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Mutui: come passare da tasso variabile a fisso

18 Gennaio 2023 | Autore:
Mutui: come passare da tasso variabile a fisso

Dal 2023 si può rinegoziare il mutuo in corso e la banca non può opporsi, ma questo diritto spetta solo a chi è in possesso di determinati requisiti.

La ripresa dell’inflazione ha gettato nel panico moltissimi italiani che avevano stipulato un mutuo a tasso variabile e ultimamente hanno visto schizzare l’importo della rata di rimborso, talvolta provocando costi insostenibili: nel giro di pochi mesi le rate di un mutuo variabile sono aumentate di più di un terzo, vale a dire che chi pagava 400 euro al mese adesso deve pagarne oltre 600. E le famiglie sanno bene che questa non è l’unica spesa da sostenere: ci sono anche le bollette, il carburante e le spese alimentari, con prezzi che sono aumentati in pari misura.

È possibile sfuggire a questa morsa semplicemente cambiando la tipologia del contratto di mutuo, da variabile a fisso. Lo si può fare anche con la propria banca, senza doversi necessariamente rivolgere ad un altro istituto di credito con la portabilità del mutuo o ricorrendo alla surroga. La nuova legge di Bilancio 2023 contiene delle previsioni in questo senso, favorevoli al consumatore: la banca è obbligata ad aderire alla richiesta del cliente, ma solo se è in possesso di tre essenziali requisiti che adesso ti illustriamo.

Vediamo come passare dal tasso variabile al tasso fisso: un tipo di mutuo che offre maggiore sicurezza perché la rata di rimborso è costante nel tempo. Questo garantisce una maggiore prevedibilità dei costi da sostenere e offre una protezione dai futuri, e imprevedibili, aumenti dei tassi di interesse.

Mutuo a tasso fisso o variabile: come scegliere

Chiunque sottoscrive un contratto di mutuo deve decidere se stipularlo a tasso fisso o variabile. Nel primo caso le rate periodiche sono prestabilite all’inizio, e non subiscono variazioni nel corso del tempo; perciò l’importo degli interessi dipende essenzialmente dal tasso vigente al momento dell’apertura del mutuo. Nel secondo caso, invece, il parametro di riferimento è legato all’andamento del costo del denaro per le banche, che dipende da numerosi fattori e può subire oscillazioni anche imprevedibili, specialmente quando la durata del mutuo è lunga. Qui il rischio di subire un aumento futuro della rata è maggiore, perché nessuno può ragionevolmente prevedere cosa succederà tra 10, 15 o 20 anni ai mercati finanziari e all’economia mondiale.

In Italia e nell’intera Unione Europea per anni – e specialmente nell’ultimo decennio – i tassi di interesse sono stati bassi e stabili, e questo rendeva conveniente il mutuo a tasso variabile, che aveva una rata più bassa rispetto a quella del mutuo a tasso fisso; ma dal 2021 i tassi di interesse praticati dalle banche centrali sono progressivamente risaliti, fino all’impennata nella seconda metà del 2022, e le rate sono aumentate di conseguenza. Da ciò si comprende che il mutuo a tasso variabile è molto più rischioso di quello a tasso fisso, che infatti rimane la soluzione preferita dalla maggioranza degli italiani.

Rinegoziazione mutui: come funziona

Dal 1° gennaio 2023 le banche hanno l’obbligo di rinegoziare i contratti di mutuo in corso di esecuzione, garantendo ai clienti la possibilità di passare, su loro richiesta, dal tasso variabile al tasso fisso, in modo da “bloccare” l’importo delle prossime rate da rimborsare.

È anche possibile concordare un allungamento del piano di rimborso programmato, fino ad un massimo di 5 anni in più rispetto all’originaria scadenza, ma solo se la durata residua del mutuo non sia, o diventi, superiore a 25 anni.

I requisiti per ottenere il passaggio al tasso fisso

Per convertire il mutuo da tasso variabile a tasso fisso il mutuatario deve avere questi tre requisiti, in presenza dei quali la banca non può opporsi alla richiesta:

  • l’importo del mutuo non deve essere superiore a 200mila euro;
  • l’Isee del richiedente non deve superare i 35mila euro;
  • non devono esserci ritardi nei pagamenti delle rate precedenti.

Nuovo tasso fisso: come si determina?

In presenza delle suddette condizioni, il nuovo tasso fisso del mutuo sarà determinato selezionando quello più favorevole tra l’indice interbancario Irs (Interest Rate Swap) a 10 anni e il tasso Eurirs vigente al momento del cambio per la durata residua del mutuo (ad esempio, chi aveva già pagato alcuni anni di mutuo a tasso variabile potrà vedersi riconosciuto il tasso Irs valevole per gli anni rimanenti e quindi più basso).

In questo modo si evita ogni aggancio all’indice Euribor, che registra tutte le variazioni periodiche dei tassi di interesse ed è il “colpevole” dell’aumento delle rate per i mutui a tasso variabile.

Surroga del mutuo: quando conviene?

Nei confronti di chi non possiede i tre requisiti che abbiamo indicato, la banca non è obbligata a rinegoziare il mutuo, ma può decidere ugualmente di rivedere le condizioni contrattuali in essere. Se, invece, la banca dovesse respingere la richiesta del cliente, per ottenere il passaggio dal tasso variabile al fisso (ed eventualmente anche un allungamento della durata, con alleggerimento delle rate) è possibile ricorrere alla surroga, spostando il mutuo presso un altro istituto di credito più disponibile.

La portabilità o surroga del mutuo non comporta costi aggiuntivi per il cliente (a parte la tassa di iscrizione nei registri immobiliari, pari a 35 euro) e consente di mantenere gli eventuali benefici fiscali derivanti dall’originario contratto. Per maggiori dettagli leggi “Come rinegoziare un mutuo“.



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