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SPID: Identità digitale unica al via, con qualche incertezza

9 Marzo 2016 | Autore:
SPID: Identità digitale unica al via, con qualche incertezza

Dal 15 marzo chiunque ne faccia richiesta potrà ottenere la propria identità digitale a sostituzione di tutte le password dei servizi PA, ma per i professionisti si paga.

Lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), frutto di un lavoro piuttosto lungo e irto di interessi e pericoli di fallimento, partirà il prossimo 15 marzo e si sostanzierà in un PIN Unico per l’accesso ai servizi della PA.

I primi gestori ad essersi lanciati sul sistema di certificazione sono – neanche a dirlo – squisitamente vicini o, meglio, storicamente vicini, all’infrastruttura statale. Si tratta difatti di TIM, Infocert e Poste Italiane. La composizione del parterre di gestori accreditati all’AGID sta per essere tuttavia incrementata da ulteriori 2 gestori.

Vediamo in breve i tratti salienti del sistema.

Cos’è lo SPID?

Lo SPID, come anticipato di un PIN unico che attraverso un comune sistema di login permetterà a cittadini e imprese di accedere a tutti i servizi offerti dalla PA – dall’agenzia delle entrate, all’INPS, all’INAIL e via dicendo – attraverso una sola identità, dunque evitando l’effetto moltiplicatore di password, utenze e pin, che nei fatti riduce la sicurezza e l’utilizzabilità dei servizi.

Come si richiede lo SPID?

La richiesta del PIN Unico SPID per le persone fisiche può essere effettuata con i dati anagrafici e un documento di identità che è richiesto per la registrazione. Per lo SPID per le persone giuridiche sarà necessario il codice fiscale e la Partita IVA oltre che naturalmente la sede legale, la ragione e la denominazione sociale. Per entrambe le registrazioni sono inoltre necessari un recapito telefonico, una mail e un domicilio fisico o digitale.

A cosa serve la SPID?

Il sistema SPID serve a razionalizzare i servizi online di tutte le amministrazioni, permettendo – in linea di principio – alle imprese di migliorare la propria performance in tema di gestione del rapporto con la PA. Il sistema, insomma dovrebbe restituire tempo ai cittadini, nelle parole del Ministro Madia, perché l’unico sistema di identificazione permetterebbe uno scambio di dati più agevole.

Chi aderisce allo SPID?

Non tutte le regioni aderiscono allo SPID. Naturalmente, come sempre accade nel nostro Paese, la semplificazione non è un principio assoluto ma soggettivo. Non è una semplificazione per una vecchina prender la pensione con il bancomat. Allo stesso modo, fuor di metafora, non è una semplificazione per un’infrastruttura obsoleta, adeguare il proprio sistema per garantire servizi digitali nei tempi che si impongono perché essi risultino effettivamente efficaci. Passa, insomma – paradossalmente – anche dalla capacità operativa delle PPAA, l’efficacia del sistema SPID.

E non è forse un caso che le regioni pronte al grande passo siano solo Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte, Liguria, Umbria. Non una regione più in là del Tevere.

E tuttavia l’obiettivo pare sia di diffondere il sistema del PIN unico all’intera PA entro 2 anni.

Quanto costa lo SPID?

Ad oggi – e si spera anche nel futuro, ma su questo non ci sono ancora sufficienti garanzie – lo SPID sarà gratuito. Ma non per tutti.

Il sistema resterà a costo zero certamente per i prossimi due anni, stando a quanto è satto annunciato nella conferenza di presentazione.

Tuttavia, come sempre, nel leggere tra le righe si intravede una prospettiva diversa.

Lo SPID prevede tre livelli di sicurezza. Due di essi corrispondono di fatto alle versioni con le quali si può accedere a tutti i servizi online, e tali livelli saranno gratuiti. Tuttavia esiste un terzo livello, associato ad una smartcard – come accade oggi per alcuni dei dispositivi di firma digitale – che sarà a pagamento e riguarderà più che il comune cittadino, i professionisti.



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