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Comune, Entrate o Equitalia non possono notificare con poste private

11 gennaio 2015


Comune, Entrate o Equitalia non possono notificare con poste private

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 gennaio 2015



La notifica deve seguire lo schema imposto dalla legge ed avvenire ad opera dei soggetti legittimati come i messi comunali, Poste Italiane o gli ufficiali giudiziari.

Aumentano le segnalazioni dei nostri lettori che ci segnalano di aver ricevuto, chi da parte del Comune, chi dall’Agenzia delle Entrate e chi ancora da Equitalia, avvisi di accertamento o cartelle esattoriali notificati attraverso un servizio di poste private.

È bene subito chiarire che, per come più volte sottolineato già dalla giurisprudenza, tale notifica è illegittima (leggi “Nulli gli atti giudiziari e del fisco notificato con le poste private” e “Equitalia non può notificare le cartelle con posta privata”.

La Cassazione, in particolare, ha affermato che [1] le pubbliche amministrazioni che, per le notificazioni dei loro atti, si avvalgono del servizio postale [2] sono tenute a rivolgersi obbligatoriamente al “fornitore del servizio postale universale”, e cioè a Poste Italiane Spa.

Risultato: la notificazione affidata all’agenzia privata di posta ed eseguita dai dipendenti della stessa, si deve considerare nulla. E ciò per la semplice considerazione per cui le società private, non essendo – a differenza dei dipendenti di Poste Italiane – incaricati di un servizio pubblico, non sono autorizzati a dare certezza alla data di spedizione, ricezione e al processo verbale di consegna dal plico.

Tuttavia, se il contribuente si oppone all’avviso di accertamento, eccependo la sola irregolarità della notificazione, rischia, per il semplice fatto di avere ricorso, di sanare l’irregolarità. Potrebbe sembrare un paradosso, un gatto che si morde la coda: la notifica è nulla, ma se eccepita davanti al giudice viene sanata. Come è possibile? Ma soprattutto, come risolvere il problema? Cerchiamo di capire la questione in modo semplice.

Lo scopo della notificazione è quello di porre il destinatario in condizione di difendersi. Perciò, con l’impugnazione dell’atto, il destinatario dimostra che la notificazione, comunque essa sia avvenuta (e quindi anche attraverso la posta privata o effettuata a persona non legittimata a ricevere il plico, ecc.), ha raggiunto il suo scopo. Ebbene, per giurisprudenza consolidata, ogni volta che un atto (sia esso processuale che fiscale) raggiunge il suo scopo, ogni vizio viene automaticamente sanato. In pratica, se il soggetto notificato dimostra (anche involontariamente, ossia presentando un semplice ricorso) che l’atto gli è arrivato in qualsiasi modo tra le mani e ne ha preso conoscenza in tempo per opporsi, fa sì che tutte le irregolarità vengano “purgate”.

Il Codice di procedura civile [3] stabilisce infatti che la nullità di una notifica non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato.

Come uscire, dunque, dal problema e sollevare l’illegittimità della notifica senza sanarla? Il destinatario dell’atto deve avere la pazienza di aspettare la successiva mossa del Comune, di Equitalia o del Fisco.

La strategia deve essere la seguente.

Poiché l’accertamento non impugnato si traduce sempre in una pretesa (in via esecutiva) di riscuotere, con esecuzione forzata, i tributi accertati, il cui pagamento sarà intimato con cartella di pagamento o con ingiunzione fiscale, il contribuente potrà ricorrere contro questo successivo atto ed eccepire solo allora – senza timore di incorrere in sanatorie – di non aver mai ricevuto l’accertamento a monte. Facciamo un esempio: se l’accertamento viene notificato con posta privata e il contribuente non muove un dito, probabilmente riceverà la cartella di Equitalia. A questo punto dovrà ricorrere contro quest’ultima, eccependo di non aver mai ricevuto l’atto prodromico. Quando il Comune esibirà l’avviso di ricevimento sottoscritto da persona non abilitata (il fattorino dell’agenzia privata non è un “agente postale”, e non è un “pubblico ufficiale”), il contribuente potrà far valere l’inesistenza della notificazione. In questo modo dovrebbe vincere il ricorso.

note

[1] Cass. sent. n. 22375 del 19.10.2006.

[2] Art. 14 L. 689/1981.

[3] Art. 156 comma 3, cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Se l’avviso di accertamento del Comune per il Tributo Tarsu viene consegnato da Poste Italiane S.p.A.,e’valido,pero’ il contribuente dove vede il giorno in cui ha ricevuto l’atto in quanto la r.r. firmata da un familiare o portiere viene restituita all’Ufficio che ha emesso l’avviso ,quindi come fa il contribuente a poter vedere il termine per l’eventuale ricorso.

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