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Perché da Facebook potrebbero sparire le pubblicità

5 Gennaio 2023 | Autore:
Perché da Facebook potrebbero sparire le pubblicità

Facebook dovrà adeguarsi alla normativa europea in tema di privacy e Meta dovrà pagare un’altra multa da 390 milioni di euro.

Il colosso di Mark Zuckerberg, Meta, è finita ancora una volta nel mirino del Garante della Privacy che ha rilevato diverse violazioni delle norme relative alla tutela dei dati personali degli utenti. Per la terza volta nel giro di pochi mesi, Meta è stata multata dal Garante. Già a settembre l’autorità di Dublino aveva disposto una multa da 405 alla holding che gestisce alcuni tra i social più importanti del mondo per la violazione delle regole europee sul trattamento dei dati relativi ai minori, mentre a novembre è arrivata una seconda sanzione da 265 milioni per il mancato rispetto delle norme europee in tema di tutela dei dati individuali degli utenti.

Ora Meta, la holding che controlla Facebook, ha ricevuto due multe per un totale di 390 milioni di euro da parte della Commissione Irlandese per la protezione dei dati, che agisce in nome dell’Ue, per violazione delle norme Gdpr. Lo rende noto l’Autorità in un comunicato. Meta Ireland è stata multata per 210 milioni di euro per violazioni delle norme Gdpr relative a Facebook mentre è stata sanzionata per 180 mln per violazioni da parte di Instagram.

Meta Ireland è stata inoltre invitata a rendere conformi le sue operazioni di trattamento dei dati entro 3 mesi. Le indagini riguardavano due denunce sui servizi di Facebook e Instagram, ognuna delle quali sollevava le stesse questioni di base. Un reclamo è stato presentato da un soggetto in Austria (in relazione a Facebook); l’altro è stato realizzato da un soggetto belga (in relazione a Instagram). I reclami sono stati presentati il 25 maggio 2018, data di entrata in vigore del Gdpr.

Secondo l’autorità garante, come ricorda il New York Times, il problema sarebbe legato alla pubblicità personalizzata per ciascun utente. Nello specifico, Meta avrebbe raccolto informazioni sugli utenti senza il loro consenso, utilizzandole poi per personalizzare la pubblicità. Nello specifico, l’accusa è che i termini per gli annunci personalizzati vengano accettati nel momento dell’iscrizione, quando all’utente viene sottoposto un lunghissimo testo pieno di termini di contratto di servizio che, se rifiutati, non permettono l’accesso ai social a cui si vuole accedere.

Meta, dal canto suo, ha smentito le accuse, annunciando che le inserzioni personalizzate non sono più offerte da Meta in tutta europea, a meno che non sia stato richiesto apposito consenso a ciascun utente, affermando anche che il consenso al trattamento dei dati non viene imposto e ritenendo non corretta la ricostruzione fatta dal Garante.

In ogni caso, è richiesto a Facebook di adeguarsi alle leggi europee e, per farlo, tra le possibilità c’è anche quella che prevede l’eliminazione delle inserzioni personalizzate per gli utenti. Un’ipotesi che, a dire il vero, resta piuttosto remota considerando che quello della pubblicità è uno dei settori più remunerativi per il colosso, che solo nel 2021 ha guadagno 118 miliardi di dollari proprio grazie alle inserzioni.

Il portavoce di Meta ha annunciato che si stanno valutando diverse opzioni, con le quali si vuole continuare a offrire un servizio completamente personalizzato agli utenti.



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