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Quando i genitori rispondono dei debiti del figlio

8 gennaio 2015


Quando i genitori rispondono dei debiti del figlio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 gennaio 2015



Quando madre e padre devono assumersi la responsabilità delle obbligazioni dei figli scaturenti da contratti o da condotte penalmente rilevanti.

Ci sono tempi in cui i genitori riescono ad aiutare i figli nelle loro spese quotidiane e tempi, purtroppo, di ristrettezze in cui non possono farlo e, anzi, devono cautelarsi dai debiti contratti da questi ultimi e dal pericolo di un conseguente pignoramento. Ecco perché, spesso, si chiede all’avvocato in quali casi il padre e la madre siano tenuti a rispondere delle obbligazioni della prole e quando, invece, possano dormire sonni tranquilli.

In questo breve articolo cercheremo di analizzare tutte le possibili situazioni concrete.

1 | FIGLI MINORENNI – RESPONSABILITÀ CIVILE PER CONTRATTI

Quando il bambino è minore d’età, i contratti da questi stipulati sono annullabili entro cinque anni. Il che significa che l’obbligazione è provvisoriamente valida ed efficace, salvo che qualche interessato (di norma i genitori) proponga una causa davanti al giudice di pace (per contratti fino a 5mila euro) o al tribunale (per contratti di valore superiore) per chiedere che, con una sentenza (cosiddetta “sentenza costitutiva”), venga sciolto il vincolo negoziale.

In questo caso, se il contratto non viene annullato, esso vincola tanto il minore, tanto i suoi genitori. Questi ultimi, pertanto, qualora il figlio non paghi il debito, dovranno farlo di tasca propria. In buona sostanza, il creditore potrà aggredire il minore o, qualora nullatenente, potrà rivalersi coi suoi genitori.

2 | FIGLI MINORENNI – RESPONSABILITÀ CIVILE PER DANNI

Simile è il caso in cui il minorenne abbia causato danni a terzi (si pensi al classico esempio di una pallonata che rompe il vetro di un appartamento). Qui non siamo in presenza di un contratto, ma di un fatto illecito compiuto dal giovane. Anche in tale ipotesi rispondono sempre sia mamma che papà (a prescindere dal fatto che siano o meno separati o divorziati): essi infatti sono responsabili in solido (ossia, insieme) al figlio. E ciò per via del fatto che la legge, sebbene attribuisca al minore una limitata capacità d’intendere e volere, impone ai genitori un dovere di controllo (vigilanza) e di educazione. Dunque, per il danno commesso da un minore, il risarcimento va richiesto ai suoi genitori o al suo tutore legale; se però il fatto si verifica nel tempo in cui il minore è affidato ad un insegnante o a un maestro d’arte, dei danni risponderanno questi ultimi.

Il diritto al risarcimento si estingue in ogni caso dopo 5 anni dal fatto.

3 | FIGLI MINORENNI – RESPONSABILITÀ PENALE

Per le sanzioni penali, invece, risponde sempre il responsabile, anche se minorenne, purché abbia superato 14 anni. La conseguenza è che, per esempio, i genitori non potrebbero mai andare in carcere o pagare una multa per il delitto o la contravvenzione commessa dal figlio, a meno che non si siano macchiati, a loro volta, di qualche responsabilità penale (per esempio l’occultamento del corpo del reato).

Diverso discorso è per le conseguenze risarcitorie che, dall’illecito penale, potrebbero conseguire (si pensi al caso di un omicidio colposo del ragazzo alla guida di un motorino): in tal caso, rientriamo nella precedente ipotesi in cui vige la responsabilità in solido dei genitori con quella del minore.

4 | FIGLI MAGGIORENNI CONVIVENTI – RESPONSABILITÀ CONTRATTUALE, PER DANNI O PENALE

Una volta compiuta la maggiore età, il figlio diventa completamente responsabile delle conseguenze economiche delle proprie azioni. Il che significa che i creditori potranno aggredire solo quest’ultimo e mai i genitori. Ciò vale anche nell’ipotesi in cui i genitori siano stati chiamati in causa per la responsabilità del minore e, durante il processo, quest’ultimo raggiunga la maggiore età: in tal caso, la responsabilità dei genitori esce di scena anche se l’azione illecita era stata materialmente commessa quando ancora il giovane era minorenne.

Il fatto che il maggiorenne sia a carico dei genitori e/o conviva con questi ultimi non cambia i termini della questione: i genitori non rispondono ugualmente dei suoi debiti.

Il problema potrebbe sorgere qualora l’ufficiale giudiziario, recandosi presso la residenza del soggetto obbligato (figlio), pretenda di pignorare i mobili nell’appartamento di proprietà dei genitori. Egli, comunque, non potrebbe mai farlo: e ciò perché, in base ai principi della nostra legge, tali beni, posti all’interno dell’abitazione, si presumono di proprietà del titolare dell’immobile stesso (ossia di mamma e papà), salvo prova contraria (per es. una fattura di acquisto che attesti, per esempio, che la tv è stata comprata dal figlio maggiorenne).

Se anche l’ufficiale giudiziario, recandosi a casa dei genitori, perché è presso questi ultimi che il figlio-debitore è residente, pignorasse i beni dei primi, a loro spetterebbe la possibilità di opporsi all’esecuzione con un apposito ricorso.

5 | FIGLIO MAGGIORENNE CHE NON PAGA GLI ALIMENTI

In alcuni casi (in verità assai rari), se un soggetto, separato dal coniuge non paga gli alimenti ai figli, questi ultimi (o meglio, il genitore collocatario) potrà agire nei confronti dell’ex inadempiente e, se quest’ultimo non ha disponibilità economiche, nei confronti dei suoi genitori. Il caso è abbastanza ricorrente: la madre che, non ottenendo l’assegno per il mantenimento dei figli, lo pretenda dai nonni. Una tale azione è possibile solo a condizione che:

– il genitore obbligato al pagamento non abbia disponibilità economiche e non adempia;

– il genitore collocatario e i genitori di quest’ultimo siano in stato di bisogno economico.

Insomma, la possibilità di aggredire i genitori del genitore inadempiente deve essere solo l’ultima spiaggia.

6 | IL GENITORE FA VOLONTARIAMENTE DA GARANTE

Si potrebbe verificare il caso in cui il genitore si ponga a garanzia dei debiti contratti dal figlio e firmi la cosiddetta fideiussione. In questo caso, l’obbligo di pagare i debiti altrui nasce da un atto di volontà: ossia il rilascio di una garanzia; ma potrebbe anche essere l’ipotesi di un accollo del un debito o dell’iscrizione d’ipoteca su un bene di proprietà.

In tutti questi casi, comunque, al debito del figlio si accompagna, a lato, anche quello del genitore. Insomma nascono due diverse (sebbene interdipendenti) obbligazioni. Risultato: il creditore che non sia riuscito ad ottenere i soldi dal figlio, può aggredire il genitore.

note

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Siete sicuri del punto 4?
    Ho trovato solo pareri opposti, ovvero che essendo la residenza del figlio la medesima di quella dei genitori allora l’uff. ha la facoltà di pignorare i beni mobili contenuti in tutta la casa.

  2. volevo chiedere se multe non pagate prese dal figlio maggiorenne convivente, alla fine vengano fatte obbligatoriamente pagare ai genitori

    1. E’ il genitore che deve dimostrare che i beni sono solo suoi e non anche del figlio..questo tramite fatture di acquisto

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