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Lo sai che? Banche: segnalazione in Centrale rischi di una posizione a sofferenza

Lo sai che? Pubblicato il 15 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 gennaio 2015

Istituti di credito: la Cassazione fissa paletti e condizioni per la segnalazione alla banca dati pubblica della Banca d’Italia.

La segnalazione nelle banche dati dei “cattivi pagatori”, siano esse pubbliche (la Centrale Rischi della Banca d’Italia) che private (Crif, ecc.) è un po’ lo spauracchio di ogni correntista. E ciò non solo per gli effetti che essa comporta sotto il profilo del credito, ma anche e soprattutto per le conseguenze sociali e contrattuali, in termini di immagine, che il privato potrebbe subire in poco tempo.

Numerose sentenze, tuttavia, non hanno fatto altro che confermare la circostanza secondo cui la segnalazione in Centrale Rischi di una posizione “a sofferenza” non può avvenire indiscriminatamente, come semplice ritorsione e sprone per ottenere il pagamento dal cliente. Esistono condizioni e paletti che le banche devono rispettare: in difetto può scattare anche il risarcimento del danno, ottenuto dal correntista in via d’urgenza (con quello che i tecnici definiscono “ricorso all’articolo 700 del codice di procedura civile”).

Vediamo, dunque, alcune di queste pronunce (almeno le più importanti e recenti).

Innanzitutto – precisa la Cassazione [1] – la segnalazione di una posizione “in sofferenza” presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, secondo le istruzioni del predetto istituto e le direttive del CICR, richiede una valutazione, da parte dell’intermediario, riferibile alla complessiva situazione finanziaria del cliente, e non può quindi scaturire dal semplice ritardo nel pagamento del debito o dal volontario inadempimento. Al contrario deve essere presente una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza.

Lo stato di insolvenza – che non deve necessariamente coincidere con quello proprio della dichiarazione di fallimento – può giustificare la segnalazione del debitore alla Centrale rischi solo se vi sia una valutazione negativa della situazione patrimoniale del medesimo, evincibile anche da una grave difficoltà economica, che induce la definitiva irrecuperabilità del credito, sulla base di circostanze di fatto: quali la pluralità di inadempimenti, la costituzione di garanzie reali in favore di terzi o l’esistenza di pignoramenti non andati a buon fine [2].

 

Nella gestione della Centrale dei Rischi, la Banca d’Italia non si sottrae alla disciplina generale in tema di trattamento dei dati personali [3]. Pertanto si configura una responsabilità civile della Banca d’Italia in relazione ai danni cagionati dal predetto trattamento [4]. Con la conseguenza che il correntista può citare in giudizio la Banca per ottenere la rettifica o la cancellazione della segnalazione erroneamente effettuata [5].

Ai fini dell’obbligo di segnalazione alla Centrale dei Rischi che spetta alle banche, il credito può essere considerato in “sofferenza” allorché sia vantato nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato da un giudice con una sentenza, o che versino in situazioni sostanzialmente equiparabili; in particolare, la nozione di insolvenza che si ricava dalle “Istruzioni” emanate dalla Banca d’Italia, sulla base delle direttive del CICR, non si identifica con quella dell’insolvenza fallimentare. Bisogna piuttosto far riferimento ad una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come “deficitaria”, ovvero come “grave difficoltà economica”, senza quindi alcun riferimento al concetto di incapienza ovvero di “definitiva irrecuperabilità” [6].

note

[1] Cass. sent. n. 15609 del 8.07.2014.

[2] Cass. sent. n. 23083 del 10.10.2013.

[3] Dettata dal d.lgs. 3 giugno 2003, n. 196.

[4] Ai sensi dell’articolo 11 d.lgs. 3 giugno 2003, n. 196.

[5] Cass. sent. n. 7958 del 01.04.2009.

[6] Cass. sent. n. 21428 del 12.10.2007.

Autore immagine: 123rf com


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