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Vicino di casa mi controlla

10 Gennaio 2023
Vicino di casa mi controlla

Vicini di casa spioni: quando si può denunciare per stalking condominiale. 

A nessuno piace essere controllati: dai familiari e, ancor di più, dagli estranei. Ma un comportamento del genere può essere considerato reato? Se un vicino di casa ti controlla cosa potresti fare per tutelarti? 

Non sempre l’attività di spionaggio o di pedinamento integra un illecito penale. Ci sono poi dei casi in cui la condotta, pur integrando un reato, può considerarsi di lieve entità a consente di ottenere il perdono giudiziale. Vediamo allora, più nel dettaglio, come ci si può comportare contro il vicino impiccione.

Che fare se il vicino pedina

In linea generale, pedinare una persona non è reato a meno che non si ingeneri in questa un senso di apprensione e ansia. Chi si sente costantemente pedinato dal vicino di casa può querelarlo per stalking condominiale ai sensi dell’articolo 612 bis del codice penale che punisce i cosiddetti «atti persecutori».

Tale norma non viene utilizzata solo per combattere il fenomeno dei maniaci e dei corteggiatori accaniti, ma anche le molestie all’interno del condominio. 

Affinché però si possa parlare di stalking condominiale è necessario che vi sia la prova di condotte reiterate di minaccia e/o di molestia che determinano nella vittima alternativamente uno dei tre seguenti effetti: 

  • un perdurante e grave stato di ansia e di paura;
  • un fondato timore per la propria incolumità o per quella di una persona comunque affettivamente legata;
  • la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita. 

Per atti molesti si intendono quelli che comportano una alterazione della serenità e dell’equilibrio.

In passato, la Cassazione [1] è occupata di un interessante caso giudiziario di stalking condominiale. Due soggetti erano stati condannati per aver provocato nei vicini un grave stato di ansia e di paura, il fondato timore per la loro incolumità e un forzato cambiamento delle abitudini di vita, con reiterate minacce, insulti verbali e figurati, aggressioni, cartelli diffamatori e diverse angherie di vicinato (spargimento di spazzatura, versamento di acido sul bucato, danneggiamenti sull’autovettura). 

La condanna dei responsabili si è basata sulle prove fotografiche e testimoniali che dimostravano l’esistenza di un’ostilità deliberata e immotivata. Gli imputati soffrivano la condivisione di spazi comuni dell’edificio con chiunque, disagio evidentemente manifestato con la speranza di costringere i vicini ad abbandonare la comune abitazione. 

La sensazione di oppressione delle vittime era dimostrata dal fatto che queste avevano assunto una guardia del corpo, sopportandone i costi per il timore di azioni ancora più gravi dei continui insulti, lanci di oggetti e immondizia nella loro proprietà, danneggiamenti, tentativi di ostacolo nelle parti comuni e vere e proprie aggressioni fisiche e minacce. In un’occasione le stesse erano state attuate dagli imputati con l’uso di cesoie da giardino con cui erano soliti tagliare le piante di proprietà delle vittime.

Quali prove per lo stalking condominiale?

Ad ogni modo è bene ricordare che, nel processo penale, le dichiarazioni della vittima possono essere assunte dal giudice come mezzi di prova dell’accusa. In ogni caso bisogna valutare l’attendibilità delle stesse e il fatto che non siano contraddette da elementi esterni.

Le Sezioni unite hanno chiarito che le regole dettate per le prove testimoniali non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa che possono essere messe a fondamento dell’affermazione della penale responsabilità dell’imputato, previa la verifica della loro attendibilità attraverso un più penetrante e rigoroso esame rispetto a quello a cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi altro testimone [2].

Controllo della posta

Il fatto di spiare nella cassetta delle lettere altrui non costituisce reato se il vicino si limita a estrarre le buste della corrispondenza senza aprirle. Secondo la giurisprudenza tale comportamento non è punito penalmente se ci si limita a verificare il nome del destinatario e del mittente; l’interesse potrebbe essere infatti giustificato da un controllo del regolare operato del postino (non capita di rado infatti l’erroneo inserimento, nelle buche, di lettere indirizzate ad altre persone). 

Il reato però scatta se la posta viene aperta, trafugata (ossia sottratta) o distrutta. In tal caso si può procedere a una querela.

Vicino si apposta vicino alla porta

Siamo abituati a pensare al domicilio come all’interno dell’abitazione. Ma non è così. Secondo la Cassazione, il domicilio inizia dalla parte del pianerottolo prospiciente la porta di casa, quella cioè dove di solito si trova lo zerbino. Per cui il vicino che origlia accostandosi all’ingresso di casa compie violazione di domicilio e può essere querelato. Non importa se lo fa con il dichiarato – ma spesso pretestuoso – intento di verificare se qualcuno ha bisogno di soccorso o se per semplice e triviale curiosità. Ciò che viene vietato dalla legge non è origliare dalle pareti di casa altrui: tale comportamento non può essere punito poiché – sostiene la giurisprudenza – chi tiene alla propria privacy deve essere il primo a tutelarla, ad esempio adottando comportamenti silenziosi. La legge mira a tutelare, come detto, il domicilio inteso come luogo e quindi vuol evitare che una persona si accosti troppo alla porta di casa altrui e vi rimanga senza l’autorizzazione. 

Vicino ti controlla dal balcone

Affacciarsi dal balcone per vedere cosa fa il vicino non è reato. Non è reato perché spetta a chi vuol tutelare la propria riservatezza chiudere le tende o le finestre. Del resto affacciarsi da una finestra o sostare sul proprio balcone è certamente lecito, anche se lo scopo è sentire o vedere ciò che fanno i vicini. 

Ciò che non è consentito dalla nostra legge è dotarsi di un binocolo, un cannocchiale o una telecamera con zoom digitale in modo da superare gli ostacoli che l’occhio umano ha per natura. E lì sì che si può procedere a una querela per violazione della privacy. Secondo la Cassazione [3] è, invece, punibile il vicino che si posizioni sul terrazzo condominiale (che è un luogo aperto al pubblico), posto a brevissima distanza dal tuo appartamento:

  • che scruti in continuazione all’interno di esso, costringendoti a tirare i tendaggi e ad accendere la luce anche in pieno giorno per proteggerti dalla sua intrusione;
  • o cheti derida facendo gesti con la bocca e con le mani a titolo beffardo, arrecandoti fastidio, apostrofandoti con frasi irridenti, sghignazzi e fischi, sulle scale dell’edificio ovvero sulla pubblica via.

Sul punto leggi I vicini mi fissano dal balcone: è violazione della privacy?

Aggressioni e minacce del vicino

Infine, integra un reato la condotta del vicino che non solo compia angherie ma anche aggressioni e minacce [4]. Si può ricadere nel generico reato di minacce o, ancora una volta, nel più grave stalking condominiale.

Cosa fare in caso di stalking condominiale?

Chi è vittima di stalking condominiale non può trovare nell’amministratore un difensore, non rientrando nei suoi poteri la soluzione delle liti tra private. Pertanto può procedere a sporgere querela alla polizia, ai carabinieri o direttamente in Procura della Repubblica. Può, in alternativa, rivolgersi al Questore affinché ammonisca il responsabile con una procedura amministrativa, priva cioè di conseguenze penali. In questo modo la persona offesa, fino a quando non propone querela per il reato, può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza, avanzando al questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta vietata [5]. In tal caso il questore, assunte se necessario le informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, qualora ritenga fondata l’istanza, ammonisce il soggetto, lo invita a tenere una condotta conforme alla legge e redige un processo verbale che è consegnato al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito.

Il questore valuta, inoltre, l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e di munizioni e la pena di cui all’articolo 612 bis del Codice penale, consistente nella reclusione da sei mesi a cinque anni, aumenta se il fatto è commesso da un soggetto già ammonito.


note

[1] Cass. sent. n. 24590/2021.

[2] Cass. sent. n. 41461/2021.

[3] Cass., sent. n. 18035 dell’ 11.5.2012.

[4] Cass. sent. n. 322/2022.

[5] Art. 8 della legge 38/2009.


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