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Anche le frasi di disprezzo e umiliazione sono reato di maltrattamenti in famiglia

14 Gennaio 2015


Anche le frasi di disprezzo e umiliazione sono reato di maltrattamenti in famiglia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Gennaio 2015



Per l’illecito penale non sono necessarie le ingiurie o violenze: sufficienti anche atti di disprezzo o di umiliazione.

Scatta il reato di maltrattamenti in famiglia [1] anche solo pronunciando frasi di disprezzo nei confronti del proprio partner. È sufficiente la coscienza e la volontà di insistere in un’attività vessatoria, già posta in essere in precedenza, tale da ledere la personalità della vittima.

A dirlo è la Cassazione in una sentenza depositata questa mattina [2] .

Dunque, anche le frasi di semplice disprezzo, purché ripetute nel tempo e non riferite a una sola occasione o isolate nel tempo, possono configurare il reato di maltrattamenti in famiglia.

L’illecito penale necessita, comunque, di una condotta abituale che si estrinsechi con più atti che determinano sofferenze fisiche o morali, realizzati in momenti successivi, collegati da un nesso di abitualità ed avvinti nel loro svolgimento da un’unica intenzione criminosa: quella di ledere l’integrità fisica o morale del soggetto passivo, infliggendogli abitualmente tali sofferenze.

Tali atti non devono necessariamente consistere in ingiurie o violenze; al contrario, la condotta dell’agente può manifestarsi mediante atti di disprezzo o di umiliazione [3].

Lo scopo del reato in commento è la difesa dell’incolumità fisica e psichica dei familiari, interessate al rispetto della loro personalità nello svolgimento di un rapporto fondato su vincoli familiari o parafamiliari. Il reato non scatta ogniqualvolta si verifichino fatti che ledano o pongano in pericolo l’incolumità personale, la libertà e l’onore di una persona della famiglia, ma è necessario altresì che tali fatti siano la componente di una più ampia ed unitaria condotta abituale, proiettata ad imporre al soggetto passivo un regime di vita vessatorio, mortificante ed insostenibile.

Il concetto di maltrattamenti, pur non definito dalla legge, presuppone una condotta abituale che si estrinsechi in più atti lesivi, realizzati in tempi successivi, dell’integrità, della libertà, dell’onore e del decoro del soggetto passivo o più semplicemente in atti di disprezzo, di umiliazione, di asservimento che offendono la dignità della vittima [4].

note

[1] Art. 572 cod. pen.

[2] Cass. sent. del 14.01.2015.

[3] Ufficio Indagini preliminari S. Maria Capua Vetere n. 513 del 15.07.2014.

[4] Trib. S. Maria Capua Vetere sent. n. 289 del 01.07.2014.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Secondo il Tribunale di Bologna, Prima Sezione Civile giudice Cinzia Gamberini, ripetute umiliazioni di fronte a parenti e amici,, aggressioni verbali, psicologiche e fisiche fatte dalla moglie verso il marito NON sono violenza, ma espressione di una “MENTALITA’ DIFFERENTE”.

    Sentenza di Primo Grado confermata in appello.

    Ovviamente a parti invertite si sarebbe parlato di “inaccettabile violenza”.

  2. Ieri mia madre mi ha detto per la milionesima volta parole denigratorie verso di me, di preciso mi ha detto”sei vecchio e brutto”, e non per scherzare, solo perchè portavo dei pantaloni un pò larghi, allora anche quella è violenza!

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