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La minaccia di Pechino dopo la scelta italiana di fare i tamponi

3 Gennaio 2023 | Autore:
La minaccia di Pechino dopo la scelta italiana di fare i tamponi

Pechino minaccia «contromisure basate sul principio di reciprocità» nei confronti di tutti quei Paesi che impongono restrizioni a chi arriva dalla Cina.

La scorsa settimana il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha firmato un’ordinanza con la quale viene stabilita l’obbligatorietà fino al 31 gennaio 2022 di effettuare tamponi anticovid a tutti coloro che arrivano dalla Cina, eccezion fatta per alcuni casi specifici. Una decisione che altri Paesi europei ed extraeuropei in questi ultimi giorni stanno a loro volta adottando per arginare la circolazione del virus e per sequenziare le diverse varianti. Una decisione che, però, non è affatto stata apprezzata da Pechino.

Il governo cinese ha condannato la decisione di diverse nazioni di ripristinare test e restrizioni per le persone in arrivo dalla Cina a causa dell’alto numero di contagi nel Paese asiatico, avvertendo che potrebbe prendere «contromisure» in risposta.

«Alcuni Paesi hanno adottato restrizioni all’ingresso che prendono di mira solo i viaggiatori cinesi. Ciò manca di basi scientifiche e alcune pratiche sono inaccettabili», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, durante un punto stampa, aggiungendo la Cina potrebbe «prendere contromisure basate sul principio di reciprocità».

Per il momento, in ogni caso, «non si prevede che l’aumento dei casi di Covid-19 in Cina avrà un impatto sulla situazione epidemiologica nell’Unione Europea e nello Spazio economico europeo, tuttavia monitoriamo costantemente la situazione con gli Stati membri». Così l’Ecdc, l’European Centre for disease prevention e control, sottolineando inoltre che le varianti Covid «che circolano oggi in Cina sono già presenti in Europa e non rappresentano un rischio per la risposta immunitaria dei cittadini europei che hanno livelli di immunizzazione e vaccinazione relativamente elevati».

«Il numero di contagi in Cina ha raggiunto un livello record con un picco il 2 dicembre 2022 – ricorda l’Ecdc -. Nelle ultime tre settimane l’incidenza è diminuita probabilmente anche a causa di un minore numero di tamponi effettuati, con conseguente minor numero di infezioni rilevate».

La Cina «ha iniziato a depositare le sequenze di Sars-CoV-2 nel database Gisaid EpicoV in numero maggiore rispetto al passato – evidenziano gli esperti Ecdc – Dall’1 al 30 dicembre 2022, la Cina ha depositato 592 sequenze, di cui 540 sono state depositate la settimana dal 25 al 30 dicembre. Queste sequenze appartenevano principalmente ai lignaggi (compresi i loro sotto lignaggi) BA.5.2 (35%), BF.7 (24%), BQ.1 (18%), BA.2.75 (5%), XBB (4% ), BA.2 (2%)». Dagli screening effettuati sui viaggiatori cinesi «è stato rilevato che circolano in Cina anche le varianti BA.5.6, BA.4.6, BM.4.1.1 e BA.2.3.20. Ma non è stata rilevata alcuna nuova variante».



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