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Si può tenere un cane in garage?

12 Gennaio 2023 | Autore:
Si può tenere un cane in garage?

La detenzione di un animale domestico in un locale privo di aria e di luce è reato: lo ha ribadito, per l’ennesima volta, la Cassazione. 

Si può tenere un cane in garage? È una domanda che sembra assurda e ripugnante a a chiunque ha un animale d’affezione e lo tratta nel migliore dei modi, ma dobbiamo porcela perché purtroppo c’è gente che lo fa, costringendo quelli che dovrebbero essere i migliori amici dell’uomo a vivere, anche solo per alcune ore al giorno, in un ambiente del tutto inadeguato. E allora bisogna bisogna sapere quali sono le conseguenze legali previste per chi compie questi crudeli comportamenti.

La tutela degli animali è entrata nella Costituzione

Molti ancora non sanno che dal 2022 la tutela degli animali – non solo domestici, ma anche selvatici – è entrata, insieme all’ambiente, nell’art. 9 della Costituzione, a riprova del fatto che il loro benessere deve essere protetto e garantito. Ma la giurisprudenza aveva assunto già da tempo un atteggiamento severo nei confronti di chi, anche solo colposamente, provoca sofferenze ai cani ed agli altri animali domestici costringendoli in spazi incompatibili con la loro natura e dimenticando che sono esseri senzienti, dunque capaci di provare dolore.

Tenere un cane in garage è reato?

Ti anticipiamo che detenere un cane, o un qualsiasi altro animale domestico, come un gatto, un coniglio o un uccellino, in un garage o in altri locali privi di adeguate condizioni di spazio, di aria e di luce è un reato, perché questa vera e propria prigionia gli arreca gravi sofferenze psico-fisiche. Gli animali sono esseri senzienti, come tutti dovrebbero sapere. E nessun proprietario dovrebbe dimenticarsene.

A ricordare questo concetto, che sembra ovvio ed elementare a chi ha un minimo di coscienza, ma che alcuni padroni trascurano, è intervenuta una nuova sentenza della Sezione Penale della Corte di Cassazione [1], che ha inflitto una salata multa – un’ammenda di mille euro – ad un padrone che teneva abitualmente il suo cucciolo in garage anziché in casa.

Cosa rischia chi tiene un cane in garage

La detenzione del cane nel garage è stata ritenuta dai giudici di legittimità – che hanno confermato la condanna già emessa dai giudici di merito – «produttiva di gravi sofferenze» e «incompatibile con la natura dell’animale».

A nulla è valso per l’imputato produrre il certificato del veterinario che attestava le buone condizioni di salute del cucciolo di cane, che aveva appena tre mesi di età, in quanto – afferma la Suprema Corte – questa attestazione «non rileva per l’integrazione del reato». Già, perché di reato si tratta: è l’ipotesi di abbandono di animali, e l’imputato se l’è cavata, con la riqualificazione operata dal tribunale, dalla più grave accusa, formulata dal pubblico ministero, di maltrattamento di animali. Vediamo in cosa consistono queste due fattispecie di reato e quando possono configurarsi a carico di chi tiene un cane in garage.

Il reato di abbandono di animali

Il reato di abbandono di animali – il meno grave dei due che stiamo esaminando, perché è soltanto una contravvenzione e non un delitto – si configura a carico di «chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività» (ad esempio, chi lascia un cane sull’autostrada o chiuso sul balcone), ed anche nei confronti di chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze».

È evidente constatare che questo evento costitutivo del reato è agevolmente ravvisabile in tutti i casi di detenzione prolungata di un cane in un garage o in un luogo simile, come un box senza areazione. La pena edittale per il reato di abbandono di animali è, alternativamente, l’arresto fino ad un anno o l‘ammenda da 1.000 a 10.000 euro.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione [2] è granitica nell’affermare che il reato di abbandono di animali non si configura soltanto in presenza di situazioni di detenzione incompatibile con la loro natura e che provocano la malnutrizione e il cattivo stato di salute, ma anche in tutti gli altri casi di «condotte che incidono sulla sensibilità psico-fisica dell’animale, provocandogli dolore ed afflizione». Una condotta aperta, quindi, che è sicuramente configurabile a carico di chi lascia un cane in garage, come vedremo fra poco alla luce di un triste caso concreto.

Il reato di maltrattamento di animali

Il reato di maltrattamento di animali si verifica nei confronti di «chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche». La pena è la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.

Trattandosi di un delitto, è necessario il dolo, cioè la coscienza e volontà del comportamento dell’uomo che infligge in modo nocivo sulla creatura, mentre per la contravvenzione di abbandono di animali è sufficiente la colpa, consistente nella negligenza o trascuratezza nelle condizioni di custodia e detenzione. Ed è per questo motivo che i maltrattamenti vengono ravvisati solo nelle ipotesi più gravi ed estreme, che solitamente vanno al di là della mera tenuta di un cane in un garage.

Come ti abbiamo spiegato nell’articolo “Cane mal custodito: è reato?” la giurisprudenza recente ha ritenuto sussistente il reato di maltrattamento di animali nei casi di cani lasciati privi di acqua e di cibo e tenuti in pessime condizioni igieniche, anche con escrementi non rimossi, in quanto: «assumono rilievo non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudeltà, ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psicofisica dell’animale, procurandogli dolore e afflizione».

Insomma, il confine tra le due rispettive ipotesi di reato non è netto ma va verificato caso per caso, come è avvenuto nella vicenda che adesso analizzeremo; fermo restando che sempre di reato si tratta.

Cane in garage: quale reato?

Nella sentenza che ti abbiamo anticipato all’inizio, la Cassazione ha ravvisato nella detenzione di un cucciolo di cane in garage il reato di abbandono di animali, previsto e punito dall’art. 727, comma 2, del Codice penale, anziché del delitto di maltrattamenti di animali.

Nel processo svoltosi è stato accertato che «il cucciolo era detenuto in un locale chiuso, scarsamente illuminato, in uno spazio angusto di un garage, chiuso da rete metallica e in mezzo a oggetti ingombranti, con conseguente scarsa possibilità di movimento [restava libero appena un metro quadrato], in mezzo alle proprie deiezioni e senz’acqua per essere stata in quelle condizioni rovesciata la ciotola», come hanno accertato le forze dell’ordine intervenute sul posto.

A nulla è valso obiettare, come aveva fatto l’imputato per evitare la condanna, che era «probabile che il cucciolo fosse stato posto in quel luogo solo qualche ora prima dell’intervento dei Carabinieri, e che dunque nessuna sofferenza avesse patito»: questa deduzione, del tutto ipotetica, è stata respinta dai giudici della Suprema Corte, che ha dato preponderanza alle obiettive circostanze di fatto accertate.

Approfondimenti

Nella vicenda che abbiamo esaminato, la Suprema Corte non ha disposto la confisca del cane, rimandando al tribunale per le decisioni in merito, in quanto la misura è facoltativa (non obbligatoria) e bisognerà tenere conto del fatto che il cagnolino era stato comunque allevato e cresciuto, anche se in condizioni pessime, dal condannato.

C’è quindi la possibilità che, nonostante tutto, il cane – che era stato sequestrato, ma lasciato in custodia all’imputato – venga riaffidato al padrone che lo aveva custodito in tal modo per diversi anni, prima che si arrivasse alla pronuncia della sentenza definitiva che ha chiuso il processo con l’affermazione della sua penale responsabilità per il reato di abbandono di animali. Per approfondire questo aspetto, leggi “Cosa succede se un cane viene sequestrato dal giudice“.


note

[1] Cass. sent. n. 537/2023.

[2] Cass. sent. n. 46560/2015 e n.49298/2012.

Autore immagine: depositphotos


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