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Lo sai che? La Cassazione spiega come liquidare il danno non patrimoniale

Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2015

Danno non patrimoniale alla persona derivante da lesione permanente alla salute: liquidazione, criteri da seguire e regole metodologiche nel danno biologico, danno estetico, alla vita di relazione, alla vita sessuale.

Con una recente sentenza [1], la Cassazione torna sul dibattuto tema del danno non patrimoniale, spesso “spezzettato” e ribattezzato dagli avvocati in vari modi e con appellativi differenti, al solo fine di moltiplicare le richieste di risarcimento in favore dei propri clienti. Invece i giudici sono ormai costanti nel ritenere che il danno non patrimoniale è categoria unitaria e onnicomprensiva [2].

Val la pena richiamare le parole della suprema Corte, per poter chiarire, ancora una volta, come viene (e debba) essere liquidato il danno non patrimoniale.

La perizia medico legale serve a identificare l’invalidità permanente che, a sua volta, ha lo scopo di esprimere, chiaramente e in modo completo, l’intera misura del pregiudizio alla salute subìto dalla vittima e come tale pregiudizio incide su tutti gli aspetti della sua vita quotidiana della vittima stessa.

In questo modo, il danneggiato ottiene un riconoscimento del danno biologico e, quindi, la conversione in denaro, del grado di invalidità permanente.

Dunque, non è consentito moltiplicare le voci di danno chiamando con nomi diversi pregiudizi identici: la conseguenza è che non è possibile una liquidazione separata del danno estetico, alla vita di relazione, alla vita sessuale. Unica eccezione a tale regola si ha solo in presenza di circostanze specifiche ed eccezionali, le quali rendano il danno concreto più grave rispetto alle conseguenze di solito derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età.

Tali circostanze, per come è ovvio, debbono essere tempestivamente provate dal danneggiato, ed analiticamente indicate nella motivazione della propria domanda giudiziale. In altri termini, l’avvocato non deve rifugiarsi in formule di stile o stereotipe del tipo “tenuto conto della gravità delle lesioni” ecc., ma al contrario deve chiarire per quali ragioni specifiche richiede la liquidazione del danno estetico, alla vita di relazione, ecc.

Applicando tali principi nel caso di danni alla persona derivante da lesioni permanenti della salute, nel determinare la misura del risarcimento occorre tenere conto:

1. dell’invalidità permanente causata dalle lesioni (danno biologico permanente), la cui liquidazione comprende necessariamente tutti i pregiudizi derivanti da quei tipo di postumi;

2. delle sofferenze che, derivate dalle lesioni, non hanno un fondamento clinico (la medicina parla, al riguardo, di “dolore non avente base nocicettiva”). È il caso, per esempio, della vergogna, della prostrazione, del revanchismo, della tristezza, della disperazione.

note

[1] Cass. sent. n. 23778 del 7.11.2014.

[2] Cass. S.U. sent. n. 26972 del 11.11.2008.


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