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L’avvocato non può farsi affiancare dal nome di un collega di fantasia

13 Gennaio 2015
L’avvocato non può farsi affiancare dal nome di un collega di fantasia

Vietato il ricorso ad espressioni e strumenti suggestivi nell’attività professionale.

 

Quale avvocato mai si sognerebbe di affiancare, nella procura contenuta nell’atto processuale, accanto al proprio nome, quello di Parry Mason, di Cicerone o di Kevin Lomax (il famoso protagonista de “L’Avvocato del Diavolo” con Al Pacino e Keanu Reeves)! Eppure c’è chi lo ha fatto. Un legale del foro di Trani si è fatto “accompagnare”, nella difesa giudiziale, dall’avvocato Guido Guerrieri, un personaggio di fantasia dei romanzi di Gianfranco Carofiglio.

L’intento di utilizzare il nome di un soggetto inesistente al solo scopo di intimorire, almeno in prima battuta, la controparte non ha però sortito l’effetto sperato. Anzi. Il risultato è stato un procedimento disciplinare nei confronti del responsabile con l’avvertimento da parte del CNF. La sanzione è stata confermata da una recente sentenza del Tar di Bari [1].

La professione legale – ricorda il giudice – deve essere priva di suggestioni. Il nuovo codice deontologico [2], di recente entrata in vigore, vieta infatti le informazioni comparative, equivoche, ingannevoli, denigratorie o suggestive. Sino ad oggi, però, nessuno si era spinto a tanto. I casi precedenti hanno riguardato, per esempio, il riferimento, da parte di un avvocato, a sue precedenti esperienze da magistrato (con suggestioni di autorevolezza e competenza [3]), oppure alla pubblicità particolarmente “penetrante” o con insegne stradali [4].


note

[1] Tar Bari, sent. n. 5/2015.

[2] Art. 35 cod. deont. Avvocati.

[3] Cnf, decisione n. 213/2013.

[4] Antitrust decisione n. 24553/2013.

Autore immagine: 123rf com


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