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Editoriali Chi ha una causa più vecchia del 2005 avrà corsia preferenziale

Editoriali Pubblicato il 15 gennaio 2015

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> Editoriali Pubblicato il 15 gennaio 2015

Scatta Strasburgo 2 per cancellare l’arretrato e portare a due anni il tempo massimo di un processo.

Da oggi verranno decise prima le cause più vecchie e, in particolare, quelle anteriori al 2005. È quanto risulta dal piano presentato oggi, dal ministro della giustizia Orlando, al vicepresidente della Commissione Europea: piano volto all’alleggerimento del carico dei tribunali e denominato “Strasburgo 2”. Il tutto nell’ottica di ridurre quel gravissimo peso che costano, alla giustizia italiana, i ritardi nei processi e i conseguenti risarcimenti dovuti, ai cittadini, per l’irragionevole durata dei processi, ai sensi della cosiddetta “Legge Pinto” (circa 500 milioni di euro volati via in indennizzi).

Il metodo che “Strasburgo 2” sarà quello comunemente detto “Fifo”, ossia first in, first out: tradotto in parole semplici, significa che “le prime (cause) arrivate saranno le prime ad uscire”. Una sorta di gestione del magazzino aziendale, dove bisognerà smaltire subito le giacenze e poi i nuovi arrivi.

 

Le 3 fasi di “Strasburgo 2”

Nella prima fase le cancellerie dovranno mappare il carico giudiziale, selezionando tutti i fascicoli in base alla rispettiva anzianità di giacenza.

Il secondo step imporrà l’applicazione del principio Fifo, con la gestione dell’arretrato fino al 2005.

Solo quando sarà terminata la seconda fase, con lo smaltimento dei carichi più anziani, si potrà poi gestire l’arretrato residuo, quello successivo al 2005: con l’obiettivo di portare la durata effettiva di ogni singolo processo sotto i tre anni, tendenzialmente verso i due, arrivando fino a dodici mesi per le cause commerciali. In ciò dovrebbe aiutare la recente riforma della giustizia. Almeno secondo le speranze del Ministro.

Insomma, chi già da dieci anni sta aspettando giustizia ed è soggetto ai continui rinvii dei giudici, potrà sperare che, grazie all’applicazione di “Strasburgo 2”, la vertenza vedrà una fine. Purtroppo però, non si tratta di norme di legge, invocabili dal cittadino, ma di protocolli interni, che nessun diritto riconoscono alla platea degli utenti della giustizia. Così, ancora una volta, assistiamo a riforme che non agiscono sui termini, concessi ai giudici, per l’emissione delle sentenze (che restano ordinatori e non perentori [1]), né sul limite massimo di giorni/settimane che possono intercorrere tra i rinvii di un’udienza e l’altra. A nulla vale allora ridurre di qualche giorno i termini concessi agli avvocati per il deposito di atti (vedi, per esempio, l’ultima riforma che ha cancellato la sospensione dei termini processuali dal 1° al 15 settembre), mentre poi resta, al libero arbitrio dei magistrati, la possibilità di rinviare, anche di due anni, l’udienza. Un problema che conosce certo l’operatore della giustizia e un po’ meno il ministro…

note

[1] A differenza del termine perentorio, il termine ordinatorio viene così detto perché, alla sua inosservanza, non scattano sanzioni o effetti sfavorevoli.


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