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Carburanti, Meloni difende i benzinai ma non cambia idea

11 Gennaio 2023 | Autore:
Carburanti, Meloni difende i benzinai ma non cambia idea

La speranza è di riuscire a garantire in futuro nuovi sconti sui carburanti, che attualmente le casse dello Stato non possono permettersi.

Dopo che dal Governo si sono levate nitide voci di accusa di speculazione da parte del settore dei benzinai, oggi la Premier Giorgia Meloni, illustrando i provvedimenti assunti dal Consiglio dei Ministri ieri sera in tema di carburanti, ci ha tenuto a specificare come la maggior parte dei benzinai sia in realtà onesta. E non solo: la Presidente del Consiglio ha riconfermato e difeso la scelta di aver cancellato lo sconto sulle accise.

Sul prezzo della benzina «c’è in atto una mistificazione della realtà». «Io sento dire in tv che il prezzo della benzina in Italia sarebbe attorno ai 2,5 euro. Ora, siccome io sto monitorando il prezzo, questi dati non mi tornano e questo è ampiamente verificabile: intanto ci sono App per conoscere in tempo reale il prezzo della benzina alla pompa, in secondo luogo perché ci sono autorità preposte che pubblicano questo dato. Il dato del ministero delle imprese del made in Italy ha pubblicato il prezzo medio della benzina in Italia della settimana scorsa, in cui in tv si è parlato solo di questo: il prezzo medio era 1,812 euro. È un prezzo che ci piacerebbe fosse più basso, ma quando cambia rispetto a quanto vissuto nei mesi precedenti, negli anni precedenti?». Lo afferma la premier Meloni in un nuovo appuntamento degli ‘Appunti di Giorgia’ sui social, dove spiega l’intervento deciso dal governo ieri sul caro carburanti.

«Ma c’è di più. Sono andata a guardare alcuni dati: il taglio delle accise del precedente governo è stato fatto a marzo -illustra Meloni – a maggio la benzina era a 1.885 euro, più alto di oggi. Il 27 giugno a 2.073, il 18 luglio a 1.989, il 1 agosto 1.877. Allora posso anche capire si consideri alto e fuori controllo il prezzo attuale, ma dove erano stampa e politici negli anni scorsi? Anche con il governo Monti, anche con il governo Renzi c’erano prezzi più alti eppure io non ricordo le campagne che stiamo vedendo in questi giorni…». «Ci sono delle storture e lì bisogna intervenire. Magari c’è qualcuno che se ne approfitta, e lì bisogna intervenire: ma voglio dire che la gran parte dei benzinai in Italia si sta comportando in maniera assolutamente onesta e responsabile e soprattutto a tutela loro che dobbiamo lavorare e verificare se qualcuno non si approfitti di una situazione delicata».

«In Cdm abbiamo deciso di rafforzare le norme sanzionatorie a chi non adempie alle comunicazioni previste per legge, che diventano molto più significative, e abbiamo fatto una cosa ancor più importante: oltre all’obbligo di esporre il prezzo alla pompa, abbiamo previsto ci sia insieme il prezzo medio giornaliero, cioè tu consumatore devi sapere se ti conviene o no a fare la benzina in quel distributore, perché questo ci aiuta a combattere quei pochi comportamenti sbagliati che ci sono. In autostrada, dove il prezzo è più alto in virtù delle concessioni e dove talvolta saltano le regole, bisogna monitorare quel che accade, anche sulle future concessioni. Detto ciò – ribadisce Meloni – a me non sembra la situazione che viene raccontata», e che alle spalle ha «una campagna di comunicazione ben costruita. Il governo deve continuare a monitorare, a vedere quel che accade, ma io resto convinta delle scelte fatte», rivendica ancora il premier.

«Sono fortemente speranzosa della possibilità che prima o poi riusciremo a fare un taglio strutturale -non temporaneo- delle accise, ma questo necessita di una situazione diversa da quella che stiamo affrontando e soprattutto necessita di rimettere in modo la crescita economica: per fare delle cose bisogna avere le risorse, per averle occorre produrre maggiore lavoro e ricchezza. È quello su cui stiamo lavorando» ha continuato Meloni.

«Il taglio delle accise costa un miliardo al mese, dunque 10 miliardi l’anno. Invece di spalmare 10 miliardi, noi abbiamo deciso di concentrare le risorse in manovra su chi ne aveva più bisogno. Abbiamo fatto una scelta che rivendico e che è di giustizia sociale». «Io con grande sincerità dico che sono convinta delle scelte che abbiamo fatto, sono convinta che fosse più sensato aiutare chi ha un salario basso, le famiglie, chi non poteva pagare le bollette, chi non riesce a fare la spesa o non ha un lavoro. Concentrare le risorse su questo piuttosto che aiutare anche chi, come me, ha uno stipendio di tutto rispetto».



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