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Il coraggio di Maria Concetta Cacciola: donna che ha lottato contro la mafia per la libertà

11 Febbraio 2012
Il coraggio di Maria Concetta Cacciola: donna che ha lottato contro la mafia per la libertà

La storia di  Maria Concetta Cacciola, la donna del Sud che ha denunciato opponendosi alla ‘ndrangheta.

Chi è Maria Concetta Cacciola? È una donna del sud, una di quelle che il destino ha voluto legare, in maniera indefettibile, al sistema mafioso calabrese: la ’ndrangheta.

È figlia di Michele, cognato di G. Bellocco, una delle più note e potenti cosche della piana di Gioia Tauro, terra infuocata da interessi illeciti, in cui le famiglie seguono ancora gli antichi schemi patriarcali.

Per scappare da questa prigione familiare, Maria Concetta accetta di sposare a soli tredici anni Salvatore Figliuzzi, anche lui legato alla mafia [1]. Lo fa non per fuggire dalla ‘ndragheta, perché ancora in lei non c’è la consapevolezza di cosa sia un sistema mafioso. È piuttosto mossa dal desiderio che nessuno può togliere ad un uomo: la sua libertà.

Così confesserà più tardi in una lettera indirizzata alla madre: “A 13 anni sposata per avere un po’ di libertà, pensavo potessi fare tutto, invece mi sono rovinata la vita, perché non mi amava, né io l’amoˮ [2].

È l’amore, quello vero, che le fa intrecciare una relazione extra-coniugale e le dà la forza, insieme all’amore per i suoi tre figli, di prendere la decisione più difficile della sua vita: denunciare tutto. Tradire la famiglia d’origine, rompere l’omertà e infrangere gli argini del sistema mafioso per raccontare tutto ciò di cui era a conoscenza.

Nel Maggio 2011, Maria Concetta decide di collaborare con i carabinieri di Rosarno [3], di entrare nel programma di protezione per i testimoni di giustizia, così come poco prima aveva fatto Giuseppina Pesce, sua cugina.

In quel programma, però, non entrano anche i suoi figli, affidati invece ai nonni. Grosso errore questo. I figli, nel cui nome aveva deciso di iniziare questa battaglia, rappresenteranno ancora una volta il legame con quella famiglia da cui voleva scappare, ancor peggio lo strumento che la famiglia utilizzerà per esercitare su Maria Concetta pressioni psicologiche, per costringerla a ritrattare tutto, uscire dal programma di protezione e tornare nella terra infuocata, nella famiglia maledetta.

Spinta dall’istinto di rivedere i suoi figli, Maria Concetta decide così di fare ritorno a Rosarno. Ad attenderla, ancora una volta, c’è il trattamento che la “famigliaˮ riserva a chi si macchia d’infamia, doppiamente nel suo caso: prima venendo meno all’obbligo di fedeltà coniugale, poi per aver denunciato il sistema, collaborando con i nemici. È così che, viene anche etichettata “maresciallaˮ.

Ma Maria non molla, sa che per avere una Calabria diversa per i suoi figli deve continuare a collaborare con la Giustizia e dare il suo contributo a debellare il sistema. È si, di “sistema” si deve parlare, perché se cresci in questa terra, lo sai, che la ’ndrangheta non è un fenomeno, è un sistema talmente radicato da sostituirsi nel governo del territorio al sistema-Sato.

È così che Maria decide di ricontattare gli inquirenti, chiede di poter tornare in una località protetta; questa volta però porterà con sé i suoi figli (quelli che aveva lasciato alla madre, pregandola di dare loro quello che lei non aveva mai avuto).

È il 18 Agosto 2011.

Ma il successivo 20 agosto, Maria Concetta decide di chiudersi in bagno e bere acido muriatico.

Suicidio. Così dicono i fatti.

La realtà è diversa. La realtà dice che Maria Concetta è una donna coraggiosa, che è stata uccisa dalla ‘ndrangheta. Nell’ordinanza di custodia cautelare, infatti, il Gip di Palmi, dott. Creazzo, asserisce che: “tutti gli elementi autoptici convergono univocamente sull’ipotesi di suicidio e le altre risultanze investigative accertano che sia stato provocato da una cappa psicologica insopportabile per qualunque essere umano”.

Oggi 9 Febbraio 2012 è un giorno da ricordare perché la Giustizia ha fatto il suo dovere: Michele Cacciola, Anna Rosalba Lazzaro e Giuseppe Cacciola, rispettivamente padre, madre e fratello di  Maria Concetta, sono stati arrestati con le accuse di maltrattamenti in famiglia, violenza e minaccia.

Più correttamente la procura di Palmi ha contestato loro l’accusa di “reiterati atti di violenza fisica e psicologicaˮ che avrebbero spinto Maria Concetta a togliersi la vita.

Insieme a questi arresti, sono stati eseguiti altri tredici fermi di affiliati alla cosca Pesce. La DDA di Reggio Calabria fa sapere che nel processo contro di loro saranno utilizzate anche le dichiarazioni fornite da Maria Concetta nei suoi mesi di collaborazione.

La storia di Maria Concetta è la storia di una donna del sud, che nasce in una realtà che non le appartiene e vive una vita che non vuole. È ancora di più, è la storia del coraggio di una persona che, per difendere il suo diritto alla libertà, decide di lasciare i comodi della vita di una donna, figlia e moglie di mafiosi, per affrontare il sistema e dare il suo aiuto per cambiarlo.

Repubblica.it [2] pubblica il testo di Maria Concetta alla madre. Un teste estremamente commovente, che vogliamo riproporvi.

Non so da dove si inizia e non trovo le parole a giustificare questo mio gesto. Mamma tu sei mamma e solo tu puoi capire, un o una figlia.. so il dolore che ti sto provocando, e spiegandoti tutto almeno ti darai una spiegazione a tutto… non volevo lasciarti senza dirti niente. Quante volte volevo parlare con te e per non darti un dolore non riuscivo. Mascheravo tutto il dolore e lo giravo in aggressività, e purtroppo non potevo sfogarmi e me la prendevo con la persona che volevo più bene.. eri tu e per questo ti affido i miei figli dove non c’è l’ho fatta io so che puoi inc… ma di un’unica cosa ti supplico, non fare l’errore mio… a loro dai una vita migliore di quella che ho avuto io, a 13 anni sposata per avere un po’ di libertà… credevo potessi tutto, invece mi sono rovinata la vita perché non mi amava né l’amo, e tu lo sai. Ti supplico non fare l’errore a loro che hai fatto con me… dagli i suoi spazi… se la chiudi è facile sbagliare, perchè si sentono prigionieri di tutto. Dagli quello che non hai dato a me. Ora non ce la faccio a continuare più voglio solo dirti di perdonarmi mamma della vergogna che ti provoco ma pian piano mi sono resa conto che in fondo sono sola, sola con tutti e tutto non volevo il lusso, non volevo i soldi.. era la serenità l’amore, che si prova, quando fai un sacrificio ma avere le soddisfazioni a me la vita non ha dato nulla che solo dolore, e la cosa più bella sono i miei figli che li porterò nel mio cuore, li lascio con dolore, un dolore, che nessuno mi ricompensa. Non abbatterti perché non lo farai capire ai miei figli datti forza per loro, non darglieli a suo padre non è degno di loro,stagli vicino ad (…nome del minore cancellato…) perché in fondo è stato sfortunato ne ha subito da piccolo.. è per questo ha il carattere in quel modo, le femminucce so che ti sentono e per questo sto tranquilla ma bada lui di più.. è più debole. Io vivrò finché Dio mi lascia ma voglio capire come si può trovare la pace in me stessa. Mamma perdonami ti prego ti chiedo perdono di tutto il male che ti sto provocando. Ti dico solo che dove andrò avrò la pace non mi cercate perché vi mettono nei casini. E non voglio arrivare dove sono arrivati gli altri, per stare in pace. Ora non riesco a parlare più so solo io quello e come la sto scrivendo ma non potevo lasciarti senza dirti e darti un saluto, so che non ti abbraccerò ne ti vedrò ma negli occhi ho solo te e i miei figli. Ti voglio bene.. mamma abbraccia i miei figli come hai sempre fatto e parlagli di me non lasciarli a loro non sono degni di loro di nessuno. Mamma Addio e Perdonami, Perdonami se puoi. So che non ti vedrò Mai perché questa sarà la volontà del Onore, che ha la famiglia per questo che avete perso una figlia Addio ti vorrò sempre bene Perdonami ti chiedo perdono. Addio

(articolo di CINZIA CUSATO)




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