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Si può controllare un dipendente con il Gps dell’auto?

2 Gennaio 2023 | Autore:
Si può controllare un dipendente con il Gps dell’auto?

Possono essere utilizzati i dati del sistema di geolocalizzazione per giustificare un licenziamento? Quali vincoli per il datore?

Tra i poteri direttivi riconosciuti dalla legge ai datori di lavoro c’è quello di vigilanza, che nasce dalla necessità di verificare il corretto svolgimento delle prestazioni da parte dei dipendenti e di tutelare il patrimonio aziendale. Particolare importanza viene data ai controlli a distanza, materia delicata perché deve essere, comunque, rispettato il diritto alla privacy dei lavoratori. Il datore può utilizzare, a determinate condizioni, gli strumenti dati in dotazione ai dipendenti per lo svolgimento della loro attività al fine di ottenere dati e informazioni riguardanti il loro comportamento. Questo, però, deve accadere solo nel luogo di lavoro? Ad esempio, si può controllare un dipendente con il Gps dell’auto aziendale? E, se attraverso le informazioni ricavate, si scopre che il lavoratore non rispetta il contratto, si può attuare un licenziamento?

Come si diceva, la questione è alquanto delicata. Tuttavia, secondo una recente sentenza della Corte europea dei diritti umani, nulla vieta al datore di avviare il procedimento disciplinare che porta alla fine del rapporto di lavoro sulla base dei dati ricavati dal geolocalizzatore dell’auto, se emerge una condotta contraria ai princìpi di correttezza e di buona fede da parte del dipendente. Vediamo.

Fin dove arriva il potere di vigilanza del datore?

Il potere di vigilanza del datore di lavoro è una conseguenza diretta del potere direttivo che gli spetta in quanto titolare dell’impresa. Egli ha la facoltà di controllare, anche a distanza, l’operato dei propri dipendenti al fine di accertarsi sulla loro correttezza nello svolgimento dell’attività affidata.

Gli strumenti utilizzati dal lavoratore per la propria prestazione (pc, tablet, cellulari, ecc.) e quelli di registrazione degli accessi e delle presenze (il classico badge) possono essere liberamente utilizzati dal datore per ottenere dati e informazioni attinenti all’attività lavorativa dei dipendenti, ma solo se:

  • è stata data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d’uso degli strumenti stessi e l’effettuazione dei controlli;
  • è stata rispettata la normativa in tema di privacy;
  • lo strumento utilizzato dal lavoratore per adempiere la prestazione non viene appositamente modificato per controllare il lavoratore.

Per fare l’esempio del Gps dell’auto aziendale, le apparecchiature che utilizzano questo sistema vengono considerate strumenti impiegati dal lavoratore per rendere la propria attività lavorativa se essenziali o funzionali per l’esecuzione dell’attività stessa o se il loro utilizzo è imposto da specifiche disposizioni normative di carattere legislativo o regolamentare (ad esempio: sistemi GPS per il trasporto di portavalori superiore a 1.500.000 euro).

In tali casi, per la loro installazione, non è richiesto alcun accordo sindacale o alcuna autorizzazione da parte dell’Ispettorato territoriale del lavoro. Se, invece, il sistema di geolocalizzazione dei veicoli non è direttamente preordinato all’esecuzione della prestazione, ma utilizzato per rispondere ad esigenze ulteriori di carattere assicurativo, organizzativo, produttivo o per garantire la sicurezza del lavoro, è necessario sia l’accordo sindacale (o in sua assenza l’autorizzazione dell’Ispettorato), sia la garanzia di riservatezza per i dipendenti, come richiesto più volte dal Garante della privacy [1].

In buona sostanza, il datore è libero di utilizzare i dati del Gps dell’auto aziendale senza dire alcunché solo nel caso in cui il sistema sia necessario per lo svolgimento dell’attività del dipendente. Altrimenti, dovrà far riferimento ad un accordo sindacale o ad un’autorizzazione dell’Itl sempre nel rispetto della privacy del lavoratore.

I dati del Gps dell’auto aziendale possono servire per un licenziamento?

Appurato che il datore, in certe circostanze e a determinate condizioni, può controllare a distanza il lavoratore utilizzando gli strumenti messi a disposizione del dipendente per lo svolgimento della sua attività, il controllo con il Gps dell’auto può servire per ricavare i dati che servono per un licenziamento? E queste informazioni possono essere usate in una causa in tribunale?

Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo [2], il provvedimento espulsivo deciso dal datore sulla base di dati raccolti da un sistema di geolocalizzazione installato su un’auto aziendale per tracciare i chilometri percorsi è conforme alla Convenzione dei diritti dell’uomo.

Il caso che ha occupato i giudici della Cedu riguardava un informatore scientifico, in forza ad un’azienda farmaceutica, che utilizzava per svolgere la sua attività un veicolo messo a disposizione dal datore. Il dipendente si era opposto all’installazione del Gps perché lo riteneva contrario alle norme sulla privacy, dopodiché, per evitare ogni tipo di controllo, aveva anche manipolato il sistema e rimosso la scheda Gsm dal dispositivo. Da qui, la decisione dell’azienda di licenziarlo. Decisione sulla quale la Corte dei diritti umani si è detta d’accordo.

Intanto, osservano i giudici di Strasburgo nella loro recente sentenza, il controllo con il Gps dell’auto aziendale è legittimo nel momento in cui il dipendente viene informato dell’esistenza del dispositivo. È vero che il sistema può avere qualche incidenza sulla vita privata del lavoratore ma – precisa la Corte – il datore non viola le regole quando informa i dipendenti della necessità di installare il dispositivo per controllare le spese aziendali ed i chilometri percorsi, inclusi quelli che non riguardano strettamente l’attività lavorativa, ed avverte che, nel caso in cui ci fosse un contrasto tra i dati rilevati e quelli comunicati, partirebbe il provvedimento disciplinare.

In conclusione, secondo la Cedu, se i dati del Gps sull’auto aziendale vengono considerati per la verifica dei chilometri percorsi, nell’ambito di un controllo delle spese aziendali, senza particolari ingerenze nella vita del dipendente, il datore può utilizzarli per giustificare un licenziamento quando quelle informazioni dimostrano un uso scorretto dell’auto aziendale o un’attività lavorativa ridotta rispetto a quella richiesta.


note

[1] Garante privacy provv. n. 138/2017 e n. 247/2017.

[2] Corte europea diritti uomo sent. n. 26968/1616.


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