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Lo sai che? Se il corriere TNT porta a casa la cartella di Equitalia

Lo sai che? Pubblicato il 13 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 gennaio 2015

Nel nostro Comune stiamo ricevendo sempre le notifiche delle cartelle di Equitalia tramite la posta privata e, in particolare, con TNT: ho letto dal vostro sito che tale notifica sarebbe nulla. Cosa posso fare per impugnarla?

Non è la prima volta che un nostro lettore ci segnala di aver ricevuto la cartella di pagamento da parte di Equitalia, o un avviso di pagamento da parte dell’Amministrazione finanziaria o del Comune, notificatogli attraverso un servizio di posta privata. In questi casi, come avevamo già detto in precedenti articoli (leggi “Comune, Entrate o Equitalia non possono notificare con poste private”), la giurisprudenza dei tribunali di primo e secondo grado [1], nonché della stessa Cassazione [2], ha sempre dichiarato che la notifica effettuata da soggetti diversi da Poste Italiane, è nulla. Ciò perché solo gli agenti postali hanno la qualifica di pubblici ufficiali e possono dare, ai propri atti e certificazioni, la fede privilegiata. Si pensi al timbro postale che, messo dal postino, certifica inequivocabilmente – fino a querela di falso [3] – la data di consegna o di spedizione del plico.

Dunque, correttamente, nel caso di specie, la cartella esattoriale consegnata dal corriere TNT è nulla.

Ma attenzione. Poiché scopo della notifica è pur sempre quello di portare a conoscenza del destinatario l’atto, non potrebbe il contribuente da un lato sostenere che la notifica non gli è mai pervenuta (perché non certificata dal corriere privato) e, nello stesso tempo, impugnare la cartella. Infatti, contestando la cartella di Equitalia non si fa altro che ammettere di averla ricevuta. Come si fa a dire di non essersi potuti difendere se, invece, proprio in quell’istante ci si sta difendendo davanti al giudice? Questa considerazione, del tutto logica, si traduce in un principio: l’impugnazione della cartella sana eventuali vizi della notifica, perché dimostra che la notifica stessa ha raggiunto il suo scopo, ossia arrivare nelle mani del contribuente (in qualsiasi modo ciò sia avvenuto).

Potrebbe sembrare un controsenso, un gatto che si morde la coda. Che ragione vi sarebbe allora – potrebbe chiedersi il cittadino – di stabilire che la notifica è nulla se poi non la si può contestare davanti al giudice perché, non appena impugnata, il vizio si sana?

La soluzione è, invece, nel “mantenere i nervi saldi” e non impugnare la cartella, ma attendere la successiva mossa di Equitalia. Una cartella, infatti, è sempre preludio di un’esecuzione forzata o di una misura cautelare (fermo auto o iscrizione di ipoteca). In tali casi, l’eventuale preavviso della misura cautelare o l’atto di pignoramento potrà essere impugnato dal contribuente, il quale ben potrà, solo allora, asserire che alcuna notifica – regolare – ha mai ricevuto.

Peraltro, nel giudizio di contestazione che si apre in quel momento [4] – sarà Equitalia a dover dimostrare (con onere della prova a suo carico) la correttezza della notifica della precedente cartella. A tal fine non potrà limitarsi a produrre fotocopie o estratti di ruolo, bensì dovrà depositare l’originale della ricevuta a.r. della raccomandata spedita da Poste Italiane e la copia della relativa cartella esattoriale che si è tentato di notificare.

note

[1] CTP Benevento, sent. n. 382/3/2014.

[2] Cass. sent. n. 22375/2006. Cass. sent. n. 2699/2014.

[3] Almeno secondo l’orientamento condiviso dalla maggior parte dei tribunali.

[4] Art. 615 cod. proc. civ.: opposizione all’esecuzione.


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