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La concessione edilizia non elimina il rischio dell’abuso del vicino

15 gennaio 2015


La concessione edilizia non elimina il rischio dell’abuso del vicino

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 gennaio 2015



Se vengono violate le norme privatistiche sulle costruzioni, il vicino conserva il diritto alla riduzione in pristino anche se la costruzione sia stata realizzata rispettando la normativa urbanistica e in base a un titolo abilitativo edilizio del Comune.

Il rilascio di una concessione edilizia da parte del Comune non pregiudica il diritto del vicino di casa o del condomino danneggiato dall’opera a chiederne la demolizione se quest’ultima è stata realizzata senza rispettare la normativa in materia sismica o di distanze minime tra costruzioni.

È quanto stabilito dal Tribunale di Potenza con una recente sentenza [1].

Qualunque permesso di costruire – si legge in sentenza – fa, in ogni caso, salvi i diritti dei terzi ed è privo di rilevanza nei rapporti tra privati, nel senso che non li vincola e non impedisce loro di chiedere la “riduzione in pristino” dello stato dei luoghi.

La vicenda

A seguito del rifacimento del solaio, il proprietario dell’appartamento aveva violato la normativa antisismica secondo cui i tetti devono essere “non spingenti ed efficacemente collegati ad un cordolo di coronamento”. Questi però si era difeso esibendo la concessione di una sanatoria per le varianti realizzate.

La motivazione della sentenza

Per il tribunale ogni intervento necessita delle preventive opere di consolidamento necessarie a sostenere il peso della nuova fabbrica. Per cui non ha alcuna importanza l’esistenza di un titolo edilizio rilasciato dal Comune se l’opera, comunque, presenta un evidente rischio di crollo dinanzi a un ipotetico sisma.

Infatti, i privati quando siano lesi dalla costruzione realizzata senza il rispetto delle relative norme – siano esse le distanze minime tra edifici o quelle relative alla normativa antisismica – possono sempre chiedere la demolizione dell’opera illecita. In pratica, nelle questioni tra privati derivanti dalla esecuzione di opere edilizie non conformi alle prescrizioni di leggi o degli strumenti urbanistici, viene sempre e soltanto in rilievo la lesione di diritti soggettivi attribuite dalle norme medesime, mentre la rilevanza giuridica del permesso di costruire (o della denuncia di inizio di attività) si esaurisce nell’ambito del rapporto pubblicistico tra l’amministrazione ed il richiedente. Come dire che una cosa è la violazione delle norme pubbliche (che in tale ambito restano confinate) e un altro è quella della normativa privata, che non può essere giustificata dal solo rispetto delle prime.

note

[1] Trib. Potenza, sent. n. 826 del 19.08.2014.

Autore immagine: 123rf com

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