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Comporto: si calcolano i giorni per terapie salvavita?

10 Gennaio 2023 | Autore:
Comporto: si calcolano i giorni per terapie salvavita?

Dipendente malato di cancro: come funziona il divieto di licenziamento anche quando l’assenza dal lavoro dura molto tempo.

La legge vieta al datore di lavoro di licenziare il dipendente, finché è in malattia, a causa di tale assenza. Ma questa garanzia non vale in eterno. Il contratto collettivo indica infatti un termine oltre il quale può invece scattare il licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Tale termine, che segna appunto la durata massima di una malattia in un anno, si chiama «periodo di comporto». In pratica, finché il comporto non è scaduto, il dipendente assente perché coperto da certificato medico non può subire la risoluzione del contratto di lavoro. Al termine del comporto, invece, il datore è libero di scegliere se riaccogliere il lavoratore oppure mandarlo via per sempre.

In un recente giudizio instauratosi dinanzi al tribunale di Roma, è stato chiesto al giudice della capitale se, ai fini del comporto, si calcolano i giorni per terapie salvavita, di ricovero, di chemio e radioterapia. 

La pronuncia del tribunale [1] si è spinta in un campo ove la legge è poco chiara, anzi lacunosa. 

Ricordiamo innanzitutto che non si può licenziare un dipendente solo perché malato di cancro. La legge [2] infatti prevede una tutela per i malati oncologici simile a quella degli invalidi, dei disabili e di altre categorie svantaggiate. Diversamente il licenziamento sarebbe discriminatorio, con la conseguenza che il lavoratore avrebbe diritto alla reintegra.

Il problema si pone però se il malato si assenti per molto tempo, oltre cioè il periodo di comporto. Sul punto il tribunale di Roma ha fornito la seguente interpretazione: il lavoratore licenziato per superamento del comporto ha diritto alla restituzione del posto e all’indennizzo anche se il contratto collettivo nazionale applicabile (il cosiddetto CCNL) non considera la specificità della malattia oncologica e non prevede eccezioni per i malati di tumore. Questa tutela, per quando non prevista dalla legge, si deve desumere a livello interpretativo dalla lettura dell’articolo 32 Costituzione. Tale norma, come noto, tutela la salute come bene primario dell’uomo. Ed è proprio la stessa Costituzione – anche se in forma non esplicita – a imporre al datore di lavoro di escludere dal calcolo dei giorni computabili come malattia i periodi di ricovero in ospedale e dei cicli di cure salva-vita, come appunto la chemioterapia e la radioterapia. Nonostante l’elevata frequenza delle assenze, quindi, il dipendente ha diritto alla conservazione del posto di lavoro. 

Di fronte a patologie tumorali, o comunque molto gravi, numerosi contratti collettivi prolungano il periodo di comporto, mentre altri lo allungano del 50% soltanto in caso di ricovero in ospedale o di accertata necessità di cura. Ciò avviene tanto nel sia nel settore privato sia nel pubblico impiego. Ma se il CCNL non prevede nulla, il divieto di computare, nel periodo di comporto, i giorni durante i quali ci si è sottoposti a cure salva-vita discende direttamente dalla Costituzione. E dunque il datore di lavoro non può considerare tali giorni come assenza.

Prevale, dunque, l’esigenza di considerare prioritario il diritto alla salute garantito dall’articolo 32 della Costituzione estendendo alla malattia oncologica le eccezioni previste dal Ccnl in caso di fecondazione assistita: ecco perché non si calcolano nel comporto i giorni di ricovero e di terapia. 

Per maggiori approfondimenti sul tema leggi Si può licenziare un malato di tumore?


note

[1] Trib. Roma, sent. n. 9384/2022, pubbl. il 02.01.2023.

[2] Art. 2 D.Lgs. n. 216/2003.


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