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Auto investe cinghiale: chi paga il risarcimento dei danni?

3 Gennaio 2023 | Autore:
Auto investe cinghiale: chi paga il risarcimento dei danni?

Come funziona la responsabilità per il danno provocato da animali? A chi si deve chiedere il risarcimento per l’incidente causato dalla fauna selvatica?

I cinghiali sono talmente numerosi da avere invaso diverse città d’Italia, capitale compresa. Sono tante le foto che circolano sul web che mostrano intere famiglie di cinghiali in giro per le vie dei centri abitati. Purtroppo, non si tratta sempre di un fenomeno del tutto innocuo, considerato che tali animali possono rivelarsi molto aggressivi e, a volte, causare seri problemi. Ad esempio, non è raro che un cinghiale attraversi improvvisamente la strada e venga ucciso, finendo al contempo per danneggiare l’auto e ferire il conducente. In un caso del genere, chi paga il risarcimento?

Sulla questione si è recentemente espressa la Corte di Cassazione, la quale ha dovuto rispondere alla richiesta risarcitoria di un automobilista che era andato a impattare violentemente contro un cinghiale di 150 kg che era sbucato improvvisamente dal lato destro della carreggiata, riportando danni al mezzo quantificati in oltre seimila euro. Vediamo qual è stata la risposta dei Supremi giudici.

Danno provocato da animali: cosa dice la legge?

Il Codice civile stabilisce che a rispondere dei danni provocati da un animale è il soggetto che ne ha materialmente la custodia al momento dell’incidente [1]. Ciò significa che la responsabilità non è necessariamente del proprietario, ma della persona che ha concretamente in affido l’animale quando ha causato il danno.

Si pensi al cane che dà un morso a un bambino mentre viene portato al guinzaglio non dal proprietario bensì da un amico che gli aveva chiesto di poter fare un giro al parco col quadrupede.

Oppure, si pensi al veterinario che si lascia scappare il gatto che gli avevano consegnato, il quale poi fugge in sala d’attesa graffiando un bambino che si trovava lì.

La responsabilità si estende ovviamente anche ai casi in cui l’animale sia fuggito, sottraendosi così alla custodia: in questa ipotesi, la responsabilità è sempre della persona che avrebbe dovuto badare all’animale (quasi sempre, il proprietario).

Danno causato da animali: quando non c’è responsabilità?

Secondo la legge, non c’è responsabilità per il danno causato da animali se il proprietario (o il custode) dimostra il caso fortuito, cioè un evento imprevedibile e inevitabile che ha di fatto prodotto le condizioni affinché l’animale potesse provocare il danno.

Ad esempio, se un cane di grossa taglia fugge dal recinto che è stato divelto da una tromba d’aria, il passante azzannato dall’animale non potrà prendersela con il proprietario, il quale non ha avuto nessuna colpa nella fuga del quadrupede.

Auto investe cinghiale: chi è responsabile?

Secondo la sentenza della Corte di Cassazione citata in apertura, il risarcimento per il danno causato dai cinghiali compete alle Regioni, in quanto responsabili della gestione della fauna selvatica [2]. Le Regioni possono solo rivalersi eventualmente su enti o associazioni a cui hanno delegato il controllo.

Ma c’è di più: secondo i Supremi giudici, anche al danno da fauna selvatica si applica la responsabilità oggettiva prevista a carico di tutti coloro che sono proprietari o custodi di animali.

Così testualmente la Corte di Cassazione: «nell’azione di risarcimento del danno cagionato da animali selvatici a norma dell’art. 2052 cod. civ. la legittimazione passiva spetta in via esclusiva alla Regione, in quanto titolare della competenza normativa in materia di patrimonio faunistico, nonché delle funzioni amministrative di programmazione, di coordinamento e di controllo delle attività di tutela e gestione della fauna selvatica, anche se eventualmente svolte – per delega o in base a poteri di cui sono direttamente titolari – da altri enti; la Regione può rivalersi (anche mediante chiamata in causa nello stesso giudizio promosso dal danneggiato) nei confronti degli enti ai quali sarebbe in concreto spettata, nell’esercizio di funzioni proprie o delegate, l’adozione delle misure che avrebbero dovuto impedire il danno».

La Suprema Corte specifica altresì che grava sul danneggiato l’onere di dimostrare il nesso di causalità tra il comportamento dell’animale e l’evento lesivo, mentre spetta alla Regione fornire la prova liberatoria del caso fortuito, dimostrando che la condotta dell’animale si è posta del tutto al di fuori della propria sfera di controllo, come causa autonoma, eccezionale, imprevedibile o, comunque, non evitabile neanche mediante l’adozione delle più adeguate e diligenti misure (concretamente esigibili in relazione alla situazione di fatto e compatibili con la funzione di protezione dell’ambiente e dell’ecosistema) di gestione e controllo del patrimonio faunistico.


note

[1] Art. 2052 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 37595 del 22 dicembre 2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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