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Il dipendente del call center è lavoratore subordinato se ha un orario fisso

8 Gennaio 2015
Il dipendente del call center è lavoratore subordinato se ha un orario fisso

Convertito automaticamente il contratto a progetto illegittimo in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

L’anno nuovo inizia con una dura spallata per i call center che impiegano, ormai da diversi anni, migliaia di giovani in attesa di un’occupazione più confacente ai propri studi universitari. Con una sentenza [1] pubblicata poche ore fa, la Cassazione ha stabilito che l’addetto al call center, il quale osserva un orario fisso di lavoro per cinque giorni a settimana, dietro compenso mensile, va considerato come un lavoratore subordinato a tutti gli effetti.

La conseguenza ineliminabile è che l’eventuale contratto a progetto deve essere automaticamente riconvertito, dal giudice, in uno a tempo indeterminato, con tutti i vantaggi che quest’ultimo comporta, ivi comprese le differenze retributive.

Secondo la Suprema Corte, in questi casi è evidente la natura subordinata del rapporto e la simulazione invece del co.co.pro. Decisiva la descrizione delle mansioni dell’addetto (per niente vincolato a un progetto), l’orario di lavoro prestabilito e imposto, la retribuzione percepita. Naturale che, stando così le cose, l’eventuale licenziamento orale intimato senza preavviso né giusta causa o giustificato motivo ad opera dell’azienda può essere impugnato perché nullo.

Si legge nella sentenza in commento: “l’espletamento di mansioni di addetta a call center espletate con l’osservanza di un orario di lavoro fisso di 4 ore al giorno per 5 giorni alla settimana dietro percezione d’una retribuzione mensile costituisce già di per sé un quadro indiziario” tale da far sospettare l’intento fraudolento del datore di lavoro: dietro il contratto a progetto c’è invece l’intenzione di valersi di un dipendente a tutti gli effetti.


note

[1] Cass. sent. n. 66 dell’8.01.2015.


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