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Assegno di divorzio e pensione sociale

13 Gennaio 2023 | Autore:
Assegno di divorzio e pensione sociale

Separazione e divorzio: l’assegno di mantenimento concorre a fare reddito e si calcola per ottenere l’assegno dell’Inps? E che succede a chi rinuncia agli alimenti dall’ex coniuge?

Ci sono due domande che si pongono quando si incrociano le parole assegno di divorzio e pensione sociale. La prima: il mantenimento versato dall’ex fa “reddito” e quindi va calcola ai fini del riconoscimento della prestazione assistenziale da parte dell’Inps? La seconda: l’eventuale rinuncia all’assegno di mantenimento, espressa dal coniuge più debole economicamente nell’ambito di una procedura di separazione o divorzio consensuale, può impedire di ottenere l’assegno sociale o la pensione sociale?

A questi due interrogativi hanno già risposto le aule di tribunale. Ecco quali sono gli indirizzi della giurisprudenza in merito.

L’assegno di divorzio serve per commisurare la pensione sociale? 

L’assegno di divorzio – corrisposto all’ex coniuge ai sensi della legge 1 dicembre 1970, n. 898, articolo 5, comma 4 – rientra fra i “redditi propri” dei quali – ai sensi della legge 30 aprile 1969, n. 153, articolo 26 – occorre tener conto al fine di accertare, in relazione al limite massimo stabilito dalla legge, la sussistenza o meno, in capo all’ex coniuge che percepisce l’assegno stesso, del diritto alla pensione sociale e la misura di tale beneficio [1].

In buona sostanza, l’assegno di mantenimento e l’assegno di divorzio “fanno reddito” vanno calcolati per verificare se il relativo beneficiario abbia diritto, ed in che misura, alla pensione sociale. 

Si può chiedere l’assegno sociale se si rinuncia all’assegno divorzile?

La seconda questione concerne la possibilità di poter richiedere l’assegno sociale all’Inps dopo aver intrapreso una procedura di separazione o divorzio consensuale dall’ex coniuge e, in quella sede, aver volontariamente rinunciato all’assegno di mantenimento, così rendendosi – in un certo senso “consapevolmente” – bisognosi. Ebbene, secondo la giurisprudenza [2], il diritto alla corresponsione dell’assegno sociale ex articolo 3, comma 6 della legge 8 agosto 1995 n. 335 prevede come unico requisito lo stato di bisogno effettivo del titolare, desunto dalla condizione oggettiva dell’assenza di redditi o dell’insufficienza di quelli percepiti in misura inferiore al limite massimo stabilito dalla legge. Quindi non assume alcun rilievo la mancata richiesta, da parte dell’assistito, degli alimenti dovuti dall’ex coniuge a titolo di assegno divorzile; non è previsto che lo stato di bisogno, per essere rilevante, debba essere anche incolpevole.

In buona sostanza, chi rinuncia al mantenimento può poi ottenere l’assegno o la pensione sociale.

Una soluzione del genere si presta chiaramente a facili comportamenti truffaldini: le coppie potrebbero cioè fingere di separarsi solo per scomporre il nucleo familiare e, con esso, anche il calcolo dell’Isee e, in tal modo, accedere ai benefici socio-assistenziali. 

Ciò nonostante, secondo la giurisprudenza – anche quella della Cassazione – poiché nessun divieto è posto dalla legge a riguardo, spetta all’amministrazione effettuare i dovuti controlli per evitare abusi. La  magistratura non può invece far altro che applicare la legge e quindi riconoscere il diritto alla pensione o all’assegno sociale anche a chi ha rinunciato volontariamente agli alimenti. 


note

[1] Trib. Roma, Sez. lavoro, sentenza, 21 gennaio 2022, n. 495.

[2] Trib. Lucca, Sez. lavoro, sentenza, 8 giugno 2022, n. 178.

TRIBUNALE DI ROMA SEZIONE LAVORO – PRIMO GRADO 3^

IL GIUDICE, Dott. Umberto Buonassisi, quale giudice del lavoro, all’udienza del 21 gennaio 2022 ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n. …/2021 R.G e vertente

TRA

C.C., elettivamente domiciliato in Roma, Via…, presso lo Studio dell’ Avv…., che lo rappresentano e difendono per procura in atti;

E

INPS, in persona del legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliato in Roma, via C…., rappresentato e difeso dall’Avv. …per procura in atti;

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Con ricorso iscritto il 24 maggio 2021 C.C. ha convenuto in giudizio l’Inps per sentirlo condannare al pagamento dell’assegno sociale a far tempo dalla dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda amministrativa del 12.11.2020, con gli accessori di legge.

L’Inps si è costituito chiedendo il rigetto del ricorso.

Infine la causa, istruita con produzioni documentali, all’odierna udienza è stata decisa con la lettura del dispositivo ed il deposito della presente sentenza contestuale contenente l’esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.

Il ricorso risulta meritevole di accoglimento.
Il ricorrente lamenta il fatto che l’Inps non gli ha riconosciuto l’assegno sociale.

In effetti è pacifico (v certificazione dell’Agenzia delle Entrate) che il ricorrente non possiede redditi ostativi.

L’Inps (v. comparsa di costituzione) ha eccepito che mancherebbe lo stato di bisogno e che il giudice non dovrebbe limitarsi a valutare i soli redditi personali, bensì estendere l’esame alla situazione patrimoniale del soggetto interessato e del coniuge, al fine di stabilire se l’interessato si trovi di fatto sprovvisto di quei mezzi necessari per vivere che costituiscono il presupposto per beneficiare della tutela richiesta.

Ma poi non spiega come e perché, nel caso di specie, una simile indagine dovrebbe consentire di affermare che il ricorrente abbia questi mezzi necessari per vivere, a parte la circostanza che il C. è separato giusta sentenza di separazione del 17.1.2018 e che nella sentenza entrambi i coniugi avrebbero dichiarato che avrebbero provveduto ciascuno al proprio mantenimento.

Non risultando, per il resto, e non essendo stato dedotto dall’Inps alcun reddito incompatibile con il beneficio richiesto (ciò che rende a maggior ragione scarsamente rilevante l’altra contestazione dell’istituto secondo il quale la certificazione reddituale, oggetto di un accertamento istruttorio che il giudice può effettuare anche d’ufficio, sarebbe stata tardivamente prodotta nel corso del giudizio).

Del resto, lo stesso Inps non può negare che la legge ai fini dell’erogazione della provvidenza in oggetto fa riferimento alla nozione di reddito.

Ai fini dell’assegno sociale rileva infatti la situazione patrimoniale del soggetto e, appunto, “la nozione di reddito”.

Che è però quello (incompatibile) “effettivamente percepito”(v. lo stesso messaggio Inps n. 4424/2017).

Non a caso, con la sentenza n. 6570 del 2010, la Corte di Cassazione ha affermato che:” Non ritiene.., questa Corte di poter condividere l’assunto dell’INPS secondo il quale, a fini di cui trattasi, rileva esclusivamente la titolarità di un reddito incompatibile a prescindere dalla sua concreta percezione. Tanto contrasta, infatti, con la stessa disposizione legislativa che, nel primo periodo della seconda parte della L. 8 agosto 1995, n. 335, articolo 3, comma 6, testualmente dispone: “L’assegno è erogato con carattere di provvisorietà sulla base della dichiarazione rilasciata dal richiedente ed è conguagliato, entro il mese di luglio dell’anno successivo, sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti”. E’ lo stesso legislatore, quindi, che collegando il conguaglio ai redditi effettivamente percepiti attesta che, agli effetti di cui trattasi, non è irrilevante la concreta “percezione” del reddito. Conseguentemente essendo il conguaglio strettamente connesso, non alla mera titolarità di un reddito, bensì alla sua effettiva “percezione”, è da ritenere che il reddito incompatibile intanto rileva in quanto sia stato effettivamente acquisit o al patrimonio dell’assistito.

Tanto è, del resto, conforme ad una lettura costituzionalmente orientata della norma non potendo l’assegno in esame essere negato a quei soggetti che, pur essendo titolari di un reddito incompatibile con l’assegno sociale, si vengono a trovare, per non percepire di fatto tale reddito incompatibile, nella stessa situazione reddituale di coloro che hanno diritto all’assegno sociale. Ciò è, altresì, conforme alla stessa funzione “assistenziale” dell’assegno in parola che resterebbe frustrata ove si dovesse escludere il beneficio sulla base della mera titolarità di un reddito incompatibile senza tener conto anche della sua effettiva percezione. Ne’ vi è contrasto con il principio sancito da questa Corte, con sentenza del 4 giugno 1985 n. 3343, richiamata dal ricorrente, secondo la quale “L’assegno periodico (cosiddetto assegno di divorzio) corrisposto all’ex coniuge ai sensi della L. 1 dicembre 1970, n. 898, articolo 5, comma 4, (disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio) – che integra

l’oggetto di un diritto patrimoniale avente titolo nella legge e nel provvedimento dell’autorità giudiziaria e che è assimilato al reddito da lavoro dipendente ai fini della assoggettabilità all’imposta sul reddito delle persone fisiche, con conseguente previsione di deduzione (in quanto non destinato al mantenimento dei figli) in favore del soggetto che lo eroga – rientra fra i “redditi propri” dei quali, ai sensi della L. 30 aprile 1969, n. 153, articolo 26, nel testo modificato dal D.L. 2 marzo 1974, n. 30, articolo 3, (convertito, con modificazioni, in L. 16 aprile 1974, n. 114), occorre tener conto al fine di accertare, in relazione al limite massimo stabilito dalla legge, la sussistenza o meno, in capo all’ex coniuge che percepisce l’assegno stesso, del diritto alla pensione sociale e la misura di tale beneficio, che integra una prestazione assistenziale di natura meramente sussidiaria, volta a soccorrere i cittadini (ultrasessantacinquenni) sprovvisti dei mezzi necessari per vivere”. Nella specie, infatti, la Corte territoriale ha verificato, e sul punto non vi è censura, che l’assegno di mantenimento – o c.d. di divorzio – non è stato mai…. “corrisposto”.

Più di recente (Cass. n. 14513/2020) la Suprema Corte ha chiarito che: “La legge, come già visto, individua con precisione i redditi rilevanti ai fini del calcolo del requisito reddituale. Si tratta dei redditi personali e coniugali di qualsiasi natura. Si computano pure gli assegni familiari corrisposti a norma del codice civile. Non si computano invece il TFR e le relative anticipazioni, le competenze arretrate soggette a tassazione separata, nonchè il proprio assegno e il reddito della casa di abitazione. Neppure concorre a formare reddito la pensione liquidata secondo il sistema contributivo ai sensi della stessa L. n. 335 del 1995, art. 1, comma 6, a carico di gestioni ed enti previdenziali pubblici e privati che gestiscono forme pensionistiche obbligatorie in misura corrispondente ad un terzo della pensione medesima e comunque non oltre un terzo dell’assegno sociale.9.- In base alla stessa legge, individuati i redditi rilevanti è possibile individuare l’importo del rateo mensile fino a concorrenza dell’importo massimo indicato. Mentre il superamento del limite di reddito determina la sospensione della prestazione la cui erogazione riprenderà quando i redditi torneranno al di sotto del limite massimo previsto per la sua attr ibuzione…..” La legge nulla prevede per quanto riguarda il coniuge separato; ma, in base alla disciplina sopra indicata, va del tutto escluso che ai fini del requisito reddituale previsto per l’assegno sociale possa assumere rilievo una mera pretesa, costituita dall’astratta possibilità di chiedere l’assegno di mantenimento a carico del proprio coniuge in sede di separazione. Anzitutto perchè non si tratta di “redditi, al netto dell’imposizione fiscale e contributiva, di qualsiasi natura, ivi compresi quelli esenti da imposte e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva”, nè di “assegni alimentari corrisposti a norma del codice civile”; ai quali soltanto, invece, la L. n. 335 del 1995 cit. attribuisce rilievo al fine del raggiungimento del requisito reddituale e della dimostrazione dello stato di bisogno. Ed in secondo luogo perchè, in base alla stessa legge conta esclusivamente lo stato di bisogno effettivo risultante cioè dalla comparazione tra reddito dichiarato e reddito effettivamente percepito: “L’assegno è infatti erogato con carattere di provvisorietà sulla base della dichiarazione rilasciata dal richiedente ed è conguagliato, entro il mese di luglio dell’anno successivo, sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti”. In tal senso quindi va escluso che possa rilevare un reddito potenziale, mai attribuito e percepito dal soggetto che richiede l’assegno sociale nel periodo considerato.

Insomma, nel caso di specie, non risulta la (effettiva) percezione da parte del ricorrente di un reddito “incompatibile” e di sicuro il giudice non può formare il suo convincimento sulla base di sospetti o di arbitrarie in una materia che richiede invece, come più volte rilevato dalla giurisprudenza, “la

considerazione di dati matematici, precisi ed elementari, che non consentono l’ingresso a valutazioni e peggio a presunzioni” (v. anche Cass. n. 5326/99).

Per le esposte ragioni, non essendo in contestazione ed essendo provati per tabulas, gli altri requisiti richiesti, la domanda merita accoglimento.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando, contrariis reiectis, così provvede:
accoglie il ricorso e dichiara che la parte ricorrente ha diritto a percepire l’assegno sociale con

decorrenza dal 1.12.2020;

per l’effetto condanna l’INPS al pagamento, in favore della parte ricorrente, dei ratei maturati e maturandi dell’assegno sociale, a far tempo appunto dal 1.12.2020, con gli inter essi di legge fino al soddisfo;

condanna infine l’Inps a rifondere alla parte attrice le spese di lite liquidate in Euro 1450,00 per compensi, oltre spese generali (15%) iva e cpa da distrarsi.

Conclusione
Così deciso in Roma, il 21 gennaio 2022. Depositata in Cancelleria il 21 gennaio 2022.


TRIBUNALE ORDINARIO di LUCCA Sezione Lavoro

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Antonella De Luca ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. …/2020 promossa da:

L.M.F. con il patrocinio dell’avv. … ricorrente

e

INPS (ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE) con il patrocinio dell’avv. … resistente

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Rilevato che:

1)-la ricorrente ha adito questo Tribunale al fine di vedere accolte le seguenti conclusioni:”1) dichiarare il diritto della ricorrente a percepire l’assegno sociale dal 1.12.2019 (primo giorno del mese successivo alla data della domanda amministrativa); 2) conseguentemente condannare l’INPS, in persona del Presidente pro-tempore, a corrispondere dalla data di decorrenza, l’assegno sociale, oltre agli interessi legali sul dovuto dal 121 giorno successivo alla domanda amministrativa”. A fondamento della sua domanda, la ricorrente ha dedotto che:

-il 26.11.19 aveva presentato all’I.N.P.S. domanda per il riconoscimento dell’assegno sociale;

-la suddetta domanda veniva respinta da INPS con Provv. del 29 novembre 2019 con la seguente motivazione: “nella sentenza di separazione e confermato nello scioglimento del matrimonio le parti si ritengono soddisfatte a livello economico”.

-la tesi sostenuta dall’INPS nel respingere la domanda non può essere condivisa in quanto la ricorrente era in possesso di tutti i requisiti per ottenere la prestazione richiesta (ess ere cittadino italiano residente in I., avere compiuto 65 anni di età, versare in determinate situazione reddituali descritte all’art. 3 della L. n. 335 del 1995);

– il fatto che la ricorrente non abbia chiesto l’assegno di mantenimento in sede di separazione non può essere ritenuto indicativo dell’assenza dello stato di bisogno;

-in sede di separazione (e così nel divorzio) non vi fu una dichiarazione di autosufficienza reddituale e, anzi, emergono circostanze che evidenziano la “criticità” economica dei coniugi: era previsto che la ricorrente si trasferisse presso la residenza dei genitori con la figlia minore a lei affidata;

– lo stato di bisogno trova conferma nell’essere la ricorrente ospitata dalla figliae a carico della stessa.

2)l’Istituto resistente, regolarmente costituendosi, ha eccepito che:

-la ricorrente non aveva i requisiti richiesti ai fini dell’erogazione dell’assegno sociale;

-partericorrentenonhafornitolaprovadelsuostatodiindigenzaenonhaarticolatomezzidiprova sul punto, cosicché è decaduta dalla prova in questione;

-non si può dire dimostrata l ’incapienza del coniuge né tanto meno è provato che non vi siano altri familiari (quali i figli, in specie maggiorenni) che garantiscano l ’assistenza economica della ricorrente;

-l’assegno sociale ha natura alternativa rispetto alle prestazioni alimentari, per cui, avendo la ricorrente in sede di separazione rinunciato a queste ultime, anche l’assegno sociale non può essere corrisposto.

3)-la causa è stata istruita documentalmente.

Il ricorso è fondato nei termini di quanto segue.

Pur a fronte di precedenti difformi di questo Tribunale, deve darsi atto dell’oramai consolidato mutamento di orientamento della Cassazione sulla questione, a cui si è uniformata la Corte di Appello di Firenze, come si evince dalla sentenza prodotta da parte ricorrente.

È pacifico che la ricorrente al momento della presentazione della domanda possedesse i requisiti di cui all’art. 3 comma 6 L. n. 335 del 1995: la stessa aveva 66 anni ed erapriva di redditi individuali.

L’Inps rigettava la richiesta di assegno sociale motivando che “nella sentenza di separazione e confermato nello scioglimento del matrimonio le parti si ritengono soddisfatte a livello economico”.

Ebbene la suddetta argomentazione è tuttavia in contrasto con i principi oramai ribaditi dalla Cassazione, che da ultimo con la sentenza n. 24954/21 ha ribadito che “Il diritto alla corresponsione dell’assegno sociale ex art. 3, comma 6, della L. n. 335 del 1995, prevede come unico requisito lo stato di bisogno effettivo del titolare, desunto dalla condizione oggettiva dell’assenza di redditi o dell’insufficienza di quelli percepiti in misura inferiore al limite massimo stabilito dalla legge, senza che assuma rilevanza la mancata richiesta, da parte dell’assistito, dell’importo dovuto dall’ex coniuge a titolo di assegno divorzile, non essendo previsto che lo stato di bisogno, per essere normativamente rilevante, debba essere anche incolpevole.”

Analogamente la Cassazione n. 14513/2020 rilevava che “l’assegno sociale rappresenta una prestazione di base avente natura assistenziale ed in quanto tale è volta ad assicurare “i mezzi necessari per vivere” (ai sensi dell’art. 38 Cost., comma 1) alle persone anziane che hanno superato una prefissata soglia di età, e che non dispongono di tutela previdenziale per fronteggiare l’evento della vecchiaia. Il relativo diritto si fonda sullo stato di bisogno accertato del titolare che viene desunto, in base alla legge, dalla mancanza di redditi o dall’insufficienzadi quelli percepiti al disotto del limite massimo indicato dalla legge. L’assegno viene infatti corrisposto per intero o ad integrazione, a coloro che, compiuta l’età prevista (oggi rileva l’età di 67 anni), siano privi di reddito o godano di un reddito inferiore al limite fissato dalla legge (raddoppiato in ipotesi di coniugio) ed adeguato nel tempo dal legislatore (da ultimo L. n. 448 del 2011, art. 38, comma 1, lett. b). La legge, come già visto, individua con precisione i redditi rilevanti ai fini del calcolo del requisito reddituale. Si tratta dei redditi personali e coniugali di qualsiasi natura. Si computano pure gli assegni familiari corrisposti a norma del codice civile. Non si computano invece il TFR e le relative anticipazioni, le competenze arretrate soggette a tassazione separata, nonché il proprio assegno e il reddito della casa di abitazione. Neppure concorre a formare reddito la pensione liquidata secondo il sistema contributivo ai sensi della stessa L. n. 335 del 1995, art. 1, comma 6, a carico di gestioni ed enti previdenziali pubblici e privati che gestiscono forme pensionistiche obbligatorie in misura corrispondente ad un terzo della pensione medesima e comunque non oltre un terzo dell’assegno sociale. .. La legge nulla prevede per quanto riguarda il coniuge separato; ma, in base alla disciplina sopraindicata, va del tutto escluso che ai fini del requisito reddituale previsto per l’assegno sociale possa assumere rilievo una mera pretesa, costituita dall’astratta possibilità di chiedere l’assegno di mantenimento a carico del proprio coniuge in sede di separazione. Anzitutto perché non si tratta di “redditi, al netto dell’imposizione fiscale e contributiva, di qualsiasi natura, ivi compresi quelli esenti da imposte e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva”, né di “assegni alimentari corrisposti a norma del codice civile”; ai quali soltanto, invece, la L. n. 335 del 1995 cit. attribuisce rilievo al fine del raggiungimento del requisito reddit uale e della dimostrazione dello stato di bisogno. Ed in secondo luogo perché, in base alla stessa legge conta esclusivamente lo stato di bisogno effettivo risultante cioè dalla comparazione tra reddito dichiarato e reddito effettivamente percepito. “L’assegno è infatti erogato con carattere di provvisorietà sulla base della dichiarazione rilasciata dal richiedente ed è conguagliato, entro il mese di luglio dell’anno successivo, sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti”. In tal se nso, quindi, va escluso che possa rilevare un reddito potenziale, mai attribuito e percepito dal soggetto che richiede l’assegno sociale nel periodo considerato. La sentenza impugnata deve allora ritenersi erronea anzitutto laddove, in carenza di qualsiasi previsione di legge, ha ritenuto che la semplice mancanza di richiesta dell’assegno di mantenimento al coniuge separato equivalga ad assenza dello stato bisogno (“ammissione di insussistenza delle condizioni di cui alla L. n. 335 del 1995, cit. art. 3, comma 6”) dando luogo al riconoscimento del proprio stato di autosussistenza economica. Così opinando, la Corte territoriale ha in realtà introdotto nell’ordinamento l’ulteriore requisito (rilevante in generale, a livello dell’astratta disciplina legale, quale conditio iuris) dell’obbligo del richiedente l’assegno sociale di rivolgersi previamente al proprio coniuge separato; con effetti inderogabilmente ablativi del diritto all’assegno sociale, in caso di inottemperanza; pur nella accertata sussistenza dei requisiti esplicitamente dettati allo scopo dalla legge. Ma senza che la stessa disciplina contenga alcuna indicazione in tale direzione: dal momento che essa non prevede che la richiesta di assegno di mantenimento al coniuge separato possa rilevare né ai fini dell’accesso al diritto, né ai fini della

misura dell’assegno sociale. Mentre allo scopo una disciplina di legge sarebbe stata invece indispensabile. Non solo per esigenze di certezza e di legalità (valevoli già in sede amministrativa per orientare la condotta dell’INPS). Ma soprattutto perché le situazioni dentro cui vanno valutati i rapporti tra i coniugi separati possono essere le più variegate ovvero essere integrate da una molteplicità di vicende concrete e di fatti, soggetti a continue evoluzioni (vi possono essere livelli reddituali assai differenti; coniugi separati che si sono risposati, anche più volte; coniugi che optano per la casa coniugale; coniugi con figli o senza figli; con figli già esistenti oppure sopravvenuti alla separazione; coniugi ai quali è stata addebitata la separazione; coniugi che si separano davanti all’ufficio dello stato civile senza essere adeguatamente assistiti sul piano legale; ecc.). Tali situazioni non si prestano certo ad essere valutate in sede giudiziale, semplicisticamente e con la medesima chiave presuntiva, tanto meno in sede di assistenza sociale, per tutti i destinatari della tutela. Perché in tal modo si rischia di conferire alla disciplina profili di irrazionalità ma anche di trattare in modo uguale situazioni assai differenti proprio sul piano reddituale, a cui la legge sull’assegno sociale conferisce rilievo predominante ai fini della tutela. In definitiva la stessa Corte d’appello, invece di dare rilievo allo stato di bisogno effettivo da accertarsi sulla base delle norme di legge (ovvero attraverso la verifica tra la dichiarazione presentata all’atto della domanda e la dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti presentata l’anno successivo), ha attribuito rilevanza ad un reddito presunto di cui nella legge non vi è traccia. Dato che, come risulta dalla menzionata disciplina, la legge prevede, al contrario, come unico requisito, uno stato di bisogno accertato, caso per caso, non solo per concedere ma anche per mantenere la tutela di base assistenziale per gli anziani nel nostro Paese. Ciò posto, va ancor evidenziato in proposito, che questa Corte (Sez. L, sentenza n. 6570 del 18/03/2010) occupandosi di un caso in cui un richiedente l’assegno sociale, pur titolare dell’assegno di mantenimento nei confronti del coniuge separato, non aveva effettivamente percepito nulla per mancata erogazione dello stesso assegno, ha affermato che non potesse bastare la mera titolarità di un reddito e che non si potesse prescindere dalla sua concreta percezione. Nel caso in esame, invece, i giudici di merito si sono spinti oltre, attribuendo rilievo ad una condizione di diritto non prevista dalla legge, come l’obbligo di rivolgere una richiesta di assegno di mantenimento al coniuge separato. Ed al (presunto) possesso di un reddito (presunto) oltre il limite indicato dalla legge (invariabilmente) ricavato dal mancato assolvimento della medesima condizione ossia dalla mancata richiesta dello stesso assegno di mantenimento (purchessia). Mentre la legge, per garantire il diritto ex art. 38 Cost. al c.d. minimo vitale, degli anziani più poveri, ha istituito un sistema di accertamento basato sul controllo del reddito effettivamente posseduto (Cass. n. 6570/2010, cit.)”.

Le suddette motivazioni possono pienamente adattarsi al caso sottoposto all’odierno vaglio giudiziale con conseguente accoglimento del ricorso.

Le spese possono compensarsi stante la presenza di precedenti difformi anche di questo Tribunale P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza disattesa o assorbita, così dispone:

– accoglie il ricorso e per l’effetto dichiara il diritto della ricorrente a percepire l’assegno sociale dall’1.12.19 oltre agli interessi legali sul dovuto dal 121 giorno successivo alla domanda amministrativa;

– spese compensate

Sentenza resa ex artt. 429 e 281-sexies c.p.c., pubblicata mediante lettura in udienza e allegazione al verbale.

Conclusione
Così deciso in Lucca, il 8 giugno 2022. Depositata in Cancelleria il 8 giugno 2022.


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