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Lo sai che? Obbligo di assunzione a seguito di concorso anche per le società in house

Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2015

Tempo fa una società ministeriale in house del Ministero dei Beni Culturali ha pubblicato un avviso pubblico per il conferimento dell’incarico a tempo determinato di Direttore Generale della Società con le clausole di riserva della cui illegittimità si discute nell’articolo “Se vinci il concorso devi essere assunto; l’esito della selezione mi vede quale vincitore del concorso. Nonostante reiterati solleciti, non sono stato mai nominato Direttore Generale né ho ricevuto alcuna comunicazione formale riguardo la mia mancata assunzione. Vorrei sapere se ho motivate possibilità di ricorrere, anche in sede risarcitoria, considerato che la società in questione, pur essendo società ministeriale in house e quindi controllata al 100% da un azionista pubblico, è società di diritto privato che applica il CCNL Commercio.

L’atto di approvazione di una graduatoria può considerarsi:

1) un atto amministrativo che conclude un procedimento ed, in quanto tale, può essere revocato solo nei casi tassativamente previsti dalla legge (ad esempio per sopravvenuti motivi di pubblico interesse; nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento; nuova valutazione dell’interesse pubblico originario) [1]

2) un atto negoziale di carattere privato, perché individua il soggetto che, all’esito del concorso, concluderà un contratto di lavoro con l’amministrazione [2].

Ne consegue che l’atto di approvazione della graduatoria deve essere puntualmente attuato dall’amminstrazione, stante il corrispettivo diritto del candidato all’assunzione, ossia a pretendere che il contratto (quello di lavoro oggetto del bando) sia attuato regolarmente.

In mancanza l’amministrazione sarà tenuta al risarcimento del danno patito dal candidato non assunto.

Nel caso di specie, l’amministrazione si era impegnata a concludere un contratto di lavoro e – senza dare ragione – non vi ha provveduto; il danno che ne deriva deve quindi essere risarcito.

Oltre all’evidente mancata attuazione del provvedimento conclusivo del concorso, risulta illegittimo altresì l’inserimento nel testo del bando delle c.d. “clausole di riserva”, ossia quelle clausole con cui l’amministrazione si riserva, a propria insindacabile scelta, di decidere se procedere o meno all’assunzione.

La clausola di riserva deve ritenersi nulla: non sono infatti lecite, nel nostro ordinamento, quelle clausole con cui un contraente decide se dare efficacia o meno a un contratto “a proprio insindacabile giudizio” [3].

Nel caso di specie, Lei ha vinto il concorso per l’assunzione a tempo determinato presso un’azienda a totale partecipazione pubblica. L’azienda tuttavia non ha dato corso all’assunzione, senza comunicarLe le ragioni di tale inadempimento e, probabilmente, contando sul fatto che il bando prevedeva precise clausole di riserva in tal senso; clausole che, però, per le ragioni sopra esposte, devono considerarsi nulle.

Ritengo pertanto, alla luce di quanto sopra considerato, che ben potrebbe agire dinanzi al Giudice del Lavoro, nei confronti della società, al fine di ottenere il risarcimento del danno derivante dalla mancata assunzione e corrispondente all’importo delle retribuzioni che avrebbe percepito se fosse stato assunto a seguito del concorso vinto.

Il fatto che l’azienda applichi il CCNL Commercio non le toglie il carattere di impresa pubblica.

È prevalente infatti l’orientamento giurisprudenziale che equipara le società in house agli enti pubblici propriamente detti [4].

Ciò sulla base del fatto che le norme che disciplinano le società in house richiamano completamente le disposizioni in materia di assunzione del personale e relative limitazioni previste in materia di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni [5].

note

[1] Art. 21-quinuies della l. 241/1990.

[2] Cass. sent. n. 1399/09.

[3] Art. 1355 c.c.; si veda anche sul punto Cass. sent. n. 20735/14 del 1.10.2014.

[4] C. Conti – sez. regionale di controllo per il Lazio, Deliberazione n.143 del 26/06/2013; Trib. Salerno, n. 3847 del 7/10/2013; CGCE, C-573/07 del 10/09/2009.

[5] Art. 3 bis, commi 5 e 6, legge n. 148/2011; art. 4, comma 9, d.l. 95/2012; art. 36, co. 2, d.lgs. 165/2001; art. 18 L. 133/2008.


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