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Autovelox: automobilisti meno tutelati con la contestazione differita

14 Gennaio 2015


Autovelox: automobilisti meno tutelati con la contestazione differita

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Gennaio 2015



Diritto di difesa garantito se nel verbale di contestazione sono semplicemente richiamati gli estremi del decreto prefettizio autorizzativo della contestazione differita.

 

Brutte notizie sul fronte autovelox. La Cassazione, infatti, ha appena smentito molte sentenze dei giudici di primo grado, inaugurando un orientamento meno garantistico e più svantaggioso per gli automobilisti dall’acceleratore facile. Infatti, per rendere valida la multa accertata con strumenti elettronici e non contestata immediatamente sarà da ora sufficiente indicare, nel verbale di contestazione, gli estremi del decreto prefettizio che autorizza la contestazione differita. Cosa significa, in pratica, ciò? Per comprenderlo bisogna fare un passo indietro.

 

Cosa prevede la legge

Di norma, le multe dovrebbero essere contestate immediatamente, ossia alla presenza del conducente, per far sì che questi possa difendersi. Questo si traduce nell’obbligo, per l’agente accertatore, di bloccare l’auto e redigere il verbale.

Com’è ovvio che sia, ciò non sempre è possibile. Si pensi al caso del divieto di sosta (in cui l’automobilista è assente) o all’auto sparata in velocità su un’autostrada e fotografata dall’autovelox. Il codice della strada [1], dunque, elenca una serie di ipotesi in cui la polizia è legittimata a elevare la contravvenzione senza effettuare la contestazione immediata (di norma quando ciò può creare un problema alla circolazione o quando è fisicamente impossibile). Queste sono:

a) impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva velocità;

b) attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa;

c) sorpasso vietato;

d) accertamento della violazione in assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo;

e) accertamento della violazione per mezzo di apparecchi elettronici di rilevamento che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo (poiché il veicolo oggetto del rilievo è a distanza dal posto di accertamento) o comunque con autovelox previamente omologati.

f) rilevazione degli accessi di veicoli non autorizzati ai centri storici, alle ztl, alle aree pedonali, o della circolazione sulle corsie e sulle strade riservate attraverso i dispositivi elettronici.

Il Prefetto comunque è autorizzato, con apposito decreto, a indicare le strade dove la contestazione immediata non è possibile perché l’arresto dell’auto potrebbe procurare un serio rischio alla circolazione.

Ed è su quest’ultimo punto che si è fermata la sentenza della Cassazione di questa mattina [2].

Fino a ieri diversi giudici di Pace hanno ritenuto nulli i verbali con cui la polizia giustificava la mancata contestazione immediata richiamando semplicemente l’ordinanza Prefettizia. Secondo alcuni magistrati, infatti, era necessario non solo indicare l’atto dell’Amministrazione, ma anche motivare le ragioni concrete che avevano reso impossibile il blocco dell’auto. Ebbene, questo orientamento è stato definitivamente sconfessato dalla Suprema Corte, secondo cui è sufficiente che il verbale riporti una generica informativa di questo tenore: “l’infrazione è stata commessa su strada dove non vi è l’obbligo di contestazione immediata, in base al decreto prefettizio n…. del….”. Si tratterebbe, infatti, di una dicitura idonea a giustificare la mancata contestazione immediata della violazione e a consentire, comunque, l’esercizio del diritto di difesa da parte del conducente.

Dunque, da oggi basta che nel verbale di contestazione vengano richiamati gli estremi del decreto prefettizio – che non serve peraltro allegare – autorizzativo della contestazione differita. Il destinatario del verbale potrà poi ottenere le informazioni utili con l’esercizio del diritto di accesso alla documentazione amministrativa.

note

[1] Art. 201 comma 1 bis cod. str.

[2] Cass. ord. n. 331/15 del 13.01.2015.

Autore immagine: 123rf com


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