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Editoriali Cause: l’anagrafe tributaria regala le informazioni segrete sui redditi

Editoriali Pubblicato il 14 gennaio 2015

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> Editoriali Pubblicato il 14 gennaio 2015

Dichiarazioni dei redditi e dati bancari in chiaro a chiunque per utilizzo a fini giudiziario o per i pignoramenti.

Sul finire dello scorso anno si è tenuta una causa, davanti al Consiglio di Stato, che dimostra quante e quali implicazioni avrà, da oggi, il libero accesso, da parte di tutti i cittadini, all’anagrafe tributaria (la banca dati fino a ieri in uso solo al fisco) per conoscere i redditi della loro controparte.

È successo che un tale, avendo preteso il mantenimento dalla moglie – di gran lunga più benestante di lui – abbia chiesto copia delle sue dichiarazioni dei redditi, dei contratti di affitto di immobili e, soprattutto, delle informazioni trasmesse dalle banche all’Anagrafe tributaria. In tale occasione, il Consiglio di Stato, riconoscendo il diritto all’uomo, ha espresso alcuni importantissimi principi.

Il primo di questi è che il diritto alla privacy sui redditi dei cittadini trova un limite laddove un altro soggetto intenda esercitare un proprio diritto alla difesa giudiziale. In buona sostanza, tutte le volte in cui si voglia difendere un interesse riconosciuto dall’ordinamento, si può violare la riservatezza altrui. Su questo è d’accordo anche il Garante della Privacy, per cui non ci dilungheremo oltre.

Il secondo aspetto importantissimo è che le informazioni presenti nell’Anagrafe tributaria, e quindi i dati finanziari dei contribuenti, non sono affatto di dominio solo del fisco, ma di tutti, ogni volta che sia in ballo un diritto contrapposto, tutelato dalla nostra Costituzione.

Dunque, così come, nel caso di specie, il marito ha ottenuto l’autorizzazione a utilizzare le informazioni fiscali della moglie per poi “svelarle” al giudice, così ognuno di noi, da oggi, avrà accesso libero alle informazioni segrete sui redditi e sui conti in banca della propria controparte. E ciò varrà sia in sede di contenzioso, sia nella successiva ed eventuale fase di esecuzione forzata, laddove bisognerà andare a scovare i beni pignorabili della parte soccombente.

Ecco perché la vicenda è diventata di (grande) interesse generale: al di là dei modi di accesso a questi dati sensibili (che, per ora, consentono solo la loro “visione” e non l’estrazione di “copie”), comunque, ciò che conta è la sostanza della sentenza, che fa capire come l’archivio che il fisco sta costruendo anno dopo anno sarà una fonte a cui potranno attingere tutti i cittadini. E quindi, non solo l’amministrazione finanziaria per finalità di controllo fiscale.

La preoccupazione di tutti, all’alba del varo del nuovo maxi cervellone del fisco – l’Anagrafe tributaria, appunto – era solo quella di un impiego indiscriminato di tali informazioni per svolgere controlli fiscali automatici. Ora – anche dopo l’ultima riforma della giustizia che ne consente l’utilizzo in fase di esecuzione forzata – è a tutti evidente quali e quanti utilizzi essa consentirà in altri campi legali.

note

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Se i dati fossero disponibili anche prima di avviare una procedura giudiziale forse però si potrebbero evitare numerose controversie che poi non porterebbero alcun beneficio al proponente. La realtà è che effettivamente esistono numerose persone che di fatto non hanno alcun bene (o comunque possiedono beni di scarso valore), verso i quali risulta effettivamente (anche in considerazione degli importi da recuperare) svantaggioso avviare una procedura giudiziale di recupero crediti, con tutte le spese che essa comporta e con i tempi della giustizia a cui siamo vincolati. Dovrebbe essere studiata una procedura per mettere a disposizione le informazioni, anche prima di avviare una procedura (o comunque senza dover prima spendere soldi per avviarla!!!)

  2. I dati sono accessibili prima di avviare la controversia e si ottengono con istanza di accesso ai sensi della legge 241/90 dove 90 sta per 1990, quindi mi chiedo come non sprofondi in una irreversibile vergogna la magistratura e l’avvocatura italiane che fanno delle leggi di questo paese strame.

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