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Madre impedisce al padre di vedere figlio

13 Gennaio 2023 | Autore:
Madre impedisce al padre di vedere figlio

Cosa rischia il genitore che ostacola il diritto di visita dell’altro?

Il genitore collocatario è tenuto a rispettare il provvedimento del giudice che stabilisce le visite dei figli minori con l’altro genitore. Eppure, nella prassi, non capita di rado di vedere che la madre impedisce al padre di vedere i figli. Nell’ambito di separazioni e divorzi burrascosi si innescano pericolosi meccanismi di rivalità che trovano nei figli il loro sfogo, una sorta di vendetta trasversale. Una vendetta però che finisce per influire sulla stabilità emotiva e psichica dei minori, creando danni non poco gravi. Ecco perché la legge prevede, per condotte del genere, non solo una responsabilità civile (e l’obbligo del risarcimento del danno con perdita dell’affidamento) ma anche penale (con la possibilità di essere condannati per il reato di violazione degli ordini del giudice e per il più grave reato di sottrazione di minori).

La giurisprudenza della Cassazione è ricca di casistiche come queste. Cerchiamo di fare il punto della situazione e di vedere cosa rischia il genitore che ostacola il diritto di visita dell’altro.

La perdita della collocazione dei figli

Anche quando si tratta di punire il genitore non rispettoso dei provvedimenti del giudice, quest’ultimo, nel prendere i conseguenti provvedimenti, deve pur sempre perseguire il prioritario interesse del figlio minore. Ragion per cui, se anche la legge consente al magistrato di togliere il figlio dalla residenza del genitore inadempiente, tale scelta va valutata attentamente; bisogna cioè tenere conto della volontà del minore che, magari, potrebbe reagire negativamente al trasferimento e all’imposizione di andare vivere con un genitore nei cui confronti nutre odio (seppur indotto dall’altro genitore). Dunque, la perdita del collocamento del figlio è una misura che va presa solo nei casi più gravi, quando il genitore in questione si dimostri particolarmente immaturo e incapace di educare il figlio.

La perdita dell’affidamento

Sempre sotto un aspetto civilistico, il genitore che ostacola le visite del figlio con l’altro genitore potrebbe perdere, oltre al collocamento del figlio stesso, anche il suo affidamento, ossia il potere decisionale sulle questioni inerenti alla sua educazione, istruzione, salute, crescita. 

Come detto nel precedente paragrafo si tratta di un provvedimento da adottare in casi estremi: ciascun figlio ha diritto alla bigenitorialità e ogni genitore ha il dovere di partecipare alla sua crescita, assumendosene le relative responsabilità. Ecco perché la decadenza dalla potestà genitoriale è una misura estrema.

La multa

Il giudice che constati la violazione del calendario delle visite tra il figlio e il genitore non collocatario può condannare l’altro genitore al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria (da un minimo di 75 euro ad un massimo di 5.000 euro, in base alla gravità della violazione e alla durata dell’inadempimento). Si tratta di una misura punitiva: l’importo finisce allo Stato e non al genitore vittima della condotta.

Il risarcimento del danno

Il genitore che impedisce le visite può essere condannato al risarcimento del danno nei confronti tanto del minore – privato del suo diritto alla bigenitorialità – che dell’ex coniuge o partner convivente. Su tale aspetto leggi Se la moglie non fa vedere i figli al padre lo risarcisce.

Querela e condanna penale

Rischia da uno a tre anni di reclusione, spesso senza la condizionale, chi trattiene presso di sé il figlio impendendo all’altro genitore di vederlo per un periodo prolungato, bastano due settimane.

In questi casi si configura non soltanto la violazione al provvedimento del giudice ma anche il più grave reato di sottrazione di minori.

L’illecito è a querela di parte. Spesso è sufficiente un mero rinvio a giudizio a carico del genitore che sottrae, per perdere l’affido del piccolo e anche la potestà genitoriale.

Secondo la Cassazione [1] «il reato di sottrazione di minori si consuma anche se l’agente ritiene presso di sé il minore contro la volontà di chi ne abbia la responsabilità genitoriale, tutela, curatela, vigilanza o custodia. Pertanto il delitto in questione la condotta del genitore il quale, senza il consenso dell’altro, trattiene il figlio con meno di 14 anni presso di sé, quando tale comportamento determina un impedimento per l’esercizio delle diverse manifestazioni della responsabilità genitoriale dell’altro ascendente diretto».  

Sempre secondo la Suprema Corte [2] il reato di sottrazione di minori scatta «quando il comportamento dell’agente porti ad una globale sottrazione del minore alla vigilanza dell’altro genitore, sì da impedirgli l’esercizio della funzione educativa ed i poteri inerenti all’affidamento, rendendogli impossibile l’ufficio che gli è stato conferito dall’ordinamento nell’interesse del minore stesso e della società La condotta del genitore – oltre ad impedire all’altro, per un arco temporale rilevante, l’esercizio delle varie manifestazioni della responsabilità genitoriale, estromettendolo dalle scelte fondamentali riguardanti l’esistenza del figlio – deve peraltro essere tale da determinare un improvviso stravolgimento del normale contesto di vita in cui il minore si trovava inserito».

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