Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Come aggiornare i precedenti di polizia?

1 Gennaio 2023
Come aggiornare i precedenti di polizia?

I comandi e gli uffici di polizia hanno l’obbligo di aggiornare le informazioni personali con elementi positivi pervenuti anche da parte dall’interessato?

Secondo l’art. 10 del D.P.R. n. 15/2018, i cosiddetti “precedenti di polizia” sono sottoposti a termini di conservazione diversi a seconda della categoria di cui fanno parte, andando da un minimo di tre anni a un massimo di trenta. Decorsi quei termini, i dati personali soggetti a trattamento automatizzato sono cancellati o resi anonimi. Durante questo periodo, le forze dell’ordine hanno l’obbligo di aggiornamento e di corretta tenuta.

Il Garante per la privacy (provvedimento del 17 gennaio 2002), affrontando il caso di dati personali trattati da alcuni organi di polizia risultati inesatti o incompleti, ha affermato che anche i dati contenuti nel Centro elaborazione (di cui all’articolo 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121) devono corrispondere ai parametri di esattezza, completezza ed aggiornamento, oltre che ai principi di liceità e correttezza.

A tal proposito, il Garante ha precisato che l’interessato può esercitare direttamente nei confronti del Centro elaborazione dati il diritto di rettifica dei dati che lo riguardano.

Rientrano tra i precedenti di polizia contenuti nel centro elaborazione dati:

  • le sanzioni amministrative;
  • i controlli di polizia per la tutela dell’ordine pubblico;
  • le informazioni raccolte durante l’attività di prevenzione e repressione della criminalità;
  • le indagini di polizia conseguenti a denunce o querele;
  • le sentenze o i provvedimenti dell’autorità giudiziaria (decreto penale di condanna, ecc.).

L’articolo 7 della legge 121/1981 stabilisce che i dati acquisiti dalla polizia devono necessariamente risultare da:

  • documenti conservati dalla Pubblica Amministrazione o enti pubblici;
  • sentenze o provvedimenti dell’autorità giudiziaria;
  • indagini di polizia.

Come detto, la legge prevede l’obbligo di aggiornare i precedenti di polizia. In realtà, però, spesso le banche dati riportano informazioni incomplete: cosicché una persona denunciata per un reato ma assolta, all’interno dei precedenti di polizia potrebbe risultare semplicemente denunciata, senza che sia stata riportata anche l’assoluzione.

Per evitare che nelle banche dati della polizia risultino informazioni errate o incomplete che possano pregiudicare il cittadino (ad esempio, in vista di una partecipazione a un concorso pubblico), è possibile fare un’istanza di aggiornamento degli archivi informatici della polizia, indirizzandola all’ufficio di polizia che per primo è venuto a conoscenza del fatto, alla questura territorialmente competente oppure alla Direzione Centrale Polizia Criminale – Servizio per il Sistema Informativo Interforze (Via Torre di Mezzavia, n. 8/121 – 00173 – Roma – pec [email protected]).

È possibile inoltrare un’istanza di cancellazione dei dati raccolti dalla polizia, ma solo se sono stati superati i termini massimi stabiliti dalla legge oppure nell’ipotesi di inesattezze ed errori. In tutti gli altri casi, sarà possibile chiedere soltanto l’aggiornamento.

Per la precisione, è consentito alla persona alla quale si riferiscono i dati di chiedere alla Direzione centrale della polizia criminale la conferma dell’esistenza dei dati che la riguardano, la loro comunicazione in forma intellegibile e, se i dati risultano trattati in violazione di vigenti disposizioni di legge o di regolamento, la loro rettifica, integrazione, cancellazione o trasformazione in forma anonima.

A tal proposito, è significativo segnalare la sentenza della Corte di Cassazione n. 21362 del 2018, la quale ha rigettato il ricorso di un soggetto che chiedeva la cancellazione di precedenti di polizia dal C.E.D prima della scadenza dei termini previsti. La domanda di cancellazione si giustificava sull’intervento di una sentenza di archiviazione di un procedimento penale a suo carico. I giudici hanno confermato che il termine di conservazione dei dati di quella specie è di 20 anni dal provvedimento di archiviazione; contestualmente, però, hanno negato al richiedente la cancellazione degli stessi dal C.E.D. non essendo trascorso tale termine.

Il soggetto a cui carico sono registrati dei dati nel C.E.D. della polizia di stato pertanto può:

  • chiedere l’aggiornamento o l’integrazione dei dati qualora non sia trascorso il termine di conservazione previsto dalla legge;
  • fare istanza di cancellazione dei dati se trascorso il suddetto termine.

Nel caso di specie, poiché la questura ha riportato, all’interno del proprio parere al prefetto, anche l’elemento positivo costituito dall’espletamento di attività di polizia locale, si potrebbe agire in due modi diversi:

  • facendo istanza di aggiornamento del C.E.D. così come indicato sopra, se la questura ha effettivamente estrapolato tali informazioni dal suddetto Centro elaborazione, allegando la documentazione che dimostra lo svolgimento dell’attività presso l’amministrazione locale;
  • facendo istanza direttamente alla questura che ha espresso il parere, chiedendo che le informazioni alla prefettura siano aggiornate con l’ulteriore servizio prestato e non menzionato nella prima documentazione, avendo cura di allegare la documentazione che comprova la suddetta attività lavorativa presso le amministrazioni locali.

È possibile affidarsi a un legale affinché curi tale pratica, se i tentativi effettuati in maniera autonoma sono stati vani. Nel caso di mancato aggiornamento, è possibile fare istanza al Garante per la privacy.

Si allega alla presente consulenza il modello per l’aggiornamento del C.E.D. messo a disposizione dalla Polizia di Stato sul proprio sito ufficiale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


Per evitare che nelle banche dati della polizia risultino informazioni errate o incomplete che possano pregiudicare il cittadino, è possibile fare un’istanza di aggiornamento degli archivi informatici della polizia, indirizzandola all’ufficio di polizia che per primo è venuto a conoscenza del fatto, alla questura territorialmente competente oppure alla Direzione Centrale Polizia Criminale – Servizio per il Sistema Informativo Interforze.


Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube