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Si può rinunciare all’eredità se ricevo un accertamento fiscale?

10 Gennaio 2023 | Autore:
Si può rinunciare all’eredità se ricevo un accertamento fiscale?

L’accettazione di una cartella esattoriale o di altro atto del fisco da parte del familiare del defunto costituisce accettazione tacita dell’eredità?

L’accettazione dell’eredità può avvenire sia in forma espressa (ossia con una dichiarazione al notaio o al cancelliere del tribunale) che tacita (ossia con un comportamento concludente che denoti la volontà di diventare erede). Tra i comportamenti che implicano una tacita accettazione dell’eredità vi sono, ad esempio, la partecipazione all’assemblea di condominio, la stipula di un contratto di locazione per l’immobile caduto in successione, l’accatastamento di un appartamento in proprio favore, il prelievo dal conto corrente del defunto. 

Ci si chiede spesso se il fatto di ricevere la posta possa considerarsi accettazione tacita di eredità. E se la raccomandata dovesse contenere un atto del fisco e la notifica dovesse avvenire a mani, tramite ad esempio il messo comunale o l’ufficiale giudiziario, quali sono le conseguenze? In altri termini si può rinunciare all’eredità se si riceve un accertamento fiscale o, magari, una cartella di pagamento? Ebbene, sul punto la Cassazione ha fornito una risposta molto chiara [1].

Secondo la Suprema Corte, la notifica dell’avviso di accertamento non preclude ai familiari del defunto di rinunciare all’eredità del contribuente. Sul punto è bene fare alcune precisazioni.

L’apertura della successione – cosa che avviene già con la morte del de cuius – non comporta l’automatica responsabilità per i debiti di quest’ultimo da parte dei suoi familiari. Affinché ciò si verifichi è necessario prima divenire eredi. E si diventa eredi solo con l’accettazione dell’eredità. Sicché, semmai un creditore o lo stesso fisco dovesse chiedere un pagamento prima dell’accettazione stessa, il parente del defunto non è tenuto ad adempiere. Anzi, se dovesse pagare utilizzando soldi del de cuius, il suo atto equivarrebbe a una accettazione tacita dell’eredità.

In proposito è bene ricordare che:

  • per l’accettazione dell’eredità ci sono 10 anni dall’apertura della successione. Per gli eredi però che hanno il possesso dei beni del defunto (ad esempio il convivente) ci sono solo 3 mesi per fare l’inventario e i 40 giorni successivi per poi comunicare l’accettazione o la rinuncia;
  • la presentazione della dichiarazione di successione non costituisce atto di accettazione dell’eredità in quanto è un adempimento di natura puramente fiscale; 
  • l’accettazione dell’eredità non può essere revocata. La rinuncia invece sì, ma solo entro 10 anni dall’apertura della successione e sempre che il patrimonio del defunto non sia stato già completamente diviso;
  • tanto l’accettazione quanto la rinuncia all’eredità hanno effetto retroattivo: espletano cioè i loro effetti sin da quando si è verificato il decesso del de cuius.

Sempre con riferimento ai debiti fiscali del defunto è bene ricordare che gli eredi non sono tenuti a pagare le sanzioni tributarie ma solo le imposte non versate dal de cuius. Per cui se un accertamento fiscale o una cartella di pagamento dovessero contenere, oltre al calcolo delle imposte, anche le sanzioni è possibile chiedere lo sgravio di tali importi.

Come detto dunque l’apertura della successione non comporta l’acquisto della qualità di erede, ma soltanto l’acquisto della qualità di «chiamato alla eredità» (ossia del diritto di accettare l’eredità). Soltanto ove avvenga l’accettazione, anche tacita, il chiamato si considera erede. 

Se dovesse essere instaurato un giudizio nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, chi agisce deve dimostrare che quest’ultimo ha già acquisito la qualità di erede, la quale può desumersi o dall’accettazione espressa o da quella tacita dell’eredità. Ma non può desumersi dalla semplice chiamata all’eredità. 

Con l’ulteriore conseguenza che, per effetto della rinuncia, viene impedita retroattivamente – cioè a far data dall’apertura della successione – l’assunzione di responsabilità per i debiti facenti parte del compendio ereditario; il che equivale ad affermare che condizione imprescindibile affinché possa sostenersi l’obbligazione del chiamato a rispondere di tali debiti è che questi abbia accettato (e, quindi, acquistato) l’eredità. Infatti il chiamato che ha rinunciato non si può considerare erede, neppure per l’arco temporale intercorrente tra l’apertura della successione e la rinuncia (visto che, come abbiamo detto sopra, la rinuncia ha effetto retroattivo e, pertanto, colui che dichiara validamente di voler rinunciare all’eredità viene considerato come mai chiamato alla successione). 

Inoltre, ha concluso la Cassazione, non è sostenibile che la notifica di un avviso di accertamento al chiamato all’eredità, che, non avendo ancora accettato l’eredità, è ancora legittimato a rinunciarvi, possa avere l’effetto di precludergli questa possibilità. 

 


note

[1] Cass. sent. n 37064/2022.


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