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Che cos’è il semipresidenzialismo?

30 Dicembre 2022 | Autore:
Che cos’è il semipresidenzialismo?

Meloni ha sempre spinto in questa direzione: ma cosa cambierebbe in Italia? Quali sono i poteri del capo di uno Stato semipresidenziale?

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lo ha detto più volte: finché resterà a Palazzo Chigi, non si stancherà di percorrere la strada che porta alla riforma delle istituzioni. A cominciare dal vertice, cioè dalla Presidenza della Repubblica, dove immagina un modello diverso rispetto a quello in vigore dal Dopoguerra: quello del semipresidenzialismo. Ma che cos’è il semipresidenzialismo? Che differenze ci sono tra questa forma di governo e quella attuale? E perché dovrebbe essere un vantaggio per il nostro Paese e non un semplice capriccio o una fissazione di un leader politico?

È da tempo che, quando si parla di riformare i vertici istituzionali, si parla di «semipresidenzialismo alla francese». Verrebbe da proporre una riflessione. All’estero, tutti sanno come si chiamano il nostro Capo dello Stato e il nostro presidente del Consiglio, via via che si succedono. Ma, pensando alle massime autorità francesi, chi ricorda il nome di un solo Primo ministro di Parigi? Vengono in mente i cognomi di Mitterrand, di Sarkozy, di Hollande, del più recente Macron. Tutti inquilini dell’Eliseo, cioè tutti presidenti della Repubblica francese. Ma i loro primi ministri come si chiamavano?

Ecco, questo è un segnale, per quanto banale, di che cosa vuol dire il semipresidenzialismo: il protagonismo quasi assoluto del capo di uno Stato, che sovrasta quello del presidente del Consiglio e che detiene in buona parte la funzione esecutiva, da noi interamente delegata a Palazzo Chigi.

Questo sistema di governo non appartiene soltanto alla Francia, anche se da noi viene citata spesso sia per una questione di vicinanza geografica sia perché rappresenta il modello che più assomiglia a quello voluto dal Governo italiano di centrodestra. La repubblica semipresidenziale, prima ancora della Francia, era una realtà già in Finlandia (fino al 2000), in Austria, in Islanda. Poi è arrivata in Portogallo e in tre Stati dell’Est europeo, cioè Lituania, Ucraina e Romania.

Una repubblica semipresidenziale è, comunque, una forma di democrazia rappresentativa: il Capo dello Stato viene eletto non dal Parlamento in seduta comune con i rappresentanti delle Regioni, come succede da noi, ma direttamente dal popolo. È lui che, successivamente, nomina il suo Primo ministro, il quale avrà, comunque, bisogno della fiducia parlamentare.

In sostanza, nella repubblica semipresidenziale succede questo:

  • il popolo elegge direttamente il Capo dello Stato, il quale detiene dei poteri sostanziali e reali;
  • il presidente della Repubblica nomina un Primo ministro ed un Governo, che devono ottenere la fiducia del Parlamento;
  • il presidente della Repubblica (e non solo il Parlamento) può forzare la revoca del Primo ministro e del Governo.

Il Capo dello Stato condivide la funzione esecutiva con il Primo ministro e con il Governo, i quali sono, comunque, un’espressione della maggioranza parlamentare.

Più nello specifico, il Presidente detiene il potere di indirizzo politico, soprattutto per quanto riguarda la politica estera, ed è a capo della diplomazia e delle forze armate, oltre a presiedere il Consiglio superiore della Difesa e il Consiglio superiore della Magistratura.

Tra i poteri esclusivi del Presidente ci sono:

  • il ricorso al referendum su proposta del Governo o delle Camere;
  • il diritto di sciogliere l’Assemblea;
  • la nomina di tre membri e del presidente del Consiglio costituzionale;
  • il controllo di legittimità costituzionale preventivo: può chiedere al Consiglio costituzionale un ulteriore controllo di una legge prima della promulgazione.

Tra i poteri condivisi con il Governo ci sono:

  • la nomina o revoca di ministri su proposta del Primo ministro;
  • la promulgazione di leggi deliberate dal Consiglio dei ministri;
  • la negoziazione e ratifica di trattati internazionali.

In caso di emergenza nazionale il Presidente assume pieni poteri e può legiferare per decreto.

Da noi, invece, le cose sono diverse. L’Italia è una repubblica parlamentare e, in quanto tale, il Presidente viene eletto non direttamente dal popolo, come nel sistema semipresidenziale, ma dal Parlamento in seduta comune con l’aggiunta dei rappresentanti delle Regioni. Sono i cosiddetti «Grandi elettori».

Il nostro presidente della Repubblica ha un ruolo di garanzia e di rappresentanza. Dice l’articolo 87 della Costituzione che il nostro Capo dello Stato:

  • rappresenta l’unità nazionale;
  • può inviare messaggi alle Camere;
  • indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione;
  • autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo;
  • promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti;
  • indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione;
  • nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato;
  • accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere;
  • ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere;
  • presiede il Consiglio superiore della magistratura;
  • può concedere grazia e commutare le pene;
  • conferisce le onorificenze della Repubblica.

Che cosa ci guadagnerebbe l’Italia con un semipresidenzialismo? Si avrebbe la facoltà di mettere nelle mani del popolo la scelta del proprio Capo di Stato, il quale acquisterebbe maggiori poteri decisionali rispetto a quello attuale. Purché non ci si illuda troppo: i candidati verrebbero sempre scelti dalla politica, esattamente come succede ora. Solo che al Quirinale ci andrebbe il vincitore alle urne, a dir tanto dopo un ballottaggio (e non dopo infinite votazioni a vuoto).

Che cosa si rischierebbe? Viene una sola, istintiva risposta: di perdere una figura di garanzia in grado di fermare eventuali abusi da parte di chi ha avuto la maggioranza parlamentare.



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