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Eutanasia: sempre più persone si rivolgono a Cappato

11 Gennaio 2023 | Autore:
Eutanasia: sempre più persone si rivolgono a Cappato

Cresce sia il numero di persone che chiedono aiuto per l’eutanasia, che quello di chi si rende disponibile ad assumersi la responsabilità di aiutarle.

In assenza di una normativa in Italia che tuteli realmente chi, a causa di una malattia inguaribile, decida di porre fine alla propria vita, sempre più persone cercano aiuto rivolgendosi all’associazione di Marco Cappato, che negli anni si è ripetutamente reso disponibile ad aiutare chi vorrebbe sottoporsi all’eutanasia.

Sono altre due le persone che, dopo aver chiesto aiuto a Cappato, si preparano ad andare in Svizzera nelle prossime settimane per ottenere aiuto medico alla morte volontaria. A fronte delle nuove richieste, L’Associazione Soccorso Civile, che è l’organizzazione che fornisce l’assistenza diretta alle persone che hanno deciso di porre fine alle proprie sofferenze nel Paese elvetico, registra un ampliamento delle adesioni da parte di chi decide di assumersi la responsabilità di nuove azioni di disobbedienza civile. Dopo la pensionata Felicetta Maltese e la giornalista Chiara Lalli, che hanno accompagnato in Svizzera Massimiliano, paziente affetto da sclerosi multipla, e si sono poi autodenunciate presso i Carabinieri di Firenze, ora sono l’ex senatore Marco Perduca e la co-presidente di Eumans, Virginia Fiume, a entrare a far parte ufficialmente della Associazione e a rendersi disponibili a nuove azioni di fronte alle crescenti richieste di aiuto da parte di persone che in Italia non possono accedere alla morte medicalmente assistita come da sentenza numero 242 del 2019.

L’Associazione Soccorso Civile è stata fondata nel 2015 da Marco Cappato (che ne è il rappresentante legale), Mina Welby e Gustavo Fraticelli per affermare i diritti fondamentali delle persone attraverso azioni non violente di disobbedienza civile e, in particolare, offrendo assistenza a chi vuole ottenere suicidio assistito in Svizzera. Le due persone malate che hanno chiesto di essere aiutate ad andare in Svizzera (e che hanno entrambe scelto al momento di mantenere l’anonimato) non possono accedere alla tecnica in Italia in quanto, come nei recenti precedenti di Massimiliano, Romano e Elena Altamira, non sono in possesso di uno dei requisiti previsti dalla sentenza della Consulta 242/2019 Cappato-Antoniani (che in attesa di una legge attualmente regolamenta il tema), ovvero non sono «tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale».
«Sempre più persone ci cercano per ottenere l’aiuto alla morte volontaria», dichiara Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. «È indispensabile che ci siano altre persone ad assumersi la responsabilità di violare, assumendosene la responsabilità pubblicamente, una legge del 1930 che produce violenza contro le persone malate. Ringrazio Felicetta, Chiara, Virginia e Marco, perché anche grazie a loro potremo dare seguito alle richieste che ci arrivano. In attesa della decisioni della magistratura sulle azioni già svolte, e di fronte alla silente ostilità della politica ufficiale (con pochissime eccezioni), la loro decisione di far parte dell’Associazione rappresenta un segnale di speranza per interrompere la violazione del diritto fondamentale all’autodeterminazione personale».

«Impedire a una persona il diritto di esercitare scelte sul proprio corpo, soprattutto in condizioni di sofferenza, è un atto di estrema violenza», sostiene Virginia Fiume. «Una violenza di stato, come il silenzio dei parlamenti di questi anni nonostante la straordinaria volontà popolare a favore di una buona legge sul tema che vada ad ampliare i requisiti stabiliti dalla Corte Costituzionale e che snellisca le procedura di accesso alla tecnica in Italia, determinando tempistiche certe. Lo strumento di disobbedienza civile rappresenta la risposta più forte che possiamo mettere in atto, continuando ad avere fiducia nel diritto».



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