Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Valore verbale ispettori Inps e Ispettorato Lavoro

6 Gennaio 2023 | Autore:
Valore verbale ispettori Inps e Ispettorato Lavoro

Contributi non versati ai dipendenti: il giudice può decidere basandosi solo sul verbale ispettivo?

Dinanzi alla segnalazione del dipendente o anche d’ufficio, gli ispettori dell’Inps e dell’Ispettorato territoriale del Lavoro possono effettuare un controllo nei confronti dell’azienda per verificare il rispetto delle norme in materia di lavoro e l’omesso versamento dei contributi. Al datore di lavoro è sempre consentito contestare tale verbale dinanzi al tribunale. Posto tuttavia che gli ispettori sono pubblici ufficiali e che dunque anche il verbale è un atto pubblico che fa piena prova, ci si pone il problema del valore che esso abbia in processo ai fini della decisione del giudice. 

Ad affrontare il tema del valore del verbale degli ispettori dell’Inps è una recente ordinanza della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.

Il verbale degli ispettori dell’Inps

In forza dell’obbligo trasparenza dell’azione amministrativa, tutti i Pubblici ufficiali devono documentare la loro attività mediante la redazione di appositi verbali, ogniqualvolta tale attività sia preordinata allo svolgimento di ulteriori attività amministrative. Inoltre il Pubblico ufficiale ha l’obbligo generale di concludere ogni procedimento amministrativo con un provvedimento espresso. In particolare, in caso di controllo sull’osservanza delle norme in materia di lavoro e legislazione sociale, i funzionari ispettivi dell’Ispettorato del lavoro hanno l’obbligo di redigere:

  • un verbale di primo accesso ispettivo (di cui il datore di lavoro ha diritto a ricevere copia);
  • eventuali verbali interlocutori qualora l’attività di vigilanza si protragga nel tempo e uno specifico verbale unico di accertamento e notificazione, in ogni caso in cui l’esito dell’ispezione costituisca il presupposto per irrogare sanzioni amministrative pecuniarie o per realizzare anche coattivamente un credito contributivo e/o assicurativo

Al momento dell’accesso sul luogo di lavoro, il personale ispettivo ha l’obbligo di qualificarsi mediante l’esibizione della tessera di riconoscimento. 

Per tutta la durata delle operazioni di accertamento, i rapporti tra il personale ispettivo e il soggetto ispezionato devono essere improntati ai principi di collaborazione e di rispetto reciproco. Il personale ispettivo deve, in ogni caso, informare il datore di lavoro della facoltà di rilasciare dichiarazioni e di farsi assistere, nel corso dell’accertamento, da un professionista. L’assenza di tale professionista non può essere ostativa alla prosecuzione dell’attività ispettiva, né inficia la sua stessa legittimità

Che valore hanno i verbali di ispezione?

I verbali di accertamento ispettivo sono atti amministrativi di conoscenza, che attestano ciò che il Pubblico Ufficiale verbalizzante ha fatto, visto o sentito nel corso dell’accesso ispettivo e, comunque, nell’esercizio dei propri poteri, e hanno lo scopo di fornire certezza legale ai fatti in essi documentati. Infatti, i verbali ispettivi hanno forza e valore di atto pubblico e fanno fede fino a querela di falso delle dichiarazioni acquisite dalle parti e degli altri fatti che l’ispettore del lavoro dichiari d’esser avvenuti in sua presenza o da lui stesso compiuti. Ciò permette alla pubblica amministrazione competente di irrogare eventualmente le sanzioni conseguenti ai fatti accertati.

Esiste comunque una norma che regola l’efficacia probatoria del contenuto dei verbali ispettivi: l’articolo 10, quinto comma, del Dlgs 124/2004 afferma espressamente che i verbali ispettivi sono fonti di prova in base alla normativa vigente relativamente agli elementi di fatto acquisiti e documentati e possono essere utilizzati per l’adozione di eventuali provvedimenti sanzionatori, amministrativi e civili da parte di altre amministrazioni interessate.

Valore processuale del verbale ispettivo

Spesso il verbale ispettivo rappresenta l’unica fonte di prova dell’eventuale inadempimento, da parte del datore di lavoro, all’obbligo contributivo. Ecco perché ci si pone giustamente il problema del valore di prova di tale atto all’interno di un giudizio di contestazione sollevato dal datore di lavoro. Potrebbe il giudice decidere la controversia solo sulla base del verbale ispettivo? 

Come noto l’articolo 116 del Codice procedura civile stabilisce che il giudice valuta le prove secondo il suo prudente apprezzamento.

Ebbene, secondo la Cassazione [1] la violazione dell’articolo 116 del Codice procedura civile è riscontrabile solo ove si alleghi che il giudice, nel procedimento di valutazione della prova, non abbia operato secondo il suo prudente apprezzamento attribuendo alla prova stessa un diverso valore (ad esempio di prova legale), oppure quando – è il caso inverso – in presenza di una prova legale il giudice abbia dichiarato di valutarla secondo il suo prudente apprezzamento. Al di là di queste ipotesi, la valutazione della prova in Cassazione è possibile passando solo in presenza di gravissimi vizi di motivazione [2].

Verbali di ispezione in materia contributiva

Tutte le volte in cui l’accertamento degli ispettori ha ad oggetto il versamento dei contributi previdenziali, il verbale può avere tre diversi gradi di efficacia:

  • i fatti direttamente percepiti dagli ispettori, quelli da lui compiuti o avvenuti in sua presenza e comunque tutte quelle circostanze apprese senza alcun margine di apprezzamento o di percezione sensoriale (per esempio, la provenienza del documento, la sottoscrizione delle dichiarazioni, le generalità): si tratta di prove legali e, come tali, non ammettono prova contraria. Questo significa che il giudice è tenuto a dare per dimostrati i fatti narrati nel verbale senza potervisi assolutamente discostare. 
  • le acquisizioni indirette: vi confluiscono i fatti riportati nelle dichiarazioni raccolte e le qualificazioni di fatto operate dagli ispettori, con il limite delle valutazioni e considerazioni a carattere squisitamente soggettivo. Si tratta della parte più significativa dei verbali, in quanto le omissioni e violazioni in materia di lavoro e previdenza assai raramente si verificano nell’atto in cui l’ispettore compie l’accertamento o in presenza dei verbalizzanti. L’ispettore trae le proprie conclusioni spesso fondandosi sul contenuto di dichiarazioni rese da terzi o sulla conoscenza indiretta dei fatti (procedimento indiziario). Tali accertamenti non hanno, a differenza dei precedenti, il valore di piena prova. Pertanto, secondo la Cassazione [3], il giudice deve valutare tali elementi secondo il suo prudente apprezzamento. In generale, il materiale probatorio di questo tipo è dunque liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, il quale può anche considerarlo prova sufficiente, qualora lo specifico contenuto probatorio o il concorso d’altri elementi renda superfluo l’espletamento di ulteriori mezzi istruttori.
  • le valutazioni soggettive: vi rientrano le deduzioni e considerazioni di impronta soggettiva, come, ad esempio, le qualificazioni e/o valutazioni giuridiche del rapporto di lavoro, la cui attendibilità è solo indiretta, nel senso che procede dal corredo probatorio che viene allegato, senza alcuna efficacia probatoria precostituita. 

Alla luce di ciò, in merito soprattutto ai primi due punti, risulta assai complesso per l’azienda contestare il verbale ispettivo dell’Inps dovendo il ricorrente dimostrare che il giudice non ha applicato la regola del «prudente apprezzamento». La critica del datore non può essere generica quando risulti dalla sentenza che il giudice ha attribuito ai fatti contenuti nel verbale una sufficiente attendibilità e consonanza con gli altri elementi acquisiti nel giudizio, tenendo conto anche degli altri elementi probatori acquisiti. Secondo questa giurisprudenza, la sentenza del giudice può anche basarsi in esclusiva sul verbale ispettivo, purché risultino adeguatamente motivati i profili di attendibilità dei fatti ivi contenuti e vi siano elementi di conferma delle circostanze anche in altri elementi acquisiti nel giudizio.


note

[1] Cass. ord. n. 36573/2022, n. 23490/2020.

[2] Art. 360, primo comma, numero 5 del Codice procedura civile – Cass. sent. n. 20867/2020.

[3] Cass. ord. n. 15073/2008.

Corte di Cassazione Sezione 6 Lavoro Civile Ordinanza 14 dicembre 2022 n. 36573

Data udienza 22 settembre 2022

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Luca – Presidente

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere

Dott. AMENDOLA Fabrizio – rel. Consigliere

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26327-2021 proposto da:

(OMISSIS) SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE 80078750587, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS);

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 796/2020 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO, depositata il 15/10/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 22/09/2022 dal Consigliere Relatore Dott. FABRIZIO AMENDOLA.

RILEVATO CHE

1. la Corte d’Appello di Catanzaro, con la sentenza impugnata, ha confermato – per quanto qui ancora rileva – la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto la fondatezza delle pretese contributive dell’INPS nei confronti della (OMISSIS) Srl in relazione ad un verbale ispettivo che aveva condotto ad un accertamento per la complessiva somma dovuta dalla societa’ pari a Euro 369.519,67;

2. la Corte – in sintesi – ha ritenuto che legittimamente il Tribunale avesse posto a fondamento della decisione le risultanze del “verbale controverso”, ossia “di un documento che in giudizio era stato prodotto non gia’ dall’INPS, bensi’ dalla stessa societa’ opponente”, i cui contenuti erano stati ritenuti dal primo giudice dotati di “efficacia probatoria qualificata”, con statuizione neanche censurata in appello;

3. per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso la societa’ soccombente con due motivi; ha resistito con controricorso l’INPS;

4. la proposta del relatore ex articolo 380 bis c.p.c. e’ stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale;

CONSIDERATO CHE

1. con il primo motivo di ricorso si denuncia la violazione dell’articolo 116 c.p.c., assumendo che il giudice del merito, in luogo di procedere a una valutazione del materiale probatorio secondo il suo prudente apprezzamento, avrebbe “inteso attribuire valore di prova legale a un verbale ispettivo che, per un verso presentava incolmabili lacune dimostrative, e, per altro verso, neppure era stato confermato nel corso del giudizio di primo grado nel quale l’Istituto neppure si era costituito”; si lamenta altresi’ che la Corte territoriale, pur dando atto in sentenza della mancata costituzione dell’INPS nel primo grado di giudizio, avrebbe omesso “di trarne le dovute conseguenze, come invece avrebbe dovuto fare in ossequio al comma 2 dell’articolo 116 citato, che la obbligava a desumere argomenti di prova dal âEuroËœcontegno’ gravemente omissivo tenuto dall’Istituto previdenziale nel giudizio di primo grado”;

il motivo e’ inammissibile;

ancora di recente le Sezioni unite di questa Corte (Cass. SS.UU. n. 20867 del 2020) hanno ribadito che la violazione dell’articolo 116 c.p.c. e’ riscontrabile solo ove si alleghi che il giudice, nel valutare una prova o, comunque, una risultanza probatoria, non abbia operato – in assenza di diversa indicazione normativa – secondo il suo “prudente apprezzamento”, pretendendo di attribuirle un altro e diverso valore, oppure il valore che il legislatore attribuisce ad una differente risultanza probatoria (come, ad esempio, valore di prova legale), nonche’, qualora la prova sia soggetta ad una specifica regola di valutazione, abbia invece dichiarato di valutare la stessa secondo il suo prudente apprezzamento, mentre, ove si deduca che il giudice ha solamente male esercitato il suo prudente apprezzamento della prova, la censura era consentita ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo previgente ed ora solo in presenza dei gravissimi vizi motivazionali individuati da questa Corte fin da Cass. SS.UU. nn. 8053 e 8054 del 2014;

orbene, per pacifica giurisprudenza di legittimita’, i verbali di accertamento degli organi ispettivi, fanno piena prova, fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonche’ alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli apprezzamenti ed alle valutazioni del verbalizzante ne’ ai fatti di cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero ai fatti della cui verita’ si siano convinti in virtu’ di presunzioni o di personali considerazioni logiche (ex multis, Cass. n. 23800 del 2014); pur tuttavia, detti verbali, con riferimento agli aspetti non coperti da efficacia probatoria privilegiata, costituiscono comunque elemento di prova, che il giudice deve valutare in concorso con gli altri elementi e che puo’ disattendere solo in caso di motivata intrinseca inattendibilita’ o di contrasto con altri elementi acquisiti nel giudizio (Cass. n. 4006 del 2022);

nella specie parte ricorrente non individua adeguatamente i fatti contenuti nel verbale ai quali la Corte avrebbe indebitamente attribuito fede privilegiata, dovendosi piuttosto ritenere che i giudici del merito hanno attribuito alle circostanze evincibili dal verbale sufficienti elementi di prova idonei a fondare la pretesa contributiva dell’INPS, in assenza di motivata intrinseca inattendibilita’ o di contrasto con altri elementi acquisiti nel giudizio, tenendo anche conto del documenti prodotti dall’Istituto (“copia del libro matricola” e “scheda anagrafica aziendale”); inoltre parte ricorrente neanche censura quella statuizione della Corte territoriale nella quale si afferma che l’efficacia probatoria attribuita al verbale in primo grado neanche era stata impugnata in appello;

2. il secondo motivo denuncia la violazione degli articoli 2697 e 2700 c.c.; si deduce che la Corte avrebbe violato norme e principi in tema di prova, addossandone l’onere alla societa’ ricorrente, laddove esso incombeva senza dubbio sull’ente previdenziale; si lamenta poi ancora che la Corte avrebbe “attribuito valore di prova (legale) a un documento (verbale ispettivo) che non presentava, ai sensi dell’articolo 2700 c.c., i requisiti minimi a tal fine”;

il motivo e’ inammissibile;

per il primo aspetto la violazione dell’articolo 2697 c.c. e’ censurabile per cassazione ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, soltanto nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne fosse onerata secondo le regole di scomposizione delle fattispecie basate sulla differenza tra fatti costitutivi ed eccezioni e non invece laddove oggetto di censura sia la valutazione che il giudice abbia svolto delle prove proposte dalle parti (Cass. n. 15107 del 2013; Cass. n. 13395 del 2018); nella specie e’ pacifico che i giudici del merito non hanno affatto onerato della prova la parte privata, traendo piuttosto dal verbale prodotto dalla stessa – come poteva esser fatto in virtu’ del principio di acquisizione processuale, in forza del quale ogni emergenza istruttoria, una volta raccolta, e’ legittimamente utilizzata ai fini della decisione, indipendentemente dalla sua provenienza (da ultimo: Cass. n. 23490 del 2020) – il convincimento circa la fondatezza della pretesa dell’ente previdenziale;

per quanto riguarda il secondo aspetto, va ribadito quanto gia’ affermato con riferimento alla prima doglianza, avuto riguardo agli elementi di prova evincibili dai verbali degli organi ispettivi;

3. in definitiva, le censure sono inammissibili perche’ nelle forme apparenti della violazione di legge, sia processuale che sostanziale, nella sostanza invocano un diverso apprezzamento del materiale istruttorio acquisito al giudizio e che ha indotto i giudici del merito, in una ipotesi peraltro di cd. “doppia conforme”, a ritenere fondata la pretesa contributiva dell’INPS;

4. pertanto, il ricorso deve va dichiarato inammissibile, con spese che seguono la soccombenza liquidate come da dispositivo;

occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 articolo 13, comma 1 quater, come modificato dalLA L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17, se dovuto (Cass. SS.UU. n. 4315 del 2020);

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese liquidate in Euro 6.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, accessori secondo legge e rimborso spese generali al 15%.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13, se dovuto.


Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube