ultima ipotesi, quindi, se il conduttore moroso prova in giudizio di non poter pagare subito a causa della propria patologia, il giudice può concedergli un termine di quattro mesi per mettersi in regola.

Sarebbe opportuno dimostrare che tali situazioni di difficoltà siano sopraggiunte o si siano aggravate rispetto al momento in cui è stato stipulato il contratto. Ad esempio, il disoccupato non può sottoscrivere la locazione e poi lamentarsi di non poter pagare, visto che era ben conscio sin dall’inizio di versare in ristrettezze economiche.

Al contrario, colui che dimostra di aver perso incolpevolmente il posto di lavoro oppure di essere stato colpito da una malattia (o dal suo acutizzarsi), potrà sicuramente ottenere i dilazionamenti di cui sopra.

Infine, la legge sulle locazioni abitative, n. 431/1998, all’art. 6, comma 5, consente al conduttore, qualora siano stati emessi provvedimenti esecutivi di rilascio per finita locazione, di chiedere, una solta volta, che sia differito il giorno dell’esecuzione. Si tratta di una possibilità concessa solo in presenza di alcuni presupposti specifici, tra cui anche il caso in cui il conduttore o uno dei componenti il nucleo familiare, convivente da almeno sei mesi, sia portatore di handicap o malato terminale.

Il differimento potrà avere una durata assai notevole, fino a 18 mesi, e l’istanza andrà rivolta al giudice dell’esecuzione. Tuttavia, quale “contropartita”, la stessa norma impone al conduttore/occupante di corrispondere, durante il periodo di sospensione dell’esecuzione e fino all’effettivo rilascio una somma mensile pari all’ammontare del canone dovuto alla cessazione del contratto maggiorata del 20%

La legge non prevede altri benefici a favore dell’inquilino malato. Tuttavia, bisogna dire che in alcune occasioni i giudici hanno dimostrato una certa comprensione nei riguardi dei conduttori affetti da conclamate patologie (soprattutto se portatori di invalidità civile); nello specifico, è possibile che il giudice, pur convalidando lo sfratto e dando ragione al locatore, sospenda l’esecuzione dello sfratto (come visto sopra), consentendo così all’inquilino malato di trovare un nuovo alloggio.

E così, potranno aversi le seguenti situazioni:

  • all’udienza fissata dal locatore, il giudice convalida lo sfratto, ma pone un termine “comodo” per la sua esecuzione, concedendo così alcuni mesi al conduttore per potersi trasferire;
  • l’ufficiale giudiziario, nel momento in cui deve provvedere all’esecuzione materiale dello sfratto, rendendosi conto delle precarie condizioni di salute dell’inquilino, rinvia a nuova data lo sgombero, allertando eventualmente i servizi sociali oppure le autorità competenti affinché si trovi una sistemazione all’inquilino;
  • il conduttore malato, in sede di opposizione all’esecuzione, provando il proprio stato di salute, chiede al giudice un termine per poter cercare un nuovo alloggio.

La riduzione del debito o del canone non sembrano soluzioni concretamente percorribili senza l’accordo della controparte, la quale deve quindi prestare il consenso a un eventuale ridimensionamento del proprio credito o a una novazione della locazione, stabilendo un canone più consono alle condizioni economiche del conduttore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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