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Ingiustificata chiamata in causa del terzo: risarcimento d’ufficio

10 gennaio 2015


Ingiustificata chiamata in causa del terzo: risarcimento d’ufficio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 gennaio 2015



Responsabilità aggravata a chi chiede la condanna del terzo in garanzia senza che ve ne siano gli estremi.

Il giudice può condannare per lite temeraria – e può farlo anche d’ufficio, senza quindi che sia necessaria la richiesta della controparte – quando il convenuto, per allungare i tempi del processo, abbia adottato tattiche dilatorie; è il caso, per esempio, di chi abbia effettuato una ingiustificata chiamata in causa di un terzo, per chiedere che sia questi (pur non essendo l’effettivo responsabile) a risarcire il danno lamentato dall’attore.

Lo ha chiarito il Tribunale di Padova in una recente sentenza [1].

Paga quindi non solo le spese processuali (come di norma succede), ma, in più, anche i danni a chi è stato ingiustamente tirato in ballo in un processo, il responsabile della chiamata in causa, ai sensi del codice di procedura civile [2] che prevede la responsabilità aggravata per chi ha agito o resistito nel processo con mala fede o colpa grave.

Per l’applicazione della condanna al risarcimento per responsabilità aggravata – si legge in sentenza – il comportamento “scorretto” della parte può essere sanzionato non solo su richiesta di parte, ma anche d’ufficio in considerazione del fatto che, con tale riforma, la legge ha introdotto una forma di punizione in considerazione del danno arrecato al sistema giudiziario che, inteso nella sua complessità, è già gravato da milioni di procedimenti pendenti. Per cui, l’aggravamento del carico complessivo con procedimenti introdotti per finalità strumentali e dilatorie, è un comportamento abusivo che merita di essere adeguatamente sanzionato con il pagamento di una somma, la cui misura può essere determinata – in assenza di valide prove sull’entità del danno – anche solo in via equitativa.

Il risarcimento a cui si viene condannati dal giudice serve a indennizzare, da un lato, la parte ingiustamente coinvolta nel processo, il cosiddetto “terzo” (per il danno così subìto in termini di affanno, spese legali, ecc.), dall’altro il sistema giudiziario nel suo complesso per l’aggravio di cause che, tutte insieme, concorrono a formare un numero di procedimenti che ormai da tempo superano quanto si possa esigere in termini di produttività da un singolo Giudice. Il che rende impossibile alla magistratura di portare a termine la totalità dei procedimenti iscritti a ruolo entro i termini che la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ritiene equi: ossia tre anni dalla data di iscrizione a ruolo per un procedimento di primo grado in base a quanto disposto dalla cosiddetta “legge Pinto” [3]. Così operando, invece, si espone lo Stato Italiano a continue sanzioni pecuniarie per la durata irragionevole dei suoi processi.

note

[1] Trib. Padova sent. n. 2564 del 5.08.2014.

[2] Art. 96 cod. proc. civ., comma 3, così come modificato dalla legge 69/2009.

[3] Legge 89/2001 cd. Legge Pinto in applicazione dell’articolo 6 C.E.D.U.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Perchè non consentite la stampa di almeno qualche articolo che pubblicate ? così come fanno gli altri quotidiani giuridici ? Il sole 24 ore, ecc.

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