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Lo sai che? Quando il giudice può disattendere l’orientamento della Cassazione

Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2015

Una decisione nuova del Tribunale rispetto al consolidato orientamento della Suprema Corte è possibile solo se adeguatamente motivata.

 

La decisione del giudice di merito che si discosta dalle interpretazioni della Corte di Cassazione è valida solo se il discostamento è motivato in modo adeguato e specifico.

È quanto affermato da una recente ordinanza della Cassazione [1] che ha chiarito il valore delle proprie pronunce e i limiti entro i quali i singoli giudici possono discostarsene.

Certamente le massime della Cassazione non hanno valore di legge, ma costituiscono interpretazioni delle norme che, quanto più sono lineari e consolidate, aiutano gli operatori del diritto ad analizzare e decidere il caso concreto.

Ciò comporta il dovere del giudice di attenersi agli orientamenti giurisprudenziali (specie se provenienti dalle Sezioni Unite) o, in caso contrario, di motivare l’eventuale diversa soluzione.

È dunque possibile per i Tribunali operare un’inversione di tendenza rispetto alla giurisprudenza consolidata purché ne offrano una dettagliata e convincente motivazione.

ll singolo giudice non ha la libertà di adottare una soluzione completamente diversa da quella prevista dalla Cassazione; egli ha una discrezionalità vincolata in quanto se ritiene di discostarsi dall’indirizzo della Suprema Corte deve illustrarne i motivi e le giustificazioni attraverso un adeguato ragionamento logico giuridico.

Una nuova interpretazione delle norme proposta dal giudice di merito può avere effetti positivi per la collettività in quanto può rappresentare l’occasione per un aggiornamento del diritto o comunque per una sua evoluzione.

È tuttavia necessario che la nuova interpretazione non intacchi l’affidamento delle parti processuali.

Difatti, nella citata ordinanza, la Cassazione precisa che in ogni caso deve essere rispettato il principio del cosiddetto overruling [2] per cui il cambiamento repentino e inaspettato dell’interpretazione di una norma processuale non può essere applicato alla parte che per anni ha fatto affidamento sull’orientamento superato e non può comunque avere efficacia retroattiva.

In altri termini la parte che, per la tutela dei propri diritti, abbia fatto affidamento sulla giurisprudenza consolidata di legittimità (relativa ad una norma di carattere processuale), non può essere lesa da un improvviso cambiamento di rotta operato dal giudice di merito.

note

[1] Cass. sent. n. 174 del 9.1.2015.

[2] L’overrulling consiste in una sopravvenienza giurisprudenziale e ricorre quando la nuova interpretazione: a) riguarda una norma processuale; b) è imprevedibile in quanto contrasta all’improvviso con le precedenti interpretazioni ormai consolidate; c) può precludere il diritto di azione e difesa delle parti. Per approfondimenti si veda Cass. SS.UU., sentenza n. 15144/2011.

Con una adeguata e dettagliata motivazione i giudici di merito possono disattendere la giurisprudenza della Cassazione che si è prodotta sull’argomento.

In altri termini, le interpretazioni assunte in sede di legittimità non possono essere liberamente disattese da Tribunale e Corti d’appello, ma non sono ‘oro colato’ né fanno legge. Gli orientamenti, alla luce di valide considerazioni possono essere mutati.


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