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Quanto posso chiedere di risarcimento per una diffamazione?

11 Gennaio 2023 | Autore:
Quanto posso chiedere di risarcimento per una diffamazione?

Quanti soldi ti danno per una diffamazione? Il risarcimento del danno deve tenere conto di una serie di elementi e condizioni come le qualità della vittima e il tipo di offesa.

Se hai subito un’offesa e intendi agire in giudizio per ottenere i danni al responsabile ti starai certamente chiedendo: quanto posso chiedere di risarcimento per una diffamazione? Ci sono diverse precisazioni da fare sul punto.

Una cosa è dire «Angelo è un imbecille», un’altra è dire che è un mafioso. Stabilire a priori il risarcimento per un danno da diffamazione non è possibile: bisogna verificare innanzitutto il tipo di offesa, l’entità del danno prodotto alla vittima, le qualità personali o professionali di quest’ultima (offendere un ginecologo dicendo che commette abusi sulle pazienti implica un gravissimo pregiudizio, di certo superiore rispetto al fatto di sparlare di un vicino di casa insinuando che si tratta di un ignorante). 

Tutte queste variabili vanno valutate caso per caso dal giudice del primo grado (il cui giudizio non può poi essere censurato in Cassazione). Una volta effettuata l’analisi della fattispecie concreta si arriva alla quantificazione del danno che, se anche non può aggrapparsi a calcoli certi e aritmetici, tiene conto di ciò che i tecnici del diritto chiamano «giudizio di equità»: in assenza cioè di elementi precisi, è il giudice a quantificare l’importo secondo quanto gli appare giusto. 

Ma procediamo con ordine e vediamo quanto si può chiedere come risarcimento per una diffamazione.

Diffamazione: come agire?

Chiariamo innanzitutto gli aspetti processuali. La diffamazione, come noto, è un reato e, nello stesso tempo, un illecito civile. Pertanto dinanzi a una diffamazione è possibile agire in tre modi diversi:

  • si può sporgere la querela dinanzi alla polizia o ai carabinieri oppure la si può depositare direttamente presso la Procura della Repubblica. Si attende la fine delle indagini (massimo 1 anno) e poi si partecipa al giudizio penale con un avvocato. L’avvocato prepara la costituzione di parte civile per conto della vittima con cui questa, partecipando al processo penale, chiede al giudice, una volta accertato l’illecito, di condannare il reo al pagamento di un risarcimento in via provvisionale. Si tratta di una somma quantificata in via sommaria e con approssimazione. La vittima potrà poi avviare un secondo giudizio, questa volta in via civile, per ottenere l’esatta determinazione del danno subito a seguito del risarcimento, integrando così la provvisionale già ottenuta con il processo penale;
  • si può sporgere la querela ma rinunciare alla costituzione di parte civile nel processo penale. In tal caso la vittima chiede il risarcimento direttamente al giudice civile;
  • si può rinunciare all’azione penale (quindi non si sporge più la querela) e si agisce direttamente ed esclusivamente in via civile per il risarcimento del danno. 

Quali danni si possono chiedere per una diffamazione?

Prima di scoprire come il giudice quantifica il risarcimento del danno per una diffamazione, vediamo quali sono le voci di danno che la vittima può chiedere. 

C’è innanzitutto il danno patrimoniale, quello che influisce sul reddito della vittima. Questo è di solito composto dal cosiddetto lucro cessante. Si pensi al caso di un professionista che, una volta diffamato, abbia visto considerevolmente diminuire la propria clientela per la perdita di immagine. 

Purtroppo non è facile quantificare il lucro cessante, trattandosi di un danno che si deve stimare in via presuntiva. Il più delle volte il richiedente dimostra al giudice il calo del fatturato mostrando la dichiarazione dei redditi degli anni precedenti. Ma ciò non toglie che il giudice possa accertare il danno anche in via presuntiva: l’esempio del ginecologo fatto in precedenza è più che emblematico.

Poi c’è il danno non patrimoniale, costituito dal danno morale e dal danno alla vita di relazione. La vittima subisce un pregiudizio per via della sofferenza patita dal fatto che la propria immagine è stata compromessa. Ciò potrebbe ridurre le sue relazioni sociali, l’immagine che ha di sé stessa e quella che gli altri hanno di lei. Insomma, l’aspetto relazionale viene compromesso. Anche in questo caso il giudice valuta il danno in via equitativa, tenendo conto della gravità dell’offesa.

Quanti soldi si possono chiedere per una diffamazione?

Vediamo ora come viene determinato il risarcimento del danno per una diffamazione. 

Secondo una recente sentenza della Corte di Appello di Milano [1], il processo di liquidazione del danno va ancorato a presupposti oggettivi, pur collegati alla reputazione, personale e professionale, all’autorevolezza, alla notorietà della vittima e alla diffusione del mezzo utilizzato. Nel caso di specie sono stati riconosciuti 5mila euro a un amministratore di condominio a cui era stato dato dell’«emerito idiota».

I presupposti a cui ancorare il risarcimento – e che spetta alla vittima dimostrare – sono:

  • la durata dell’offesa: ad esempio, se la diffamazione viene effettuata tramite un post su un social bisogna considerare quanto tempo questo è stato online e quindi visibile o se è stato prontamente cancellato;
  • la diffusione dell’offesa: una cosa è dire a due persone che una persona è ignorante, un’altra è dirlo a migliaia con un commento su Facebook;
  • il tipo di offesa: bisogna cioè considerare le parole utilizzate e l’eventuale attribuzione alla vittima di un fatto determinato. Ad esempio è meno grave dire che una persona è idiota rispetto al fatto di dire che è collusa con la criminalità organizzata;
  • le conseguenze per la vittima ossia il danno: si pensi al caso di una persona che dica di un’altra che è un fedifrago e che, per ciò, porti il coniuge di questi a sospettare, rompendo la serenità familiare. In questo esempio il danno è quantomai elevato, potendo incidere proprio sul legame coniugale;
  • la reputazione della vittima e quindi il tipo di lavoro che questa svolge: l’onorabilità per un professore – che è a contatto con i giovani – è sicuramente un bene più prezioso rispetto a quella di un anziano che non svolge più alcun lavoro; la diffamazione ai danni di un politico o di un imprenditore determina conseguenze più gravi rispetto a quella di una persona priva di lavoro;
  • il fine perseguito dal reo: una cosa è agire per leggerezza, un’altra è condurre un disegno criminoso, animato dalla malafede, per danneggiare la vittima.

La prova del danno

Come spiegato dalla Cassazione [2], la liquidazione del danno da diffamazione deve essere compiuta dal giudice, con accertamento caso per caso, sulla base non di valutazioni astratte, bensì del concreto pregiudizio presumibilmente patito dalla vittima, per come da questa dedotto e dimostrato, «anche attraverso presunzioni [ossia indizi] gravi, precise e concordanti».

Al danneggiato della diffamazione non basta dimostrare il fatto in sé, ossia la diffusione dell’offesa. Egli deve anche dimostrare di aver subito un danno concreto, attuale, non presunto.

La prova del danno può essere fornita con tutti i mezzi: testimonianze, documenti e, come vedremo a breve, anche con indizi (le cosiddette “presunzioni”).  

Approfondimenti 

Come quantificare il danno da diffamazione

A quanto ammonta il risarcimento per diffamazione?

Diffamazione: prova del danno 


note

[1] C. App. Milano, sent. n. 7/2023.

[2] Cass. sent. n. 4005/2020.


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