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Lo sai che? Lite temeraria: responsabilità aggravata solo per colpa grave o mala fede

Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2015

Motivi pretestuosi o dilatori: la condanna al risarcimento del danno richiede il dolo o la colpa grave.

 

Per condannare chi perde la causa a pagare, oltre che le spese processuali, anche il risarcimento del danno, è necessario che quest’ultima abbia agito o resistito alle richieste della controparte con colpa grave o malafede.

A ricordarlo è la Cassazione che, con una recente sentenza [1], chiarisce a tutti il significato della norma del codice di procedura civile [2] che, appunto, regola quella che viene definita “responsabilità processuale aggravata”. Vediamo di che si tratta.

 

Cosa prevede il codice di procedura civile

Quando si perde una causa, e non ricorrono i motivi per cui il giudice può disporre la compensazione delle spese (leggi a riguardo “Quando si pagano le spese processuali con la riforma”), si viene condannati anche a pagare le cosiddette “spese processuali” che consistono nelle somme versate dalla controparte per essere stata costretta a difendersi in giudizio.

Non solo. Il giudice può anche condannare la parte soccombente, oltre che alle spese, anche al risarcimento dei danni, qualora risulti che questa abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave (ossia quando si configuri una “responsabilità aggravata”).

La condanna può avvenire su richiesta della controparte o anche d’ufficio, quindi senza bisogno di una specifica richiesta avanzata da parte di chi ha vinto il giudizio. In tal caso, non riuscendo a determinare quantitativamente il danno subìto, il giudice liquida la somma “in via equitativa”, ossia secondo quanto – in base alla sua esperienza – gli sembra giusto.

Responsabilità aggravata

La condanna per “responsabilità processuale aggravata” – aggiunge la Corte nella sentenza in commento – necessita sempre dell’effettivo accertamento della mala fede o della colpa grave della parte soccombente. La ragione è semplice: agire in giudizio per far valere una pretesa che si rivela infondata non è condotta di per sé rimproverabile. È necessario, invece, accertare che la lite sia stata temeraria ossia che vi sia stato il dolo o la colpa grave nell’azione. E, una volta accertato ciò, se ne deve fare menzione nella motivazione della sentenza.

Ma quanto si può dire che una lite sia davvero temeraria? La temerarietà della lite può essere ravvisata:

– nella coscienza dell’infondatezza della domanda (mala fede)

– oppure nella colpevole insistenza in ragioni la cui infondatezza giuridica ben può essere verificata con l’uso dell’ordinaria diligenza.

note

[1] Cass. sent. n. 27534 del 30.12.2014

[2] Art. 96 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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