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È diffamazione dire “pregiudicato” anche al condannato in via definitiva

11 Gennaio 2015
È diffamazione dire “pregiudicato” anche al condannato in via definitiva

Libertà d’espressione limitata se l’espressione, pur corrispondente al vero, ha l’effetto di ledere la reputazione della vittima.

 

L’utilizzo del termine “pregiudicato” può costituire diffamazione anche se rivolto a un soggetto già condannato con sentenza definitiva. A dirlo è stata la Cassazione in una recente sentenza [1].

Secondo i supremi giudici è necessario prendere in considerazione non solo il significato letterale della frase pronunciata dall’agente, ma soprattutto, l’effetto dell’eventuale offesa che tale comportamento produce sulla reputazione della vittima. Insomma, se anche corrispondente al vero, l’espressione offensiva in determinati casi è vietata.

In particolare, per stabilire se vi sia reato di ingiuria o meno, è necessario verificare le modalità con le quali il vocabolo viene adoperato. È diffamatorio l’attributo, anche se corrispondente a un dato reale, quando viene utilizzato per “imporre un marchio di stigmatizzazione generale” che va ben oltre il riferimento ad una circostanza realmente accaduta. In pratica, se l’intento non è tanto quello di riportare un fatto storico, ma di esprimere un aggettivo qualificativo, esprimendo un significato deteriore (“fuorilegge”), allora scatta il reato.

In questi termini, il diritto di critica non può essere tutelato, posta la necessità di bilanciarlo con il contrapposto diritto al reinserimento sociale del reo e il suo diritto (costituzionale) a che venga dimenticata la condanna per la quale ormai sia stato pagato il debito con lo Stato (diritto all’oblio). Ciò onde evitare che ogni soggetto processato e/o condannata divenga perenne bersaglio del discredito dei consociati.

Il nostro ordinamento assicura una tutela dell’immagine sociale anche a chi sia gravato da precedenti giudiziari, non potendo legittimare una sorta di perenne strumento di offesa – nei casi in cui le specifiche modalità espressive così lo qualifichino – nei confronti di cittadini che, così, sarebbero illegittimamente discriminati.


note

[1] Cass. sent. n. 475/15 dell’8.01.2015.

Autore immagine: 123rf com


3 Commenti

  1. IL PREGIUDICATO è UN SOGGETTO GIUDICATO PRIMA O PRECEDENTEMENTE DA UNA SENTENZA PASSATA IN COSA GIUDICATA.
    ORA SCOPRIAMO, SECONDO IL RAGIONAMENTO DELLA CASSAZIONE, CHE IL GIUDICATO RESO DAI GIUDICI E’ DUNQUE DIFFAMATORIO IN QUANTO QUALIFICA UNO STATO REALE CON UN AGGETTIVO QUALIFICATIVO. E’ NORMALE CHE UN AGGETTOIVO QUALIFICHI QUALCOSA O QUALCUNO COME BELLO, BRUTTO, CATTIVO , FATISCENTE, PREGUSTATO,PREGIUDICATO ETC
    SIAMO ALLE COMICHE GIUDIZIARIE!!!

    1. lo stato antecedente non è più reale quando passa in giudicato.Lo stato reale è quello attuale in quanto previsto dalla costituzione e valorizzato dal codice di procedura penitenziario e penale.Salvatore.

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