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Partecipare all’assemblea condominiale è accettazione di eredità?

9 Gennaio 2023 | Autore:
Partecipare all’assemblea condominiale è accettazione di eredità?

Votazione in una assemblea di condominio da parte degli eredi di un appartamento: quali conseguenze? 

Qualora il proprietario di un appartamento dovesse morire e i relativi familiari superstiti decidessero di partecipare, per suo conto, a una riunione del relativo condominio, quali sarebbero le conseguenze di tale comportamento? Partecipare all’assemblea condominiale è accettazione dell’eredità? Di tanto si è occupato di recente il tribunale di Napoli [1] richiamando un principio già fornito in passato dalla Cassazione [2]. La questione merita particolare attenzione per via delle implicazioni che da essa discendono. Ma procediamo con ordine.

Accettazione eredità: come si fa?

Nel momento in cui muore una persona, ci sono dieci anni per accettare l’eredità. Solo chi è nel possesso dei beni ereditari (ad esempio il convivente) ha termini più brevi: questi deve, entro 3 mesi dal decesso, fare l’inventario dei beni e, nei successivi 40 giorni, dichiarare se intende accettare o meno l’eredità.

In generale ci sono due modi per accettare l’eredità e, a seguito di ciò, subirne tutti gli effetti positivi (il subentro nella titolarità dei beni) e negativi (la responsabilità per i debiti lasciati dal defunto). Esiste l’«accettazione espressa dell’eredità», quella cioè che si fa con una dichiarazione innanzi a un notaio o al cancelliere del tribunale. E l’«accettazione tacita», che consiste invece in un comportamento concludente da cui evincere appunto l’intenzione di voler subentrare al de cuius. 

Se per l’accettazione espressa non si pongono dubbi di sorta, trattandosi di un atto chiaro ed esplicito, per quella tacita invece è bene individuare, caso per caso (visto che la legge non lo fa) quali condotte sono suscettibili di determinare tale effetto. Ne avevamo parlato in un precedente articolo dal titolo Quando c’è accettazione tacita di eredità.

Un tipico caso di accettazione tacita dell’eredità è costituito dalla vendita dei beni del de cuius. Ma vi rientrano anche il prelievo dal conto corrente, il pagamento dei debiti del defunto con il denaro dell’eredità, la sottoscrizione di un contratto di locazione (non invece il tacito rinnovo dello stesso) e così via. 

Partecipazione a un’assemblea di condominio di una casa ereditata

Vediamo ora quali sono le conseguenze per chi partecipa all’assemblea di condominio di un appartamento caduto in successione se ancora questi non ha accettato l’eredità.

Secondo la giurisprudenza «costituisce principio pacifico quello secondo il quale affinché un atto del chiamato all’eredità possa configurare accettazione tacita, è necessario che esso presupponga necessariamente la sua volontà di accettare e che si tratti di atto che egli non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede». In proposito, la Cassazione ha chiarito che non solo gli atti di cessione dei beni del defunto possono dar luogo ad accettazione dell’eredità, ma «anche gli atti di gestione» del relativo patrimonio. È comunque necessario un accertamento compiuto caso per caso dal giudice di primo grado, «in considerazione della peculiarità di ogni singola fattispecie e tenendo conto di molteplici fattori», tra cui quelli della natura e importanza nonché della finalità degli atti di gestione compiuti dal chiamato. Difatti, come anticipato sopra, la giurisprudenza ha ritenuto che la mancata disdetta del contratto di locazione, con conseguente rinnovazione dello stesso, non costituisca accettazione tacita dell’eredità. Né lo è la presentazione della dichiarazione di successione, in quanto atto di natura esclusivamente fiscale e non civile.

Quando c’è accettazione tacita dell’eredità? 

Affinché si possa parlare di accettazione tacita dell’eredità è necessario che venga posto in essere un atto incompatibile con la volontà di rinunciare e non altrimenti giustificabile se non con la veste di erede. Non possono invece considerarsi accettazione tacita quegli atti che non denotano in maniera univoca un’effettiva assunzione della qualità di erede. Il giudice deve quindi accertare «se il chiamato all’eredità si sia mantenuto o meno nei limiti della conservazione e dell’ordinaria amministrazione del patrimonio ereditario». Si può, infatti, in linea generale affermare che tutti gli atti previsti dall’articolo 460 Codice civile (che disciplina i poteri del chiamato prima dell’accettazione, cioè compimento di azioni possessorie a tutela dei beni ereditari; compimento di atti conservativi, di vigilanza e di amministrazione temporanea) non costituiscano accettazione tacita dell’eredità.

Secondo il tribunale di Napoli: «La partecipazione all’assemblea di una comunione ereditaria spetta solo a chi si professa erede. Si tratta di un atteggiamento che va ben oltre la mera gestione conservativa del bene caduto in successione». 

Come sapere cosa decide il condominio senza accettare l’eredità

Il chiamato all’eredità che voglia sapere cosa decide l’assemblea di condominio senza però subire l’effetto dell’accettazione tacita può chiedere l’autorizzazione ad essere ammesso alle discussioni, ossia ad ascoltare il dibattito e le decisioni (senza diritto di voto). Trattandosi però ancora di un estraneo (la qualifica di condomino, a cui è subordinata la partecipazione all’assemblea, scatta infatti solo con l’accettazione dell’eredità), egli non può vantare alcun diritto ad essere ammesso alla riunione. Si tratta quindi di una facoltà che l’assemblea può esercitare discrezionalmente. 


note

[1] Trib. Napoli, ord. n. 11908/2020. 

[2] Cass. sent. n. 1021/1976.

Autore immagine: depositphotos.com


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