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Immobile vicino autostrada: come difendersi dai rumori?

14 Gennaio 2023 | Autore:
Immobile vicino autostrada: come difendersi dai rumori?

Ho realizzato 20 anni fa un piccolo albergo con ristorante a ridosso dell’autostrada e il rumore emesso dal traffico è 24 ore su 24. Sto provando a venderlo ma a causa dell’autostrada non trovo acquirenti. Avrei diritto a far installare le barriere suono da parte di Autostrade?

La Corte di Cassazione (sent. n. 28893/18; sent. n. 14180 del 12 luglio 2016) ha stabilito che il proprietario di un immobile che si trova vicino all’autostrada ha diritto non solo al risarcimento dei danni, ma anche a chiedere che la società che gestisce il tratto stradale provveda a installare, a proprie spese, le cosiddette “barriere antirumore”, quando le immissioni acustiche sono intollerabili.

Per stabilire se sussiste effettivamente un inquinamento acustico è consigliabile avvalersi di una perizia fonometrica, che consiste nel rilevamento, mediante apparecchiature specifiche, di rumori e, più in generale, di qualsiasi tipo di immissione acustica.

Nel dettaglio, le rilevazioni fonometriche consistono nella misurazione del livello di disturbo derivante da suoni o rumori di qualunque tipo: possono essere causati dal vociare, dalla musica, da un’attività industriale, artigianale o commerciale. La perizia fonometrica è preparata da un consulente tecnico specialista in acustica.

Accertata l’intollerabilità dell’immissione rumorosa, si potrà fare ricorso al tribunale per chiedere non solo i danni, ma anche di imporre alla società che gestisce il tratto autostradale di procedere con la realizzazione di barriere antirumore.

La perizia fonometrica non è in realtà indispensabile, in quanto è molto probabile che il giudice si avvalga di un proprio Ctu (consulente tecnico d’ufficio) per effettuare le rilevazioni acustiche. È tuttavia consigliabile che un proprio tecnico di fiducia abbia già effettuato i rilievi, sia perché, così facendo, si forniscono sin da subito elementi a sostegno delle proprie ragioni, sia perché, durante la Ctu, il proprio tecnico di parte potrà seguire le operazioni.

Bisogna però tenere presente un ulteriore aspetto: ai sensi dell’art. 844 c.c., il giudice, nel valutare l’intollerabilità delle immissioni acustiche, deve tener conto, tra le altre cose, della condizione dei luoghi e del cosiddetto “preuso”. Nel caso di specie, pare di capire che la realizzazione della struttura ricettiva sia avvenuta quando l’autostrada era già presente.

In altre parole, chi ha costruito l’edificio sapeva che, lì vicino, vi fosse un’autostrada, fonte di rumori. Questo aspetto può giocare a sfavore di chi chiede il risarcimento; tuttavia, si ritiene che, in presenza di rumori oggettivamente intollerabili, la tutela vada comunque accordata, il che significa, nel caso di specie, che l’autostrada sarebbe ugualmente condannata all’installazione delle barriere.

Quindi, se il Ctu stabilisce che, in effetti, la vicinanza con l’autostrada rende impossibile il riposo dei clienti, allora il giudice con ogni probabilità riconoscerà la responsabilità della società.

Peraltro, in giudizio ci si può avvalere anche di altri mezzi di prova, come ad esempio della testimonianza delle persone che possono dichiarare, davanti al giudice, che i rumori causati dal transito delle auto sono decisamente insopportabili. Ad esempio, è possibile far testimoniare i clienti della struttura che, in passato, si sono lamentati delle immissioni provenienti dalla vicina autostrada.

Riconosciuta la responsabilità della società convenuta, il giudice potrà condannarla sia a risarcire gli eventuali danni patiti, sia a costruire una barriera antirumore con adeguato materiale fonoassorbente, delle dimensioni indicate dal Consulente tecnico d’ufficio (o dal perito di parte, se il giudice non ha nominato alcun Ctu).

Tirando le fila di quanto detto sinora, alla luce delle informazioni fornite, sembra più che possibile ottenere una sentenza favorevole. Si consiglia pertanto di procedere in questa maniera:

  • innanzitutto, diffidare formalmente la società che gestisce il tratto autostradale in questione, mediante racc. a/r o pec inviata da un legale, nella speranza di raggiungere una soluzione bonaria, evitando così un contenzioso;
  • nel caso in cui il tentativo stragiudiziale fallisca, allora non resterà che citare in giudizio la società. Prima di procedere, il consiglio è di avvalersi di una perizia fonometrica di un tecnico di parte che stabilisca l’entità delle immissioni e certifichi la loro intollerabilità. In alternativa, si potrebbe anche contattare l’Arpa territorialmente competente, che pure si occupa dell’inquinamento acustico;
  • in sede di giudizio, chiedere la condanna al risarcimento dei danni e al risarcimento in forma specifica, consistente quest’ultimo nell’installazione, a spese della società convenuta, di un’adeguata barriera antirumore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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