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Fissata l’età oltre la quale un figlio perde il mantenimento

11 Gennaio 2023 | Autore:
Fissata l’età oltre la quale un figlio perde il mantenimento

La Cassazione indica da quale età il padre non deve più versare gli alimenti ai figli.

Dopo tanti anni di tentennamenti la Cassazione ha finalmente chiarito dopo quale età il figlio perde il diritto ad essere mantenuto dal padre. Il caso deciso dalla Suprema Corte si riferisce a una coppia di genitori separati, in cui il figlio viveva con la madre, ma il medesimo discorso può essere fatto con riferimento a qualsiasi famiglia, anche quelle ancora sposate o di semplici conviventi: il diritto infatti del figlio a vivere coi genitori e ad essere da questi mantenuto non può durare in eterno.

Ebbene, secondo la Cassazione [1], il padre non deve più pagare gli alimenti al figlio quando questi ha compiuto i 35 anni. 

Nel tentativo di identificare un’età presuntiva – scrive la Corte – va rilevato, in linea con le statistiche ufficiali, nazionali ed europee, che oltre la soglia dei 34 anni lo stato di inoccupazione del figlio maggiorenne deve essere considerato come conseguenza di un suo atteggiamento colpevole. 

Il giovane quindi non può scaricare la responsabilità sulla crisi del mercato occupazionale, sull’assenza di pubblici concorsi, sul fatto che nessuno lo voglia assumere o che la paga sia bassa. Alla soglia dei 35 anni, il figlio perde definitivamente il diritto ad essere mantenuto dai genitori.

Di tanto abbiamo parlato nell’approfondimento Da che età il padre non deve più mantenere il figlio

 

Questo però non toglie che il diritto al mantenimento possa cessare anche prima. Il che succede ad esempio quando il figlio decide di non studiare più o studia con scarso profitto o rifiuta immotivatamente delle offerte di lavoro. 

È compito del figlio – dinanzi alla richiesta del padre di interrompere il versamento degli alimenti – dimostrare di essersi impegnato attivamente nella ricerca di un lavoro. E quand’anche questa prova venga fornita, secondo la Cassazione oltre i 34 anni non è più dovuto alcun mantenimento, indipendentemente dagli sforzi fatti e dal percorso di studi intrapreso dal giovane. 

Dicevamo che tale decisione impatta non solo sulle coppie sposate, ma anche su quelle ove la famiglia è ancora unita e il figlio vive ancora insieme al padre e alla madre: i genitori infatti potrebbero mandarlo via all’alba del trentacinquesimo compleanno. Potrebbero cioè imporgli di fare le valige e andare a vivere da solo. Perché è chiaro che, se cessa l’obbligo di mantenimento, cessa anche il diritto alla convivenza e all’ospitalità all’interno dell’abitazione familiare. 

Non è tutto. L’aver fissato un’età oltre la quale cessa il diritto al mantenimento ha conseguenze anche sull’assegnazione della casa coniugale. Come noto, in caso di separazione e divorzio, il giudice assegna la casa al genitore presso cui i figli vanno a vivere. In particolare il diritto di abitazione dura finché permane il diritto al mantenimento. Esso quindi cessa non solo quando i figli si trasferiscono o diventano indipendenti economicamente ma anche quando perdono il diritto agli alimenti. Difatti l’assegnazione della casa è funzionale al mantenimento stesso perché serve a garantire alla prole di rimanere nello stesso habitat domestico. Ragion per cui quando questi acquisiscono la capacità di potersi mantenere da soli, la madre deve lasciare il tetto coniugale. Risultato: dopo 34 anni di vita del figlio la madre dovrà comunque restituire l’immobile all’ex marito.


note

[1] Cass. sent. n. 358/2023.


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